La musica contro il caporalato dell’Orchestra dei Braccianti

Orchestra dei braccianti sul palco
Fonte: Altreconomia.it

Si è aperta lunedì 18 marzo la “Settimana di azione contro il razzismo”, che l’UNAR promuove da ormai quindici anni per sensibilizzare i cittadini contro ogni tipo di discriminazione xenofoba. In occasione dell’inaugurazione, Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio3, ha condotto una conferenza presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri in cui vari testimoni hanno preso la parola e raccontato le persecuzioni o discriminazioni che hanno subito.

Un’orchestra speciale

Presente tra gli ospiti anche Fabio Cicone, direttore dell’Associazione ambientalista Terra!, che ha introdotto la performance dell’Orchestra dei Braccianti. Quindici lavoratori agricoli di professione si sono riuniti sotto la guida di Alessandro Nosenzo per raccontare lo sfruttamento agricolo e il caporalato di cui sono stati o sono tutt’ora vittime. Per denunciare questa situazione utilizzano un medium speciale: la musica. I braccianti provengono da varie nazioni, alcuni vivono tutt’ora nel ghetto di Borgo Mezzanone (FG). Ascoltare una loro canzone è come un viaggio. Ritmi e strumenti provenienti da culture diverse si fondono sotto un’unica melodia energica e vibrante.

Sandro Joyeux, membro dell'Orchestra
Sandro Joyeux (Fonte: mrfew.com)

Un progetto che cresce di giorno in giorno

L’orchestra nasce da un’idea molto semplice, come racconta Sandro Joyeux: “si andava nei ghetti, si suonava con i ragazzi dopo il turno di lavoro e il tutto diventava una grande festa”. Successivamente, nel giugno 2018, si è creato un vero e proprio gruppo, capace di organizzare un concerto già qualche mese dopo, a novembre. Molti di loro suonano da anni, ma anche i meno esperti sono migliorati in fretta. “Oggi, per esempio, qualcuno di loro ha improvvisato durante una canzone”, racconta Joyeux. “In pochissimi mesi siamo riusciti già ad avere un’esposizione notevole e, nonostante ci sia molto lavoro ancora da fare, siamo contenti di questi risultati”.
Mostrarsi anche in un contesto più istituzionale come quello dell’UNAR è dunque un grande traguardo. Ciononostante l’Orchestra ha in realtà il desiderio di uscire dai palazzi e coinvolgere più cittadini possibili, soprattutto chi fa parte di contesti culturali più vulnerabili o di isolamento.

L’Orchestra “diffusa”

Le modalità con cui questo gruppo si riunisce sono singolari. “Ci chiamiamo scherzosamente l’Orchestra diffusa”, spiega Giulia Anita Bari, curatrice del progetto ma anche violinista, “perché facciamo le prove in tre luoghi diversi: a Foggia nei ghetti, a Napoli e a Roma. Solo pochi giorni prima dei concerti ci incontriamo in uno stesso posto e uniamo i pezzi”.

Un ideale di solidarietà

Musica a parte, i temi messi in ballo da questa orchestra sono molto sensibili e rappresentano un problema sociale nell’Italia di oggi, basti pensare alla strage di Foggia della scorsa estate. “Non si deve bere, si deve solo lavorare”, recita infatti una loro canzone in pugliese. Per questo i membri dell’Orchestra si augurano che la loro voce sia sempre più in grado di arrivare ad altri braccianti per coinvolgerli e per recuperare la solidarietà tra i lavoratori, che le politiche attuali rischiano di minacciare. La base da cui partire è proprio il background difficile da cui provengono i braccianti. “Se qualcuno racconta storie vere, i progetti sono più spontanei, decollano, e le persone ne comprendono appieno i contenuti”, spiega Giulia Bari.

(Giulia Maiorana)
19 marzo 2019

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