Religione: alla scoperta dei luoghi di culto a Roma

Katiuscia Carnà autrice del libro
Katiuscia Carnà autrice del libro

Nella sua vita, Katiuscia Carnà ha gettato diversi ponti tra le culture, il primo che lei ricorda, in una sala calda e piena di gente interessata, è quello nella sua famiglia. “I miei due figli sono nati dall’incontro tra me e mio marito, indiano. Sono loro i nuovi cittadini”. Vanity Fair nel 2013  scriveva Katiuscia e Amin, amore multietnico (all’italiana). Lei romana, cattolica, mediatrice culturale. Lui indiano, musulmano, lavorava al negozio d’artigianato davanti all’università di lei. Katiuscia si è lasciata raccontare e fotografare in vestiti indiani dalla rivista patinata. Protagonista della serata – organizzata lunedì 23 marzo all’Upter  –  la religione, attraverso un libro sui luoghi di culto della capitale dal titolo: Roma, Guida alla riscoperta del sacro. Scritto insieme ad Angelo De Florio è una mappatura “calda”, come l’ha definita Sergio Botta, Direttore Master in Religioni e Mediazione culturale a La Sapienza. Calda perché non fa l’elenco dei luoghi di culto ma dà loro profondità storica e soprattutto è ricca di testimonianze dirette.

Non una mappatura completa ma sicuramente un primo grande lavoro che porta alla luce luoghi che, solo dandogli visibilità, possono “essere non più solo attraversati – afferma Botta – ma riconosciuti e quindi rispettati”. Come è accaduto per il referendum sui minareti svizzero nel 2009 continua Botta “bisogna addomesticare la vista”. Nella guida si trova la più grande pagoda buddhista cinese d’Europa in via Dell’Omo, la più grande moschea d’Europa di Monte Antenne. Oppure due chiese valdesi e i tempietti hindu nella zona di Torpignattara. Per quanto riguarda l’islam afferma Katiuscia “abbiamo tantissime sale di preghiera islamica all’interno di ex garage, due gurudwara, ovvero templi sikh e molto altro”. Una curiosità: nella mappa delle religioni, redatta dai due autori, non c’è spazio solo per cattolici, buddisti, ebrei, etc… ma anche per gli atei e gli agnostici. A loro sono dedicati due paragrafi. Di tentativi come quello di Katiuscia Carnà ed Angelo De Florio, in Italia, si trova traccia a Torino.

Khalid Chaouki con la guida
Khalid Chaouki con la guida

“Utile perché parte da un’esperienza concreta” esordisce l’onorevole Khalid Chaouki, che fa un passo indietro, ricordando come l’11 settembre abbia dato la stura ad uno scontro che ci sembrava inevitabile, tra mondo “occidentale” e mondo “islamico”. Per Khalid la guida alla riscoperta del sacro è uno “strumento politico, perché ribadisce che il dialogo è possibile, e il pluralismo è il dna di questa città. I luoghi fisici religiosi raccontano e offrono un radicamento a chi vuole restare qui”. Poi sferra un colpo sia alla classe dirigente del paese sia a Roma “la società sta cambiando e forse il legislatore non è all’altezza di questo enorme cambiamento. Non c’è, per esempio, una legge sulla libertà religiosa”. Il timore è che “anche a Roma, dopo anni in cui si è investito, molto si viva di rendita”. Il deputato cita la recente polemica sui menù etnici e la questione dei consiglieri aggiunti. L’invito è passare ad una fase matura, di partecipazione e, riferendosi alla guida conclude ” abbiamo un bisogno disperato di queste testimonianze di condivisione, non ci accontentiamo di questa pace formale”.

Fabio Bellumore
(26 marzo 2015)

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