Denunciare la violenza in piazza: il Sudan di cui nessuno parla

manifestante – foto di Giada Stallone

 

Una realtà terribile quella sudanese, una realtà fatta di scontri e di sangue. Una realtà taciuta, dal Governo, dai giornali e dai media italiani.
Dopo quasi trent’anni di governo presieduto da Omar Hasan Ahmad al-Bashir, durante l’aprile di quest’anno le forze militari del Consiglio Militare Transitario hanno messo in atto un colpo di stato diventando, di fatto, la guida del paese. Nonostante la mobilitazione pacifica portata avanti dalla popolazione sudanese contraria all’instaurarsi del governo e desiderosa di un governo formato da civili, le forze militari stanno reprimendo le proteste nel sangue: l’apice è stato raggiunto il 3 giugno, durante il Ramadan, con la morte di un centinaio di civili, uccisi, rapiti e seviziati perché protestavano.

Nella calda mattinata del 12 giugno a Piazza di Montecitorio alcuni rappresentati della comunità sudanese hanno deciso di manifestare per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto all’attuale situazione di uno dei paesi più grandi dell’Africa Subsaariana.

Le voci della protesta

manifestante – foto di Giada Stallone

“Siamo qui a manifestare e a chiedere al Parlamento italiano di fare pressione sul Consiglio Militare” dice Adam Bosh in rappresentanza della Comunità dei Rifugiati Sudanesi a Roma “noi consideriamo il Consiglio Militare responsabile di tutte le violazioni dei diritti umani in Sudan”.
La manifestazione ha voluto porre attenzione su molteplici realtà: anzitutto la necessità di fermare le barbarie che stanno portando alla morte di centinaia di persone e la necessità di intervento da Parte del Parlamento italiano, in secondo luogo l’assenza di divulgazione di notizie su suolo italiano e di un mutismo da parte del Governo.
È intervenuta Lia Quartapelle Procopio, membro della Camera dei Deputati Italiani, la quale si è detta preoccupata e sconcertata. “Le notizie che arrivano dal Sudan sono preoccupanti e frammentarie ma soprattutto abbiamo poche ninformazioni da parte dei diplomatici di altri paesi europei. Non sappiamo cosa pensi il Governo italiano, non sappiamo se il Ministero degli Esteri si sia attivato e questo è molto preoccupante. Stasera presenterò una interrogazione durante la seduta parlamentare per sapere cosa pensa il Parlamento di ciò che sta accadendo e per denunciare i morti, le sparizioni, la repressione e l’incarcerazione dei leader della protesta democratica. Noi siamo una democrazia e come democrazia dobbiamo essere vicini a tutti quelli che lottano perchè non soccomba, per la libertà e la pace. Quello che sta facendo la giunta militare in Sudan è vergognoso e va condannato dal nostro paese”.
Concorda l’onorevole Stefano Fassina, sceso in piazza per accogliere le richieste dei manifestanti e deciso ad interrogare anch’esso i parlamentari. “Bisogna far sì che venga aperto un percorso democratico in Sudan che eviti bagni di sangue come quelli che in questi giorni si sono verificati. Porteremo avanti ed insieme questa battaglia”.

Se la frammentarietà delle notizie è imputabile al fatto che dal 3 giugno il paese non ha accesso ad Internet e di conseguenza è difficile ricevere testimonianze dirette, il mutismo governativo italiano è inspiegabile. Come ha ben sottolineato Yasmina Accardo di “Lasciateci Entrare”, “quello che sta accadendo in Sudan è anche colpa nostra” e ricorda come la fornitura di armi che vengono quotidianamente utilizzate nel continente africano provengano anche dal nostro Paese.
Sarà questa una delle tante motivazioni che spinge il Governo a tacere su una emergenza umanitaria di tale portata?

Altre voci che nel corso della manifestazione hanno espresso la propria solidarietà al popolo sudanese sono state l’Unione Sindacale di Base (USB) ed i giornalisti Marco Lombardo e Abderra Hmane de “La Comune”.

Giada Stallone
foto di Giada Stallone
(12 giugno 2019)

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