Dossier Viminale: cos’è cambiato dal 1° agosto 2017?

Dossier Viminale
Photo: sito https://www.bva-doxa.com

Giovedì 15 agosto è stato pubblicato l’annuale Dossier Viminale di Ferragosto che, attraverso i dati che decorrono dal 1° agosto 2018 al 31 luglio 2019, delinea un anno di attività del Ministero dell’Interno. “Sicurezza e ordine pubblico”, “Lotta alla criminalità organizzata” e “Immigrazione” le principali tematiche messe a confronto con l’andamento dell’anno precedente.

Dal 1° agosto 2017 al 31 luglio 2019 l’immigrazione è stato il tema scottante dell’avvicendarsi di governi e modifiche di leggi. Dal decreto Minniti, al codice di condotta per le ONG del luglio 2017 fino al decreto Salvini bis con i “porti chiusi”, parlare di immigrazione ancora equivale a un sistema dinamico fatto di misure non strutturate ma emergenziali senza una reale progettualità. Di contro la migrazione continua e, come un corso d’acqua che cerca il suo sbocco, cambia semplicemente direzione ma va avanti. Il blocco nei centri di detenzione libici, la chiusura dei porti non ha frenato un flusso che è naturale ed è animato dall’istinto di sopravvivenza. Così se il numero degli sbarchi “censiti” è significativamente diminuito fino a un – 79,6%, non abbiamo traccia di quanti continuano ad arrivare tramite scafisti fino alle coste italiane e per nuove rotte.
Cosa è cambiato dal 1° agosto 2017?

Meno sbarchi dalla Libia, Egitto e Tunisia, ma aumentano gli arrivi dalla Turchia, Grecia e Algeria

I dati assoluti, come anticipato, mostrano una diminuzione degli sbarchi totali censiti del 79,6%, ma in controtendenza sono aumentati gli arrivi dalla Turchia e dall’Algeria e soprattutto dalla Grecia con un incremento del 40%. Questo significa che il blocco libico sta via via aprendo altre rotte e di conseguenza cambiando anche le nazionalità registrate. Tra le prime 10 censite infatti scompaiono completamente le persone provenienti da Nigeria, Mali e Guinea, mentre sono in aumento coloro che arrivano da Iraq e Bangladesh.

Come interpretare questi cambiamenti?

Dossier Viminale: tagli “drastici” e non proporzionali sull’accoglienza

Il Decreto Salvini ha modificato completamente il sistema dell’accoglienza con notevoli conseguenze umane sia sui servizi per i beneficiari che sul lavoro dei professionisti all’interno delle diverse tipologie di accoglienza.
Il numero dei posti in accoglienza è sceso da 160458 a 105142 con un decremento del 34.5%. Di contro il taglio della spesa è stato del 77,3%, più del doppio.

Questo significa che in media ora il costo complessivo per ogni posto in accoglienza è meno della metà di un anno fa: da qui le pesanti ricadute sia sulle professionalità che sui servizi basilari per gli utenti (per un approfondimento: “Le Conseguenze Umane”del Decreto Salvini).

Dossier Viminale: tirando le somme

Disattesa la messa in pratica dello slogan “più rimpatri” che sono diminuiti nell’ultimo anno dello 0.7% e addirittura dimezzati, – 53.0%, quelli volontari assistiti.

Non solo, anche la politica di “mari più sicuri” non ha trovato riscontro nei numeri: la percentuale degli scafisti arrestati è scesa al – 55%, mentre la cronaca quotidiana continua a tracciare l’arrivo sulle coste italiane di centinaia di persone non censite su gommoni e piccole imbarcazioni.

Tirando le somme: il decremento degli sbarchi censiti non rivela un arresto del fenomeno migratorio né di un maggiore controllo e sicurezza dei mari, ma un cambiamento di rotte e un preoccupante incremento di “numeri ombra” di persone che arrivano sulle coste o muoiono in mare di cui non si può aver traccia.

La migrazione è e rimane un fenomeno naturale che va accompagnato con una adeguata progettazione strutturata europea e sostenuto con un modello di accoglienza diffuso e inclusivo. La newsletter è in partenza mentre il Presidente della Repubblica sta ultimando le consultazioni, vedremo come interverrà il nuovo governo.

Silvia Costantini
(17 agosto 2019)

Leggi anche: