I neo-diciottenni stranieri: conseguenze del Decreto Salvini

Neo-Diciottenni


6492 minori stranieri compiranno 18 anni nel 2019
 secondo i dati del Ministero del Ministero e delle Politiche Sociali, aggiornati al 31/12/18.
Il futuro, anzi il presente, dei neo-diciottenni è uno dei nodi caldi del Decreto Sicurezza e Immigrazione entrato in vigore il 4 dicembre 2018.

Neo-Diciottenni: centri di accoglienza per MSNA

Un esercito di “invisibili” senza più alcuna tutela”, Lavinia, coordinatrice di Casa Margherita centro di accoglienza per MSNA gestito dalla Cooperativa La Pergola, racconta cosa sta accadendo nel quotidiano ai ragazzi neo-diciottenni.

Mentre nelle stanze della politica dal 22 settembre si susseguivano incontri e modifiche del Decreto Sicurezza e Immigrazione, nei centri di accoglienza cosa stava accadendo?

I ragazzi hanno iniziato a capire che qualcosa stava cambiando, quando due colleghi, uno dopo l’altro, sono stati licenziati. Così il 31 dicembre abbiamo comunicato ai ragazzi che il centro di accoglienza chiuderà”. Casa Margherita conta 16 posti disponibili: ci sono solo 6 ragazzi. “Gli abbiamo detto che saranno trasferiti in una struttura più ampia. La tendenza è quella di spostarli tutti in grandi centri, tutti insieme”.
“Per noi rappresenta il fallimento di un sistema, la morte di una serie di investimenti personali e di tanti progetti realizzati.  Noi siamo un centro per MSNA, però dal momento che non ci sono nuovi ingressi, andiamo a esaurimento: non entra più nessuno, dimettiamo i neo-diciottenni e non c’è un ricambio, quindi la casa non può rimanere aperta”.
Casa Margherita è solo uno dei tanti piccoli centri che via via saranno chiusi. Lavinia spiega le motivazioni:

  • “La prima: non è che i ragazzi non partano più. Partono ma non arrivano, rimangono in Libia o muoiono in mare. Di fatto non argini un fenomeno, lo blocchi. Noi non possiamo andare avanti perché non abbiamo più beneficiari”
  • “La seconda: se noi prima avevamo lo spirito, l’iniziativa, la forza, anche i finanziamenti per pensare i progetti ponte per i neo-diciottenni, come semi-autonomie, accompagnamenti, aiuto per l’alloggio, adesso non abbiamo più nessuno di questi strumenti perché è cambiata la legge. Ora non soltanto non arriva più il materiale umano, ma non ci sono possibilità progettuali.

Un esempio concreto? La storia di Paul.

Neo-diciottenni: la storia di Paul

Paul viene dal Gambia: è un promettente calciatore con un permesso umanitario. Il 14 dicembre 2018 ha compiuto 18 anni. “Da settembre, prima purtroppo non era possibile, ho iniziato a mandare continue comunicazioni al servizio centrale SPRAR, attraverso il modello B (Richiesta di inserimento di beneficiari nel  Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), per segnalare la sua presenza e chiedere l’inserimento nel sistema SPRAR”.
La richiesta è passata in data 3 ottobre 2018, il permesso di soggiorno per motivi umanitari è decaduto il 5 ottobre 2018, quindi è stata presentata prima: cosa è successo? “Il Servizio centrale SPRAR non mi ha mai risposto ed è la prima volta in assoluto dopo 8 anni che faccio questo lavoro. Non rispondono, perché non possono prenderlo in quanto Paul ha la protezione umanitaria che non è più prevista. Ora il ragazzo trova riparo in un dormitorio pubblico”.

Ma come è possibile? Il 3 ottobre ancora esisteva il permesso di soggiorno umanitario. “Ufficiosamente queste restrizioni sono in vigore già da febbraio 2018 per quel che abbiamo visto, anche a livello di commissioni territoriali. Paul è rimasto con noi fino alla fine delle feste”.

