Decreto Salvini bis, dalla bozza al testo approvato: cosa prevede per i migranti

Decreto Salvini bis, dalla bozza al testo approvato: cosa prevede per i migranti e con quale intento nasce il nuovo provvedimento del governo.

ONG in mare - Foto Mission Lifeline
ONG in mare – Foto Mission Lifeline – Decreto Salvini Bis

Rendere il mare sempre più simile a un deserto: questo è l’obiettivo che prevede il Decreto Salvini bis. Durante il Consiglio dei Ministri dell’11 giugno 2019 il testo, nonostante sia stato rivisto e ammorbidito rispetto alla prima bozza, è stato approvato lasciando intatto il suo scopo primario. Dalle multe a chi soccorre in mare all’inasprimento delle regole di ordine pubblico durante le manifestazioni: le nuove disposizioni tendono a reprimere italiani e stranieri.

“Senz’altro il nuovo decreto sicurezza si pone in una linea di continuità con il primo approvato, che ha smantellato i principi fondamentali del sistema dell’accoglienza, a partire dall’abolizione della protezione umanitaria. E tocca chi porta i migranti in Italia, agendo soprattutto sulla criminalizzazione dell ONG”, commenta Armando Maria De Nicola, avvocato immigrazionista che collabora con diverse associazioni impegnate nella tutela dei diritti degli stranieri.

Dopo 7 mesi dal primo provvedimento che ha cambiato la vita dei migranti in Italia e degli italiani impegnati nelle professioni legate all’accoglienza, la linea dura si sposta sempre più avanti: dall’interno verso l’esterno, il mare.

Decreto Salvini bis, dalla bozza al testo approvato: cosa prevede per i migranti

Il testo del Decreto Salvini bis è arrivato sul tavolo del Consiglio dei Ministri per l’approvazione in una versione molto più morbida rispetto alla prima bozza, da cui emerge l’intento con cui nasce il provvedimento: nessuna mano tesa ai migranti che attraversano il Mediterraneo e nessuna clemenza per chi opera nelle acque che dividono i due continenti.

Come si legge nel comunicato stampa diffuso dal governo, sono tre i temi su cui si articola il decreto-legge composto da 18 articoli:

  • contrasto all’immigrazione illegale;
  • potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza;
  • contrasto alla violenza in occasione di manifestazioni sportive.

L’immigrazione si combatte con tre principali novità:

  • si attribuisce al Ministro dell’Interno il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e di sicurezza pubblica. Con una precisazione: la decisione va presa di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, e va comunicata al Presidente del Consiglio dei Ministri.
  • si introduce una multa che va da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 50.000 per il comandante della nave che non osserva i divieti e le limitazioni imposte. A cui si aggiunge l’eventualità di sanzioni penali. Se la violazione si ripete, c’è il rischio che la nave venga confiscata con sequestro cautelare immediato.
  • per i reati di immigrazione, anche quelli meno gravi, si ricorrere alle procure distrettuali ed è possibile avvalersi di intercettazioni preventive.

Con le novità del Decreto Salvini bis si delinea un nuovo apparato di potere e sanzioni che cambia il panorama del Mediterraneo, nonostante il pugno di ferro si sia indebolito prima dell’approvazione.

La prima bozza infatti prevedeva, al posto di un’unica multa al comandante, una sanzione da 3.500 a 5.500 euro per ogni straniero soccorso e trasportato in Italia, e trasferiva completamente la competenza di limitare o vietare il transito e la sosta nel mare italiano dal Ministro delle infrastrutture al Ministro dell’interno.

Decreto Salvini bis, dalla bozza al testo approvato: le  conseguenze umane

L’equilibrio tra la prova di forza e l’ambito di competenza del Ministro dell’Interno corre su un filo sottile, a sentire l’analisi dell’avvocato Armando Maria De Nicola.

Il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale “non è un totale sconfinamento perché il ministro dell’interno è l’autorità di pubblica sicurezza per eccellenza e può occuparsi di ordine pubblico, ma la preoccupazione è che si arroghi certi poteri che a lungo raggio possono portare a una deriva di tipo autoritario“, spiega l’avvocato.

La possibilità di porre il veto sul passaggio delle navi, inoltre, da un lato poggia le basi sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, la Convenzione di Montego Bay, dall’altro fa leva in maniera forte sulla necessità di dare il via libera a interventi preventivi.

Secondo quanto stabilito dagli accordi internazionali, gli stati possono decidere di impedire il cosiddetto passaggio pregiudizievole o non inoffensivo di una specifica nave quando è impegnata nel carico o nello scarico di materiali, valute o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione. “Ma in realtà come si fa a valutare che queste persone siano trasportate in violazione delle leggi dello Stato? Questo spetta alla Magistratura, i Ministri in questo caso si sostituirebbero con una previa valutazione rispetto a illegalità e irregolarità del trasporto“.

Il Decreto Salvini bis poggia le basi su competenze che spettano al Ministro dell’Interno, ma su queste forza la mano. E il rischio, come per il primo provvedimento approvato ad ottobre, è che sia incostituzionale. A partire dalla sua definizione: disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica. “Quali sono i motivi di necessità e urgenza che portano ad approvare un decreto del genere?”, fa notare Armando Maria De Nicola.

E conclude: “confido nel lavoro della magistratura che deve esprimersi ancora sul primo decreto sicurezza”, che nel frattempo ha già avuto le sue conseguenze umane.

Rosy D’Elia
(12 giugno 2019)

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