Approvato il decreto Salvini: la parola ai cittadini stranieri

Approvato al Senato il decreto Salvini

Con la seduta del 7 novembre il Senato ha approvato il Decreto Salvini con 163 voti favorevoli e 59 contrari. Ora il testo passa alla Camera: la votazione è prevista per il 22 novembre. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha sottolineato, con un tweet, il risultato ottenuto definendo questa giornata come “storica”.

Ma anche tra le forze di governo c’è chi si oppone: 5 senatori, definiti dissidenti, del Movimento 5 Stelle non hanno votato per l’approvazione del Decreto Immigrazione e Sicurezza e hanno sottolineato un profondo disaccordo nei confronti del testo proposto.

Un disaccordo condiviso dal PD, che ha votato contro l’approvazione e ha messo in scena una protesta sintetizzata nello slogan “Decreto Salvini: meno sicurezza, più clandestini”Fratelli di Italia, invece,si è astenuto e Forza Italia non ha partecipato alle votazioni. Maurizio Gasparri ha motivato la posizione spiegando che hanno scelto di non sostenere il decreto perché non è stato possibile inserire nel testo dei punti che dessero: “più forza e più soldi alla polizia e agli sgomberi che vanno fatti in tutta Italia”.

E se in aula le reazioni sono forti, fuori lo sono ancora di più. Sabato 10 novembre 417 associazioni di tutta Italia, gruppi di singoli cittadini, musicisti, artisti, collettivi si preparano ad attraversare le strade di Roma per la manifestazione nazionale #Indivisibili, Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini. L’appuntamento è alle ore 14 in Piazza della Repubblica e le motivazioni sono tutte nell’appello sottoscritto durante l’assemblea antirazzista del 14 ottobre: “È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti”.

Decreto Salvini: la parola ai cittadini stranieri

“Già leggendo il titolo (del decreto) c’è una manipolazione: straniero è uguale a pericolo. Ma d’altronde questa è la politica di Salvini: diffonde la paura e poi si presenta come il salvatore della nazione”, parte dal titolo il commento di Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione Donne rumene in Italia, sul cosiddetto decreto legge Salvini ovvero Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il 5 ottobre (una sintesi dei vari punti e di cosa cambia).

Il decreto Salvini, le raccomandazioni di Mattarella e la fiducia nelle istituzioni

Mentre ci si interroga ancora sulla sua costituzionalità, lo stesso Presidente della Repubblica lo scorso 4 ottobre ha indirizzato una lettera a Giuseppe Conte in cui scriveva: “Al riguardo avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano “fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”.

“Ho letto attentamente la lettera di Mattarella. Ha chiesto che vengano fatte delle modifiche e confido non solo nel suo ruolo, ma anche nel ruolo delle organizzazioni, di sinistra, laiche, religiose. Tutti hanno preso posizione e sono le organizzazione che potranno fungere da garanti per i diritti perché lo hanno sempre fatto”, commentava Silvia Dumitrache prima dell’approvazione del decreto alla Senato.

Decreto Salvini
Foto di Gma

Le conseguenze che spaventano

E se da un lato c’è fiducia nel ruolo delle istituzioni, dall’altro c’è una forte preoccupazione per le conseguenze che il decreto porta con sé. Zakaria Mohamed Alì, documentarista, che ha lasciato la Somalia 10 anni fa non ha dubbi:“Questi permessi, che hanno definito speciali, sono permessi di soggiorno per creare disagi. Nonostante ci fossero tante disparità nel riconoscimento del soggiorno per motivi umanitari, c’erano tante possibilità: ora migliaia e migliaia di giovani rimarranno intrappolati in questo sistema e aumenteranno le persone che restano escluse da un percorso legale. Ci saranno più persone in strada e si creerà più conflitto alimentando una guerra tra poveri. Questo è il mio punto di vista, di una persona che ha fatto un percorso per vedersi riconosciuto lo status di rifugiato e ha anche lavorato nei centri di accoglienza”. Il problema riguarda anche quelli che hanno già un permesso per motivi umanitari: “avranno la possibilità di rinnovare? Che succederà? Avremo altre persone illegali?”.

Non meno preoccupanti sono le altre novità introdotte dal provvedimento: “Ci troveremo a dover bloccare anche tirocini e possibilità di lavoro per coloro che potevano entrare nel sistema SPRAR: si favorirà lo sfruttamento e molte persone faranno lavori di strada per sopravvivere, visto che non c’è un sistema che li segue. Ci saranno anche dei costi maggiori, ad esempio nei Centri di Permanenza per i Rimpatri le persone potranno stare fino a 180 giorni”. Per Zakaria la situazione a cui siamo arrivati oggi è il risultato di “un processo. L’Italia in questo momento ha un governo che sta creando altri danni, ma nel tempo c’è stato un collasso delle politiche migratorie, che sono state gestite malissimo in tutti i sensi. Così siamo arrivati a Salvini: e il gioco che lui sta facendo è quello di fomentare l’odio”.

Anche secondo Silvia Dumitrache “strumentalizzare gli stranieri e aumentare la paura” è la principale arma di una politica “populista”, ma dopo 15 anni di vita in Italia è ottimista: “Non finisce tutto con Salvini sicuramente, questo popolo è stato educato alla solidarietà e non al razzismo. Non sono così spaventata, anche se la strada della democrazia va seguita tutti i giorni. Bisogna essere sempre all’erta per tutelare i nostri diritti, a prescindere da chi sia al comando perché la libertà e la democrazia sono troppo importanti”.

Rosy D’Elia
(10 ottobre 2018 – aggiornato al 7 novembre 2018)

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