Barbara e Chinelo, due calciatrici delle Libere Nantes

Barbara Chinelo
Libere Nantes in campo – Foto: Facebook Liberi Nantes

“Sono ghanese, ho 20 anni, sono in Italia da 2 anni e mezzo”, è con il suo splendido sorriso che Barbara, una delle giocatrici delle squadra di calcio a 5 “Libere Nantes”, si presenta.
“Sono a Roma da 11 mesi, precisamente a Monterotondo, prima mi trovavo in Puglia. Per venire a Roma prendo il treno fino a Pietralata: spostarsi non è complicato”.
Barbara ha sempre amato lo sport, in Ghana oltre al calcio praticava anche l’atletica leggera.
Arrivare in Italia è stato un po’ un miracolo, non era nei miei pensieri. Ero partita per il Niger e poi ho cambiato idea. Nella vita si cambia idea ogni giorno. Sono stata contenta di arrivare qui. Da Monterotondo faccio avanti e indietro tutti i giorni perché lavoro alla Bufalotta, come assistente familiare. È comodo spostarsi verso Roma, anche se non conosco molto la città perché sono sempre o in camera mia e, se esco, è soltanto per gli allenamenti, il lavoro o la scuola. Ho conosciuto il progetto di Liberi Nantes, mi è piaciuto subito. All’inizio è stato un po’ difficile perché era un complicato comunicare. Veniamo tutte da paesi diversi e il patto è stato: parlare in italiano in campo”.

Barbara e il futuro

Da quando ha iniziato a lavorare, è diventato complicato riuscire a far tutto: seguire gli allenamenti e le partite, Barbara non riposa mai. “Ma lo so che in questo mondo nulla è facile. Io sono sempre contenta di giocare a calcio, il mio sogno è quello poterlo fare con una grande squadra. I primi tempi perdevamo tanto, ma adesso stiamo migliorando e vinciamo. Giochiamo nel  campionato dilettanti e le squadre che sfidiamo hanno sempre nomi originali come le Wonders o le Boh”.

Barbara Chinelo
Libere Nantes in campo – Foto: Facebook Liberi Nantes

Chinelo

“Ho quasi 21 anni, li compirò il 24 marzo. Ho deciso di venire in Italia dalla Nigeria perché sono omosessuale e nel mio Paese è un problema”, Chinelo ha lasciato il suo Paese a 17 anni.
“La mia famiglia è poligama: mio padre ha 3 mogli e tutte, insieme ai loro figli, vivono nella stessa casa anche se non vanno d’accordo.  A mio padre però non piaceva mia madre così lei è andata via. Quando sono cresciuta ho raccontato che preferivo le ragazze ai ragazzi e mio fratello maggiore mi ha allontanato da casa. Ho raggiunto mia madre, ma non poteva aiutarmi, così mi hanno ospitato degli amici. Non potevo più restare lì: ho cercato i soldi e sono partita”.

Sono sbarcata a Lampedusa e dopo l’identificazione della polizia sono stata portata a Roma nel CIE di Ponte Galeria, dove sono rimasta due settimane e poi l’avvocato mi ha fatto uscire”.  In attesa del permesso di soggiorno per asilo politico, Chinelo viene trasferita da una città all’altra: Viterbo, Tuscania, Roma, Fabbrica di Roma. “Quando è arrivato il documento sono stata accolta in una casa famiglia dello Sprar a Grottarossa: ora il mio periodo lì è finito. Vorrei raggiungere la mia fidanzata a Torino. Penso di partire i primi di febbraio, appena avrò il certificato della lingua italiana A2: ho fatto il test finale il 28 gennaio”.

Chinelo e le Libere Nantes: il sogno di continuare a giocare a calcio

Il mio sogno è continuare a giocare a calcio: in Nigeria praticavo anche la boxe. Mi piace tantissimo questo sport ma non è facile, occorre uno sponsor“.

Quando sono arrivata qui nella squadra avevo un po’ di difficoltà con le diverse lingue e un po’ anche nel muovermi in campo con le altre ragazze, perché giocavo veramente arrabbiata come giocano i ragazzi. Pian piano ho iniziato a sorridere e a conoscere meglio le altre: io e alcune delle ragazze vorremmo continuare a praticare il calcio professionalmente, altre invece lo pensano solo come un gioco che ci ha dato la possibilità di conoscerci, stare insieme”.

Silvia Costantini
(30 gennaio 2019)

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