Liberi Nantes: i rifugiati ripartono dal calcio

La squadra di calcio della Liberi NantesCondividono la necessità della partenza e il paese di destinazione, parlano poco e malvolentieri del viaggio e hanno tutti lo stesso obiettivo: diventare calciatori. Qualcuno alla fine dovrà rinunciare, ma Liberi Nantes nel frattempo permette a tutti di coltivare passione e speranza. Da 7 anni l’associazione che gestisce il campo XXV Aprile, a Tiburtina, offre la possibilità di fare sport a rifugiati e richiedenti asilo. E il calcio è solo una delle opzioni: si gioca a touch rugby, si fanno escursioni e si impara l’italiano.

Regalaci una domenica, regalaci un pallone è il nome della campagna di raccolta fondi presentata all’Impact Hub, a San Lorenzo, venerdì 20 febbraio. “Oggi questo crowdfunding è per sopravvivere. Abbiamo bisogno di fondi per la manutenzione del campo, che non è messo benissimo, ma anche per far fronte ai costi per l’iscrizione al campionato e a tutte le spese che ne derivano”, dice la presidente Daniela Conti.

La Liberi Nantes ASD gioca in terza categoria, ma fuori classifica. Il loro campionato è fatto di amichevoli, disputate con lo spirito di una vera competizione: i ragazzi quando scendono in campo sfidano avversari e pregiudizi senza pietà.  “Ma non abbiamo mai vissuto episodi spiacevoli. Si crea sempre un’attenzione sulla nostra realtà”, spiega, “e noi raccontiamo chi siamo e cosa facciamo, perché una cosa è certa: il razzismo nasce dalla mancata conoscenza”.

Quello della Liberi Nantes è un impegno importante, nato senza troppe aspettative: “All’inizio abbiamo deciso di affittare un campo due volte a settimane e abbiamo bussato ai centri d’accoglienza per chiedere se qualcuno fosse interessato ad allenarsi. Oggi  circa 60 centri ci inviano richieste che non riusciamo a soddisfare del tutto. Ogni anno passano sul nostro campo più di 200 ragazzi, senza contare tutti coloro che partecipano alle escursioni. I centri d’accoglienza sono affamati di questo genere di attività”, spiega Alberto Urbinati .

“Nel lungo periodo, però, abbiamo grandi sogni. Vorremmo che un giorno  il campo possa diventare un anche un luogo di aggregazione”, continua Daniela. E i sogni non sono, poi, così ambiziosi: “Liberi Nantes è la mia casa”, dice Camara, uno dei giocatori. “Questa squadra è una famiglia”, rilancia Mohamed. “Sono arrivato in Europa e sul campo di calcio ho ritrovato l’Africa, insieme facciamo feste,organizziamo partite, passiamo il tempo. Mentre al centro è molto difficile far passare le giornate. Sono lì da 7 mesi,  i primi due qui in Italia li ho passati a dormire per strada”. La conversazione si blocca quando parla della partenza: “non riesco a raccontarlo”, dice Mohamed. E non è  facile capire se l’impedimento sia la lingua o il ricordo.

Accanto a lui c’è Abubaka, suo fratello, liquida le domande con due parole: “tutto uguale a Mohamed”. Sono storie che si ripetono quelle dei ragazzi della Liberi Nantes, anche Malalli vuole fare il calciatore, come Andrea Pirlo, centrocampista della sua squadra preferita, la Juventus. E anche lui quando parla del viaggio si interrompe: “è un segreto”, sorride e conclude: “Sto molto bene in Italia, ci voglio restare. Qui non c’è nemmeno un problema”.

E quasi sembra vero che un pallone possa risolvere tutti i problemi della vita. Anche solo per la durata di una partita.

 

Rosy D’Elia

(25 febbraio 2015)

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