Web-Radio On The Move: le storie di chi “ce l’ha fatta”

L’idea del progetto Web-Radio On The Move nasce da molto lontano, ispirata da una delle tante attività svolte dalla Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo Onlus nel progetto Fronteras Solidarias, alle frontiere del Sud America.

Con una piccola radio, nata alla frontiera tra Bolivia e Argentina, alcune giovani ragazze vittime di tratta riuscivano a raccontare le loro storie e i loro drammi grazie al senso di protezione e serenità assicurato loro da  questo schermo. “Da questa esperienza è nata nel 2016 la voglia di sviluppare un progetto più ampio anche in Italia e in Europa – racconta Emanuele Selleri,  direttore esecutivo di Casa Scalabrini 634 – ispirati anche dall’esperienza e dalle competenze della Web-Radio Migrantes della Congregazione Scalabriniana”.

Redattori della radio, a titolo di volontariato, sono anche ex migranti che frequentano il corso di web radio per autori, tecnici e conduttori che si svolge ogni sabato per un ciclo di lezioni di tre mesi. Il corso, oltre a fornire le competenze specifiche e a formare professionisti del settore che possano accedere a nuove opportunità lavorative, favorisce l’incontro, il dialogo e l’integrazione tra rifugiati, migranti e la comunità locale.

Ihab Talaat mentre spiega gli intrecci del dialogo interreligioso

Tra i redattori c’è Ihab Talaat, egiziano, 35 anni, che di lavoro fa il mediatore culturale, in attesa di diventare professore di ginnastica. Nel tempo libero spesso conduce la trasmissione di punta della radio: Fermata Italia che ha contribuito a far nascere. “Fermata Italia – si legge nella presentazione sul sito –  racconta   i tanti volti dell’integrazione, mettendo al centro le storie delle persone e allo stesso tempo sensibilizzare gli ascoltatori sul fenomeno della mobilità umana”.

Nella saletta di registrazione della radio con Ihab c’è il tecnico informatico, responsabile del corso di formazione e “mentore” sul campo dei ragazzi: Andrea e con lui Rocio, la “narratrice” boliviana della storia dell’ultima puntata, dedicata alla sua esperienza italiana. “La mia partecipazione doveva durare due mesi” racconta Rocio “avevo già fatto il biglietto di ritorno, invece si è trasformata in una permanenza di 13 anni”.

Un momento della registrazione in studio con altri redattori

 Ihab dall’Egitto con amore

Ihab è un comunicatore nato. Si è formato da giovanissimo a Sharm El Sheik dove, mettendo in ordine la spiaggia e in qualità di bagnino,  ha imparato ad avere a che fare con gli esigenti turisti italiani. Arrivato in Italia ha fatto in fretta a imparare le tecniche del mestiere, ora è in grado di “montare” autonomamente, ma sempre sotto la supervisione di Andrea, una trasmissione di 30 minuti: scaletta delle domande, intervista, lancio dei brani musicali, contributi esterni.  Nella veste di  mediatore culturale del Centro Astalli Ihab  alla radio è ormai anche un punto di riferimento, un contatto, una presenza rasserenante per gli “intervistati”.  Chi arriva alla radio per raccontare la sua storia spesso non parla bene l’italiano, non ha confidenza con lo studio di registrazione e la “struttura” del programma. La trasmissione è costruita sulle risposte degli intervistati che servono per raccontare una storia, un’esperienza di vita vissuta.

Ihab e Rocio mentre il conduttore presenta agli ascoltatori l’ospite in studio

“La trasmissione –  spiega – è composta da una scaletta di 30 minuti divisi in 4 blocchi: la conversazione con l’ospite in studio, i contributi esterni che abbiamo raccolto nel corso della settimana, 3 brani musicali che intercalano le parole”.

Come viene preparata una puntata?

“Con la redazione, in studio attualmente  siamo in 5, prepariamo la scaletta delle domande, anche con l’aiuto fondamentale di Andrea che non si limita a fare il tecnico ma è la nostra interfaccia con la realtà esterna. Dopo averlo incontrato una prima volta ci informiamo e verifichiamo la storia del protagonista della puntata. Poi la scaletta passa all’approvazione di Magda Mazzei, giornalista di tg2000, caporedattore volontario dell’emittente di Casa Scalabrini, dopo il suo “via libera” si registra in studio”.

Redazione, tecnici e studenti del corso di web radio al gran completo

Ihab è laureato in Egitto in Scienze Motorie, voleva fare l’insegnante di ginnastica artistica, ma “Fin da piccolo, in Egitto, il suono della radio ha scandito le mie giornate: quando dovevo andare a scuola la mattina, non guardavo l’orologio per controllare l’ora, ma era la sigla del programma che mi comunicava il momento di  uscire. Al liceo nel 2000 scoprimmo per la prima volta la modulazione di frequenza in FM e le radio libere. Tutti ascoltavano la radio per avere qualsiasi tipo di informazione, oltre che per sentire la musica”.

