AMSI: “Circoncisione rituale, un vuoto legislativo da colmare”

Circoncisione in Italia: la cronaca negli ultimi mesi ha riportato notizie drammatiche, relative alla morte di due bambini circoncisi clandestinamente: il primo a Monterotondo lo scorso dicembre e l’ultimo nel Reggiano meno di un mese fa. Questi episodi hanno portato di nuovo sotto i riflettori una tematica sociale e culturale da affrontare con urgenza: quella dell’inserimento della circoncisione per motivi rituali all’interno dei LEA (livelli essenziali di assistenza).

Foad Aodi, fondatore e presidente dell’ AMSI (Associazione Medici di origine Straniera in Italia) specifica che il dibattito sulla regolamentazione della circoncisione a livello normativo, oggi più che mai necessario alla luce dei drammatici fatti di cronaca, è attivo da oltre dieci anni.

Le cause delle circoncisioni clandestine

Secondo le statistiche dell’AMSI, ogni anno in Italia si effettuano 11.000 circoncisioni su bambini di origine straniera: di questi 11.000 minori, 5.000 vengono circoncisi in Italia, mentre 6.000 effettuano tale pratica tornando nei paesi di origine. Sul totale delle circoncisioni praticate in Italia, il 35% sono effettuate clandestinamente, ovvero in casa o in strutture non idonee per l’intervento, e soprattutto da persone non preparate né qualificate, comportando gravi rischi per la salute e la vita.

Foad Aodi, fondatore e presidente di AMSI

Le circoncisioni clandestine avvengono prima di tutto in assenza di un riferimento normativo per rendere questa operazione accessibile e sicura per tutti. Oltre al vuoto legislativo, coesistono altri fattori che inducono le persone più svantaggiate, tra cui anche molti irregolari, ad affidarsi a interventi clandestini estremamente rischiosi. Il primo riguarda i costi: nel settore privato gli interventi di circoncisione costano dai 2000 ai 4000 euro, fino ad arrivare in rari casi ai 5000 euro, e si tratta di cifre decisamente non accessibili a tutti. Mentre, le circoncisioni clandestine si pagano dai 20 ai 50 euro“, spiega Foad Aodi. “Un secondo fattore riguarda l’età dei bambini: il 99% dei musulmani vuole praticare la circoncisione per i figli fin dai loro primi mesi di vita. Molti non valutano che l’Islam non considera obbligatoria la circoncisione in tenera età: la raccomanda, ma non pone regole specifiche, al contrario dell’ebraismo, in cui la legge religiosa impone di praticare la circoncisione rigorosamente entro gli 8 giorni di vita”.

Gli obiettivi dell’AMSI

Con il Tavolo Sanità e Immigrazione l’AMSI e FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri, stanno portando avanti un dialogo proficuo con il sottosegretario alla salute Armando Bartolazzi. “Stiamo ottenendo buoni riscontri da parte delle istituzioni. Il nostro appello al Ministro della Salute Giulia Grillo, che si è dimostrata sensibile alla tematica, è quello di agire affinché la circoncisione rituale si possa effettuare nelle strutture sanitarie pubbliche e private, a livello nazionale, con prezzi accessibili”.

“Sarebbe necessario inoltre abbassare la soglia di età in cui si possa eseguire l’operazione: nel Lazio, ad esempio, alcune strutture pubbliche sottopongono alla circoncisione soltanto i bambini che hanno compiuto i 4 anni. Altre, come il poliambulatorio di Civitavecchia, operano solamente dai 12 anni in su, soprattutto per questioni legate all’anestesia. AMSI chiede inoltre che sia istituito un registro delle strutture in cui sia possibile eseguire la circoncisione rituale, un esempio è l’ambulatorio aperto presso l’ospedale di Civitavecchia dell’Asl Roma 4″.

Accanto all’attivazione a livello istituzionale, Foad Aodi sottolinea l’importanza di una sensibilizzazione e una diffusione capillare di informazioni tra le comunità. L’AMSI infatti collabora attivamente con le Comunità del mondo arabo in Italia (Co-Mai)  e il Movimento internazionale interprofessionale “Uniti per Unire“.

“Necessario in questo senso è la collaborazione sinergica con le moschee e i centri islamici”, sottolinea Aodi, che ricorda anche che i medici specializzati a effettuare circoncisioni non devono essere soltanto arabi e/o musulmani, ma anche italiani: serve formazione per tutti, poiché la pratica delle circoncisione, non solo rituale, ma anche terapeutica è richiesta anche da italiani, inclusi coloro che si convertono all’Islam.

Una tematica dunque che non deve essere considerata soltanto in ambito religioso e culturale, ma soprattutto medico e sanitario: l’obiettivo è quello di inserire la circoncisione nel quadro normativo nazionale, affinché quella che è un’operazione non rischiosa, ma che può condurre a gravissime conseguenze se effettuata da persone non specializzate, possa essere sicura e accessibile a tutti, nel reciproco rispetto e riconoscimento fra diverse culture.

Elisabetta Rossi
(16 aprile 2019)

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