Il Mundialido nei campi della Totti Soccer School

La 21 edizione del Mundialido si presenta “in grande spolvero”, ancora più ricca e multiforme rispetto alle edizioni passate. Intanto la cornice: il Centro Longarina di Ostia Antica,  immerso nella Pineta di Castelfusano, sede della Totti Soccer School di proprietà della famiglia Totti.

La Totti soccer school a Ostia Antica

Qui si svolgeranno tutti gli incontri del torneo che, solidamente strutturato, rappresenta un appuntamento imperidibile per gli appassionati di calcio, un’occasione anche per i tanti tifosi delle 24 squadre di paesi diversi per incontrarsi e stare insieme uniti dal comune linguaggio dello sport.

Il giorno dell’inaugurazione,  il 26 maggio prossimo si svolgerà una vera e propria kermesse che andrà avanti fino alla sera. Visto il numero di campi da gioco a disposizione, 7, tutti in erba sintetica, si svolgeranno, parallelamente all’inizio del torneo, incontri di squadre al femminile, partite di calcio integrato. È il calcio che accoglie persone con disabilità intellettivo-relazionale, ma anche con handicap fisici, all’interno di una squadra composta anche da ragazzi  normodotati, in modo da creare un contesto di vera inclusione e partecipazione.  Scenderà in campo anche la squadra ItalianAttori che annovera al suo interno tutto il meglio del cinema italiano.

Alcuni rappresentanti della Italianattori con Jonis Bascir al centro

Alla serata di Gala organizzata al Teatro Ghione il 21 maggio dal patron Eugenio Marchina, Presidente dell’Associazione Sportiva Club Italia,  per presentare il ricco programma di questa edizione, hanno partecipato ospiti di primo piano, tra questi l’ex calciatore della Roma, Simone Perrotta membro della nazionale  che vinse il mondiale nel 2006. Lasciato il calcio professionistico, oggi Perrotta è responsabile del Dipartimento junior dell’AIC (associazione italiana calciatori) e ha scelto di impegnarsi in prima linea in Uganda per insegnare il “buon calcio” a 350 ragazzi africani e per ristrutturare il campo della scuola(quale?).

Da sinistra il conduttore della serata, Fabrizio Pacifici, Eugenio Marchina, Simone Perrotta, Andrea Rivera

L’ex presidente del Pd, Matteo Orfini, è stato uno degli “estrattori” dei nomi delle  squadre, ognuna delle quali finita in un gruppo di 4  partecipanti.  Orfini, guarda caso, ha estratto le due squadre con il profilo più “sociale”: la multietnica “Resto del Mondo” che fa capo all’associazione Ciao e che si presenta per la prima volta, e la “Rappresentativa Rom, Comunità di S.Egidio”, anche questa alla sua prima esperienza. “Sono molto contento di aver estratto proprio queste due squadre – ha detto Orfini – la prima perchè è un esempio per tutti di come si può fare integrazione, e quella dei Rom, persone che sono state aggredite dai razzisti a Casal Bruciato e che vanno difese”.

I componenti della Resto del Mondo con Gian Marco Duina, dell’associazione Altro Pallone e Flavio Tannozzini del Ciao

Nel gruppo della Resto del Mondo è stata estratta anche la Lybia, alla sua seconda esperienza dopo quella dello scorso anno. “Era la prima edizione per noi – commenta il responsabile della squadra Mustafa Shneba – i calciatori non si conoscevano tra di loro, ma quest’anno ci siamo preparati e speriamo che vada meglio anche per mandare un al nostro paese un messaggio attraverso lo sport di unità e di superamento delle divisioni”.

Cosa pensate voi libici della diaspora, di quello che sta succedendo nel vostro paese? “La nostra è una comunità nuova – risponde Mustafa – in gran parte sono feriti di guerra che sono arrivati nel 2011 dopo la primavera araba. Non c’è nessuno che è nato qui. Quello che pensiamo è che al Sarraj che doveva essere un premier temporaneo, sia destinato e perdere perchè è solo, senza esercito e senza armi e le milizie non sono affidabili, giocano per conto proprio. Se ne stanno accorgendo anche gli Stati Uniti che stanno cambiando posizione e forse anche l’Italia, che in un primo tempo si è schierata con Tripoli, ora sta prendendo una posizione che definisce neutra”.

I rappresentanti della Palestina e sulla destra l’ambasciatrice del Kosovo

Altra presenza importante, parlando di sport come integrazione e strumento per superare I conflitti, è quella della Palestina, anche questa squadra partecipa per la seconda volta al Mundialido. Il responsabile della squadra riprende dal palco la frase di Giovanni Paolo II “Abbiamo bisogno di ponti e non di muri” – dice – e alla battuta del comico Andrea Rivera che auspica anche  “un bella partita con Israele” risponde”noi siamo pronti!”. Nello stesso gruppo della Palestina giocherà l’Italia insieme al Perù e all’Etiopia.

Mimì la mascotte dell’Etiopia

Insieme ai Rom nel gruppo B giocherà la squadra del Marocco, molto forte, che l’anno scorso per un soffio è arrivata seconda dietro alla Costa d’Avorio, vera sopresa del campionato . Yassin che gioca con il fratello nella squadra è marocchino solo di origine. Lui non si sente uno “straniero” . Rivendica di essere  italiano a tutti gli effetti. “Io sono nato qui – dice – i miei genitori si sono trasferiti in Italia da più di 30 anni, dunque se c’è una cosa che cambierei del Mundialido, visto che l’organizzazione è perfetta, è proprio il sottotitolo: Torneo di Calcio per l’intercultura e non per gli stranieri. In gran parte siamo tutti ragazzi di seconda generazione, nati qui. Quell’etichetta “stranieri”, che sta ad indicare qualcuno che non si conosce, qualcuno che è “altro”,  non ci appartiene”.

Un momento della serata al teatro Ghione

Al prossimo torneo dell’intercultura, annuncia la presenza della squadra del suo paese anche l’ambasciatrice del Kosovo che salita sul palco “pesca” nell’urna la squadra dell’International.

Il giovane calciatore della squadra nazionale amputati, Arturo Mariani

L’attore Jonis Bascir, presenza fissa al Mundialido, gioca il suo intervento tutto sul filo dell’ironia della sua  “multienticità”. Di padre somalo e madre italiana, Bascir  si è definito “diversamente bianco” prendendosi gioco dei tanti luoghi comuni che circolano sulle persone di etnia “mista”. “Potrei definirmi anche come mulatto – ha aggiunto l’attore – metà somaro e metà cavallo, ma non ho ancora deciso chi è il somaro fra mia madre e mio padre”. L’attore ci tiene poi a sottolineare “l’importanza del Mundialido che, al di là delle chiacchere che fanno in tanti – dice – offre  ogni anno l’opportunità a chi vive in Italia – di dimenticare le difficoltà di tutti i giorni e di sentirsi parte di un grande evento seguito da migliaia di persone”.

Il tabellone con i gruppi delle squadre sorteggiate al teatro Ghione

Una sfida sottoforma di proposta lanciata a Marchina  per il calendario del prossimo anno, viene dal palco ed è quella di una delle bellissime madrine che auspica per il prossimo anno un campionato parallelo aperto anche alle donne di tutti i paesi presenti al Mundialido. Per ora invece le ragazze si devono accontentare di fare da vallette e di mettere in mostra la loro bella presenza.

Francesca Cusumano
(22 maggio 2019)

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