I suoni meticci della Piccola Orchestra di Tor Pignattara alla Corsa di Miguel

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Io finisco l’amatriciana, so’ cresciuto coi cucchiai di Totti, i film di Alberto Sordi e per venirti incontro parlo la tua stessa lingua”, recitano i versi di “Under”, l’ultimo singolo a suon di rime rap della Piccola Orchestra di Tor Pignattara, che lo scorso 21 gennaio si è esibita allo Stadio dei Marmi durante la XIX edizione de La Corsa di Miguel. Un testo che, come spiega Pino Pecorelli, direttore artistico del progetto e componente dell’Orchestra di Piazza Vittorio, “tenta di smontare il teorema del razzista che, semplicemente per il colore della pelle, giudica una persona che di fatto è nata e cresciuta in Italia.”

Senegal, Ghana, Argentina, Filippine, Bangladesh, Polonia, Francia… La Piccola Orchestra di Tor Pignattara è composta da 22 ragazzi tra i 16 ed i 20 anni italiani, immigrati di seconda generazione e richiedenti asilo che suonano musica da ogni parte del mondo e cantano in diverse lingue. “Un progetto”, continua Pecorelli, “che è nato da un’idea del produttore e musicista Domenico Coduto nel 2012 nel cuore multietnico di Tor Pignattara, quartiere che una volta era l’emblema della romanità ma che negli ultimi anni è diventato il crocevia dell’immigrazione. Lo scopo era quello di creare un’orchestra di giovani professionisti che avessero origini diverse. Così abbiamo iniziato come un laboratorio e dopo diversi riconoscimenti, tra cui il premio MigrArti l’anno scorso, si è trasformato in un progetto professionale vero e proprio. Inoltre, nel corso del tempo abbiamo ricevuto diversi finanziamenti e, anche se per il momento non abbiamo le risorse sufficienti, il nostro obiettivo è quello di diventare una scuola di musica e siamo sempre in continua evoluzione e aperti all’ingresso di nuovi ragazzi,” spiega Pecorelli.

Un progetto molto ambizioso, nato anche sulla base dell’esperienza dell’Orchestra di Piazza Vittorio della quale Pecorelli fa parte da quindici anni. “Potrebbero sembrare progetti molto simili ma mentre l’Orchestra di piazza Vittorio è un gruppo di musicisti stranieri che raccontano la propria storia e il proprio viaggio, la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, invece, è formata da ragazzi che nella maggior parte dei casi sono nati in Italia, non hanno la cittadinanza italiana ma vogliono comunque raccontare la loro romanità”, spiega Pecorelli.

Jasper, il bassista della Piccola orchestra di Tor Pignattara durante il concerto.

È il caso di Jasper, uno dei componenti più giovani della band, di origini filippine. La sua passione per la musica è talmente forte che per lui tutto diventa un mezzo per poter suonare. Anche la bocca, con cui fa la beatbox e riproduce i suoni degli strumenti mentre canta. “Siamo una vera orchestra perché ognuno di noi mette nelle canzoni la propria individualità e personalità e sento che da quando la frequento sono migliorato tantissimo,” spiega il giovane diciassettenne con un grande accento romano. Infatti, anche se per il momento non è riuscito ad ottenere la cittadinanza italiana, Jasper è nato e cresciuto a Roma, nel quartiere di Rebibbia. “Il mio passaporto è di un paese, le Filippine, nel quale sono andato soltanto una volta in vacanza. Quando mi chiedono come mi trovo a Roma è come se mi chiedessero come mi sento a casa mia.” Jasper ha conosciuto la Piccola Orchestra di Tor Pignattara due anni fa tramite il batterista della band, Luca, uno dei pochi ragazzi italiani che la frequentano. “La musica è tutto per me. Grazie al mio maestro d’asilo, di origine africana, ho scoperto questa mia grande passione per i ritmi etnici anche se attualmente suono un genere musicale più attuale e giovanile”, confida il ragazzo mentre infila le sue bacchette nello zaino.

Come Luca c’è Simone, il bassista, anche lui appassionato dei ritmi africani che attualmente studia al conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Simone è nato e cresciuto a Roma da papà senegalese e madre italiana, e a differenza di Jasper, lui sì è riuscito ad ottenere la cittadinanza italiana. “La passione per la musica l’ho ereditata da mio padre che fa il percussionista, anche se purtroppo non sono in grado di suonare i ritmi etnici che lui produce. Io sono cresciuto a Roma e suono la musica che ascolto ogni giorno nelle mie giornate e con i miei amici, come oggi qui che a ritmo di rap, pop e reggae siamo riusciti a creare una bella atmosfera insieme a tutti i podisti,” spiega soddisfatto.

Una giornata di musica, di sport ma anche di solidarietà e di integrazione dedicata a Miguel Benancio Sanchez, podista e poeta vittima del regime militare argentino in un’edizione da record che ha coinvolto quasi 5000 runner. “È il primo anno che partecipiamo a questo evento e siamo molto emozionati”, continua il direttore artistico. “La Corsa di Miguel ha un valore molto importante sulla diversità, sul razzismo e sulle tematiche sulle quali noi cerchiamo di lavorare con i ragazzi attraverso la musica. Infatti oggi abbiamo suonato non solo il nostro repertorio fatto di brani tradizionali e cover, ma anche canzoni inedite scritte dai ragazzi che quest’anno verranno pubblicate all’interno di quello che sarà il primo vero disco della Piccola Orchestra di Tor Pignattara. Sono i primi frutti di un grande lavoro che abbiamo portato avanti negli anni e che ci ha permesso di realizzare dei brani originali e scritti tutti insieme, e per me questa è la maggiore delle conquiste.

Cristina Diaz
(24 gennaio 2018)

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