Com’è la sua vita ora?
Oltre ad andare a giocare a calcio nella sua squadra, ha una rete di connazionali con i quali condivide i pasti: il dormitorio apre alle 19 e chiude alle 7, i pasti glieli garantiscono i suoi amici. Non solo, Paul avrebbe finito la terza media a febbraio, motivo per cui aveva chiesto una proroga, ma non gli è stata perché ha un permesso di soggiorno umanitario”.

Dalla teoria della legge all’applicazione quotidiana c’è un abisso: “di fatto non è stato previsto un periodo transitorioPaul, fino a prima del 22 settembre (data del passaggio del decreto al consiglio dei ministri), sapeva che sarebbe andato in un centro per adulti per almeno 6 mesi, che gli avrebbero consentito di finire la scuola, trovarsi una collocazione e invece noi abbiamo dovuto mandarlo via”.
Paul è solo un esempio, sarà così per ogni ragazzo che a breve compirà diciott’anni.

Neo-diciottenni: le alternative? Cosa è cambiato? Casi concreti

I tutor, introdotti dalla Legge Zampa, non possono aiutare?
“No, perché il giorno in cui i ragazzi compiono 18 anni non hanno più alcuna voce in capitolo, finisce il loro ruolo”.

“Non c’è nulla che si possa fare amenché non abbiamo una patologia certificata grave o un deficit importante che comporta estrema vulnerabilità”.
Il problema, per assurdo, si pone per i ragazzi, che hanno seguito un percorso standard e hanno avuto il parere favorevole dalla Commissione Territoriale. “Per la legge italiana sono totalmente autonomi e avrebbero diritto a un permesso di soggiorno per attesa occupazione che va da 6 mesi a un anno, dopo questo intervallo di tempo devono necessariamente avere un contratto di lavoro”.

Che cosa è cambiato?
Intanto la richiesta parere, ex articolo 32, non si fa più come prima ma attraverso una piattaforma online, dove devi fare l’upload di tutti i documenti che occorrono e se per esempio hai necessità di certificare cosa stava facendo l’utente quando non era a carico della tua struttura, ma non hai documentazione, la procedura si blocca. Questo mi è successo ieri per XXX: mancava il suo percorso scolastico nell’anno 2016, periodo nel quale non era nel nostro centro. XXX non prenderà il parere favorevole dalla commissione, perché manca questa certificazione. Ha compiuto 18 anni a settembre e ora si trova senza documenti”.

Neo-diciottenni senza documenti, ma anche senza residenza. “Questo è un altro grande problema: uscendo da qui perdono la residenza. Noi per un certo periodo abbiamo ovviato con delle dichiarazioni di ospitalità fatte da connazionali, parenti, persone che potevano farlo a diverso titolo, poi un’altra strada che percorrevamo era la residenza in Via della Solidarietà o nella Casa dei diritti sociali a Latina. Ora devi avere una residenza o una dichiarazione di ospitalità che non è più un’autocertificazione ma una procedura lunghissima”.

L’automatizzazione ha eliminato la possibilità di rivolgersi a uno sportello, di instaurare un rapporto umano, “prima il Comitato Minori Stranieri valutava caso per caso, cercava di capire la situazione”.

I ragazzi usciti da qui negli anni ora dove sono?
“In giro, molti in Italia qualcuno all’estero. I tunisini in Francia se la cavano, così come i maliani in Svezia. Buona parte di quelli rimasti in Italia si trovano a Torino. Molti lavorano: mercati, pizzerie e ristoranti; un ragazzo curdo-turco che fa il magazziniere da Ikea. Sono tutti ragazzi usciti con il vecchio iter, gli ultimi invece stanno molto male e lavorano spesso in nero, a giornata”.

Silvia Costantini
(9 gennaio 2019)

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