Reddito di cittadinanza per gli stranieri? Un “inferno burocratico”

Le Commissioni  Lavoro e Affari Sociali della Camera potrebbero  “limare” l’emendamento voluto dalla Lega, volto a scoraggiare le richieste

L’ora X alla fine è giunta: è il 6 marzo sono le ore 8.00 nel CAF in via Andrea Sacchi non c’è nessuno che fa la fila per informarsi e presentare la domanda di reddito di cittadinanza, si potrà farlo fino al 31 marzo, per ottenere il sussidio già ad aprile.
“Non ci sono ancora arrivate disposizioni – spiega una gentile impiegata – non credete a tutto quello che dice la televisione, non siamo ancora pronti. E comunque – aggiunge una collega – noi ci occuperemo solo delle domande di chi ha già richiesto qui da noi l’Isee dell’anno scorso. Degli altri non vogliamo sapere niente”. Di fronte al Caf c’è la sede di zona dell’Inps, la porta è chiusa e un cartello annuncia: “il 6 marzo, proprio il giorno del “via” al reddito di cittadinanza, non è garantito il regolare svolgimento delle attività di ricevimento del pubblico a causa di assemblea del personale di sede. Gli sportelli pertanto resteranno chiusi”Anche loro “non sono pronti”?

Il reddito di cittadinanza spetterebbe anche a circa 241 mila nuclei familiari composti da stranieri , circa il 20% del totale. Nel dettaglio, come si legge nella relazione tecnica della Ragioneria di Stato, la spesa per il reddito di di cittadinanza agli stranieri – su un totale di 7,5 miliardi di euro –  dovrebbe aggirarsi sui 1.486 miliardi.

Reddito di cittadinanza per gli stranieri: i documenti

Ma il percorso di presentazione della domanda da parte degli stranieri si presenta come un “inferno burocratico”.

Sarà necessario allegare alla domanda:

  • oltre all’Isee e gli altri requisiti previsti per tutti dal decreto,
  • la presentazione del permesso di soggiorno di lunga durata,
  • la permanenza in Italia da 10 anni dei quali gli ultimi due  consecutivi e, grazie a un emendamento voluto  dalla Lega e approvato dal Senato la settimana scorsa,“ la certificazione del patrimonio e del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di provenienza, “tradotta” in italiano e “legalizzata dall’Autorità consolare italiana”. Questi requisiti – previsti dall’emendamento della Lega – non valgono per i rifugiati politici e per gli stranieri che provengono da Paesi dai quali non è possibile ottenere la documentazione richiesta. Ma siccome il ministero del Lavoro avrà tre mesi di tempo dalla conversione in legge del decreto, per emanare una circolare con la lista dei Paesi “esenti”, per ora di fatto i rifugiati non potranno presentare domanda se non dopo aver dimostrato di essere nella “fantomatica” lista.

 “In queste ore il testo è all’esame della commissione Lavoro della Camera che deve votarne la conversione in legge –  spiega l’avvocato Alberto Guariso del servizio antidiscriminazione dell’Asgi ed è in questa sede che auspichiamo potrebbe essere approvata una mozione per sopprimere l’emendamento voluto dalla Lega, volto a ridurre a livelli minimi l’accesso degli stranieri al reddito di cittadinanza”.

Le motivazioni dell’Asgi a favore dell’eliminazione delle misure discriminatorie

Tutti i residenti, italiani e stranieri, devono denunciare redditi e patrimoni all’estero e devono comunque inserirli nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) che avvia il procedimento per il rilascio dell’ISEE, che costituisce una attestazione pubblica della condizione economica delle persone ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali. Le possibilità di controllo dello Stato su queste dichiarazioni sono identiche per gli stranieri e per gli italiani, che ben possono possedere immobili o redditi all’estero, e passano necessariamente da doverosi accordi di cooperazione tra gli Stati sullo scambio di informazioni: dunque non vi è motivo per gravare lo straniero, e per di più lo straniero povero, di onere documentali spesso impossibili o cosi gravosi da azzerare il beneficio economico richiesto.

Il testo attuale che prevede la redazione di un elenco ove è “oggettivamente impossibile” procurarsi i documenti richiesti aprirebbe incertezze e complicazioni burocratiche ingestibili In molti paesi procurarsi i documenti non è impossibile ma solo “estremamente difficile” per l’inesistenza di un catasto nazionale.

 

L’appello alle organizzazioni sindacali e ai Caf

In un comunicato stampa l’Asgi invita comunque le “organizzazioni sindacali e i CAF che ad esse fanno riferimento, a ricevere le domande degli stranieri e a trasmetterle all’INPS indipendentemente dalla presenza di documentazione aggiuntiva rispetto all’ISEE, lasciando all’INPS l’onere di una scelta discriminatoria che vedrebbe inevitabilmente il moltiplicarsi delle azioni giudiziarie contro questa palese ingiustizia. Ai primi dinieghi – aggiunge l’avvocato – scatterebbero le prime cause e I ricorsi anche davanti alla Corte Costituzionale. Fin qui la  scelta del legislatore, infatti, sembra essere quella di escludere il numero più elevato possibile gli stranieri per i quali evidentemente non vale l’obiettivo di “eliminazione della povertà” che il Governo dichiara di perseguire”.

Francesca Cusumano
(6 marzo 2019)

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