L’arrivo in Italia

“I soldi che guadagnavo come insegnante di educazione fisica non bastavano a dare un contributo alla mia famiglia per fare studiare i miei due fratelli più piccoli. Cercavo un lavoro migliore di qualunque tipo, anche rinunciando a quello che avevo scelto in base alla mia formazione.  In Italia ci sono arrivato dopo aver conosciuto in Egitto quella che è poi diventata mia moglie, un’italiana. Lei era venuta a studiare la lingua araba in un corso di scambi culturali”.

Il volontariato al Centro Astalli 

“È stato il padre della mia fidanzata a propormi un lavoro  in Italia.  Oggi mia moglie lavora in una boutique come commessa e poi fa lezioni di inglese a domicilio negli uffici di grandi aziende. Io ho iniziato a lavorare in un ristorante di cucina asiatica a Roma e ci sono rimasto per 5 anni. Alla fine sono diventato il responsabile dei vari punti di vendita che il proprietario aveva a Roma. Ma il mio sogno era sempre quello delle scienze motorie, a quel tempo ero entrato in contatto con il Centro Astalli come  volontario.  Andavo nelle scuole a parlare del dialogo interreligioso e scoprivo molte cose della mia religione che prima ignoravo, per esempio che il digiuno non è una tortura. Ho deciso di lasciare il ristorante. C’è voluto coraggio, ma non era quella la mia strada. Ho frequentato un corso da mediatore culturale a S. Egidio: eravamo in 135, provenienti da 29 diverse nazioni. E’ lì che ho pensato a quanto sarebbe stato utile e importante dare le informazioni ai giovani nella loro lingua di provenienza attraverso una nuova radio e allo stesso tempo svolgere il mio lavoro di mediatore culturale”

L’ incontro con Casa Scalabrini

Attraverso il Centro Astalli ha conosciuto l’esperienza della web radio on the move e “ho parlato della mia idea a Emanuele Selleri. A lui è piaciuta e con i dovuti ritocchi siamo partiti. La lingua comune è quella del paese ospitante: l’italiano, ma le persone sanno che a  Casa Scalabrini si parlano tutte le lingue”.

L’ingresso di Casa Scalabrini 634 sulla Casilina

Ihab oggi intervisterà Rocio, giovane donna boliviana che ha circa quarant’anni.

Rocio, una ragioniera “multitasking”

“Sono partita da La Paz nel 2005 e sono arrivata attraverso il decreto flussi di quell’anno  – racconta Rocio – sarei dovuta restare in Italia due mesi. Mi volevo guardare intorno e desideravo cambiare vita. Sono una ragioniera diplomata e a La Paz lavoravo al ministero dello Sviluppo Economico, ma quando è cambiato il governo sono rimasta senza lavoro in seguito al normale “spoil system” che fa purtroppo parte della politica. A quel punto mi sono presa una pausa. Una mia amica che era in Spagna voleva che la raggiungessi, ero incerta”.

Rocio Baldivieso mentre risponde alle domande nel corso dell’intervista a “Fermata Italia” il programma di radio on the move

 L’arrivo in Italia di Rocio

Rocio senza lavoro aveva tanto tempo libero e parlava con le persone in tutto il mondo con la piattaforma pal – tuc che “in quegli anni, quando ancora facebook non esisteva, ti metteva in contatto con le più diverse realtà e serviva per comunicare. Ho cominciato a dialogare con due italiani, Francesca e Giovanni che mi hanno invitato ad andare da loro in Italia a Castel Madama. Io ho un bisnonno di origine italiane, Carlos Simonini ed ero curiosa di saperne di più, ma non mi fidavo ad accettare l’invito della coppia italiana: e se si fosse trattato di un giro criminale? Poi ho avuto l’occasione di parlare con un’altra ragazza che era stata aiutata da loro per i documenti e anche quando era arrivata in Italia, così mi sono fidata. Era la mia ultima occasione – ho pensato – avevo già rinunciato tempo prima ad andare negli Stati Uniti perchè era troppo difficile avere il visto, ora se perdevo anche questa opportunità sarei vissuta con il rimpianto per sempre”. Francesca e Giovanni accolgono Rocio come una persona di  famiglia “mi hanno prestato i libri per imparare a leggere l’italiano mentre frequentavo il corso di lingua, ho trovato un posto da badante e mi sono fermata in Italia. Purtroppo non ho trovato traccia del bisnonno italianoMi sarebbe piaciuto tanto perchè avrei potuto chiedere la cittadinanza come “consanguinea”, sono anche arrivata all’indirizzo di casa del bisnonno dove ora vive una vecchia zia. Lei mi ha riconosciuto attraverso i miei racconti, ma purtroppo non aveva il certificato di nascita del bisnonno e poichè c’erano molti con il suo stesso nome, Carlo Simonini, non siamo riusciti a ricostruire l’albero genealogico”. A quel punto Rocio era combattuta “volevo tornare a casa, ma allo stesso tempo ero attratta dalle opportunità che mi si potevano aprire restando in Italia. Ho trovato un nuovo posto come baby sitter per una bambina di 5 anni e lì sono rimasta per tre anni. Ero molto affezionata alla piccola”.

