Al “Be Pop” l’orgoglio buonista di chi fa integrazione

“Orgoglio buonista”. Il titolo dell’incontro che si è svolto ieri al Parco Nemorense nell’ambito della rassegna Be Pop – Senza perdere l’amore era già tutto un programma.

Nel tempo delle sfide tra Ong e istituzioni europee sulla pelle dei migranti, il terzo settore fa del suo meglio per consentire al nostro paese di “restare umano” dandosi concretamente da fare per aiutare chi ce l’ha fatta ad arrivare nel porto sicuro, ma che ha ancora un lungo percorso da fare per riuscire a camminare con le proprie gambe.

La “band” che si esibiva al Parco Nemorense

E non ci poteva essere cornice migliore del Parco Virgiliano di via Nemorense per queste iniziative, vista la gestione del Caffè, inaugurata lo scorso 24 settembre, dalla cooperativa Barikamà costituita da Suleman, Aboubakar, Cheickh, Sidiki, Modibo, Seydou e Ismael, ragazzi africani diventati ormai imprenditori, dopo aver partecipato (quattro di loro) alle rivolte di Rosarno del Gennaio 2010, contro il razzismo e lo sfruttamento dei braccianti agricoli. Barikamà che in lingua Bambara significa resiliente,  insieme alla Grandma srl e al Casale di Martignano si occupa anche della manutenzione e della pulizia del Parco.

Suleyman, al centro con la maglia arancione e i capelli lunghi, insieme agli altri soci della cooperativa Barikama

La serata, allietata dalle poesie di Soumalia Diawara lette dal regista e attore, Amin Nour,  dalla musica del Coro multiculturale Quintaumentata e dal cibo preparato da One World Kitchen   e Hummustown è stata organizzata grazie al Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio (CSV), con la partecipazione, nella veste di moderatrice, della presidente della Commissione Politiche Sociali del municipio Roma II, Caterina Boca e il saluto dell’assessore all’Innovazione e alle Pari Opportunità, Lucrezia Colmayer.

Le realtà che fanno la Differenza

A confronto, in una sorta di tavola rotonda, alcune delle realtà presenti nel municipio che “fanno la differenza”. Dall’associazione “PiuCulture” a Rete Scuole Migranti, alla neonata “Roma Salva cibo” alla decana associazione Genitori Scuola Di Donato e il Servizio Intercultura Biblioteche di Roma che da anni porta avanti progetti di integrazione tra le diverse culture presenti nella capitale.

Alcuni dei piatti preparati per la cena etnica alla rassegna Be Pop (foto di Silvia Costantini)

Non basta l’entusiasmo e il calore umano per aiutare quanti fuggono da realtà come quella della Libia o di paesi dove ci sono guerre, fame o devastazioni conseguenti alle alterazioni climatiche – è stato il messaggio di Paola Piva Toniolo, presidente di Rete Scuole Migranti nel suo intervento “servono aiuti e competenze concrete per rispondere a una domanda sempre più differenziata nell’apprendimento della lingua, primo passo per potersi districare nella burocrazia dei documenti, per trovare un lavoro, per scambiare relazioni.

Il banchettto con le creme “made in Africa”

“Le nostre classi per l’insegnamento della lingua italiana sono sempre più miste – ha detto la Piva – per età, provenienza geografica e necessità da soddisfare. Per questo le associazioni della Rete si stanno attrezzando per soddisfare queste diverse esigenze in maniera sempre più flessibile”. Da qui l’esempio di un gruppo di professionisti legati alla Rete, che hanno studiato il cinese e insegnano l’italiano ai membri della comunità cinese di piazza Vittorio. Dall’esigenza di insegnamento “on demand” scaturisce anche il programma estivo dei corsi di lingua italiana che non subirà interruzioni nei mesi “caldi”. L’elenco delle scuole aperte è già disponibile e in progress sulla mappa del sito di rete scuole migranti.

Da destra Paola Piva e Lia Ghisani

L’associazione “PiuCulture” intercetta i bambini delle elementari e delle medie, “appena arrivati dal paese di provenienza per ricongiungersi con i loro genitori – ha spiegato la presidente Lia Ghisani– spesso inseriti in base alla loro non – conoscenza dell’italiano, in classi inferiori alla loro età anagrafica. Gli insegnanti del corso scolastico o li ignorano promuovendoli al termine delle lezioni per non lasciarli ancora indietro, oppure , in qualche caso più problematico, li bocciano.

La mostra del progetto “PIU’ CULTURE – migranti nel Municipio II” realizzato in collaborazione con l’Istituto di Fotografia e Comunicazione Integrata, patrocinato dallo stesso municipio e dal CNR (foto Silvia Costantini)

Ecco che qui è indispensabile l’intervento di “PiuCulture” “che oggi può contare – ha riferito la Ghisani – sulla presenza di  70 volontari in 160 scuole del 2° municipio. Fondamentale, la relazione stabilita dai volontari dell’associazione con i genitori dei ragazzi che devono essere coinvolti nei progressi o nelle difficoltà dei propri figli”.

“Urge” l’intervento delle Istituzioni

Ma se le iniziative dell’associazione, rivolte ad analizzare la complessità del fenomeno immigrazione, non solo dal punto di vista scolastico, ma anche da quello interculturale, grazie anche al legame con la Biblioteca Europea di via Savoia,  “quello che ancora deve migliorare – ha concluso la presidente di “PiuCulture” rivolta a Caterina Boca,– è il sostegno istituzionale, una politica territoriale che metta a sistema le energie e le iniziative delle associazioni del terzo settore”.

La “task force” dei ReFoodGees al mercato Esquilino per il progetto ” Roma Salvacibo” tutti i sabato pomeriggio

Rassicura, in questo senso, l’esperienza del progetto “Roma Salvacibo” portata avanti dai ReFoodGees, la squadra messa insieme da tre soci iniziali, tra i quali un minorenne non accompagnato, al mercato dell’Alberone, che è poi cresciuta vistosamente,  grazie alla disponibilità dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Emiliano Monteverde, che ha messo loro a disposizione uno spazio nel più grande Mercato Esquilino. Qui i ReFoodGees, il nome è dovuto alla presenza nello staff di rifugiati e richiedenti asilo, raccoglie quintali di cibo invenduto da redistribuire a chi ne ha bisogno: soprattutto donne migranti con i loro bambini per i quali l’associazione ha iniziato a raccogliere anche giocattoli e a organizzare eventi con l’obiettivo di “creare uno spazio di socializzazione, di contrasto allo spreco ma anche all’esclusione sociale e alla discriminazione”.

La serata si è chiusa con la proiezione del cortometraggio “Bee my job” a cura del Festival “Diritti a Orvieto”.

Francesca Cusumano
(26 giugno 2019)

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