Un venerdì alla Grande Moschea : profumi e colori arabi

Preghiera alla Grande Moschea di Roma durante il Ramadan
Preghiera alla Grande Moschea di Roma durante il Ramadan – foto di Vittoria Mannu per Piuculture

Il viaggio inizia ancora prima di arrivare a destinazione.
I colori dei veli sulle teste delle donne arabe spiccano tra la gente in attesa del trenino per la meta del giorno: la Grande Moschea di Roma.
La giornata è ventilata, ma i mercanti occupano con diligenza le loro rispettive postazioni fin dalle prime ore del mattino.
Uomini e donne esibiscono i loro prodotti, che sono una bella novità per gli stranieri e una rassicurante abitudine per i frequentatori della moschea. La struttura, solo a vederla, ispira sacralità e quel senso di riverenza tipico di quasi tutte le religioni.

Il tour inizia dal banco di Said, che attira i fedeli con i suoi dolcetti al cocco.
Emigrato dall’Egitto venticinque anni fa, non nasconde come sia stato difficile: “lasciare la propria terra non è mai facile, ricominciare da straniero nemmeno”. Said mostra con orgoglio non solo le delizie del suo banco, ma anche la bandiera alle sue spalle, simbolo dell’unione dei popoli arabi. Aggiunge inoltre che “la situazione degli arabi oggi è delicata, ma dobbiamo avere fede, essere uniti e non dimenticare che siamo tutti fratelli”. Said è un uomo che ha ricostruito la sua vita partendo dal nulla e che oggi non crolla di fronte alla crisi grazie alla sua attività di pizzaiolo, che interrompe solo per curare il banco di dolci il venerdì mattina alla moschea.

Qualche metro più avanti c’è Amina, marocchina emigrata in Italia quasi quindici anni fa. Una donna forte, si capisce già da come gestisce con fermezza e disinvoltura il suo banco dando indicazioni ai ragazzi che lavorano con lei. Gli occhi, contornati dal khol nero che ha sempre dato un’intensità unica allo sguardo delle donne arabe, quasi parlano, “quando sono partita dal mio paese per fortuna avevo già dei parenti qui, ma era difficile trovare qualcuno per un aiuto legale e soprattutto per i documenti, e se non hai soldi all’inizio sembra impossibile”. L’assistenza modulistica è una necessità per chiunque arrivi in un nuovo paese, e, aggiunge Amina, “il problema è quando non si conosce la lingua, la legge, le usanze. Sposarmi da giovane e con un italiano ha reso queste cose meno difficili”.

Il venerdì alla moschea è fatto di tante piccoli pezzi di vita, di odori che appartengono a paesi stranieri ma a volte sembrano così famigliari, ma ancor di più di colori. I colori dei dolci di Said e delle stoffe di Amina.

Jalila Dobere
(23 marzo 2015)

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