Ihab con Andrea il “mentore” dei ragazzi in studio e altre componenti della redazione

Il ritorno in Bolivia

Poi Rocio torna a casa per un periodo di ferie, ma quando ritorna in Italia non trova più libero il posto da babysitter. E’ molto dispiaciuta, deve ricominciare da capo, ma non si arrende “il mio cuore è sempre diviso tra la nostalgia per la terra d’origine e  l’amore per quella che mi ha accolto. Qui ho imparato a stare con persone sconosciute che hanno abitudini, usi e costumi diversi. Ad accettare le differenze, mentre quando sei a casa dai per scontato il tuo modo di vivere.  Allo stesso tempo quando vivi all’estero le persone che hai accanto diventano il tuo “nucleo”, un punto di riferimento fondamentale proprio perchè non sei nel tuo paese.  Certo – conclude – se non fossi stata cattolica e non avessi incontrato i padri scalabriniani non ce l’avrei mai fatta”.

Attualmente Rocio vive in una casa con delle amiche e ha dovuto accettare di fare le pulizie per lavorare “in fondo – dice – sono le stesse cose che facevo a casa mia, ma qui mi pagano” e  frequenta anche lei il corso di web radio per diventare redattore. Il 30 aprile avrà l’esame finale e dovrà realizzare la sua trasmissione “chiavi in mano”. “Ho una paura tremenda per l’esame, temo soprattutto l’intervista. Quando devo fare le domande all’ospite in studio mi si annebbia il cervello, non mi vengono le parole giuste in italiano ed entro nel panico. Per fortuna accanto a me c’è sempre Andrea che mi trasmette sicurezza”.

Andrea il “professore” – tecnico del corso, mentre controlla un’intervista registrata

Andrea, sguardo da bravo ragazzo, 24 anni appena compiuti, e tanto entusiasmo, sta per laurearsi all’Università romana dei Salesiani in Comunicazione radio e tv. “Sono arrivato l’anno scorso a Casa Scalabrini attraverso un mio professore, avevano bisogno di un tecnico che si occupasse dell’editing e del montaggio delle trasmissioni, oltre a tenere il corso di web radio che si svolge ogni sabato per tre mesi dalle 11 alle 15.00.  Per me è un tirocinio molto importante e allo stesso tempo un’esperienza che mi arricchisce”.

 Una scelta di cittadinanza attiva

“Web-Radio On The Move  è anche una scelta di “cittadinanza attiva” spiega Claudio Oroni che alla radio conduce il programma “Tante belle cose”  che racconta delle persone  che restituiscono alla comunità un po’ di quello che hanno ricevuto e si mettono al servizio di chi è arrivato da poco perchè si possa sentire accolto e partecipe”.

Claudio Oroni, uno dei responsabili dei programmi della radio, prepara la brace insieme ad alcuni ospiti di Casa Scalabrini 634E. L’universo composto dalla comunità inclusiva che ha sede a Roma in via Casilina 634,  voluta  dalla Congregazione dei Missionari di San Carlo – Scalabriniani, da 130 anni  al servizio dei migranti e dei rifugiati in 32 paesi del mondo è l’accogliente e appropriata cornice del corso. Missione della congregazione fondata nel 1887 da  Giovanni Battista Scalabrini,  proclamato beato da Giovanni Paolo II  nel ’97,  infatti, era ed è quella di essere   “migranti con i migranti, accompagnando le classi più povere e abbandonate nel pellegrinaggio terreno della Chiesa”.

Peccato che il programma “Come fare” uno dei più seguiti della radio che forniva “pillole di servizio” per sapere come accedere ai servizi sanitari pubblici o come fare l’esame della patente, sia stato al momento sospeso.  Dopo l’entrata in vigore del decreto sicurezza noto anche come decreto Salvini, dal nome  del ministro dell’Interno, le regole dell’accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo e migranti sono cambiate diventando molto più rigide. L’accesso ai servizi previsto per chi era iscritto all’anagrafe o per chi aveva il permesso di soggiorno per motivi umanitari ora non è più scontato. Sono in molti a ritrovarsi, di fatto, ad essere irregolari, dunque non c’è più un vademecum sui servizi univoco da offrire. In attesa di ulteriori chiarimenti resta solo la domanda: come fare?

(2. continua)

Francesca Cusumano
(24 aprile 2019)

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