Decreto sicurezza bis “qualcuno dovrà pagarne le conseguenze”

Ultim’ora: Oggi, 8 agosto 2019, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Maria Negro, e il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini hanno scritto al Premier Giuseppe Conte e al ministro Matteo Salvini esprimendo la disponibilità ad accogliere i profughi soccorsi dalla nave Open Arms lo scorso 2 agosto.
“Questo gesto – dichiarano – ha un senso eminentemente umanitario e risponde, oltre che alla vocazione evangelica, all’accoglienza e all’amore cristiano, all’esigenza urgente di portare in salvo persone già provate e colpevoli di nient’altro che sfuggire da guerre e persecuzioni”.

Erano di pochi giorni fa le dichiarazioni di Riccardo Gatti, direttore della ong spagnola Proactiva Open Arms, proprietaria della nave bloccata dal 2 agosto a 30 miglia dal porto di Lampedusa con il suo carico di 121 vite umane “Con il decreto sicurezza si palesa il totale disprezzo da parte delle istituzioni per la vita umana in generale e in particolare per quella di certe persone. Chi alla fine paga le conseguenze di queste decisioni sono sempre i più bisognosi. Persone in condizioni fisiche e psichiche critiche e rese ancor più gravi dal rifiuto da parte dei governi europei di prendersi cura di loro”. “La Spagna se ne lava le mani perchè dice che è un problema a livello europeo, ancor peggio hanno fatto l’Italia e Malta che ci hanno notificato il divieto di sbarco, come porti più vicini. Quella che è entrata in vigore in Italia – denuncia Gatti – è una legge vergognosa e prima o poi qualche responsabile ne dovrà rispondere – avverte –  pagando le conseguenze, speriamo a livello giudiziario”.

La nave Open Arms bloccata a 30 miglia da Lampedusa con a bordo 121 migranti tra cui 32 minori e due gemelli di nove mesi

Senza appello anche la reazione del presidente Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dopo l’approvazione del decreto sicurezza bis “Sarebbe stato più appropriato e onesto chiamarlo ‘decreto criminalizzazione’  – ha detto Negro – una norma che non ha nulla a che fare con la sicurezza degli italiani e degli immigrati ma, nelle esplicite intenzioni del Ministro
dell’Interno che se lo intesta, ha il solo obiettivo di criminalizzare le ONG che operano nelle
azioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”.

Una soluzione europea a un problema di natura globale

Negro ha ricordato che a Lampedusa – come segnalato anche da
Mediterranean Hope , osservatorio sulle migrazioni della FCEI che opera sull’isola – “da tempo continuano gli sbarchi autonomi sulle coste
italiane e negli ultimi mesi il numero dei rimpatriati dalla Germania, in base al regolamento
di Dublino, ha superato il numero degli sbarcati in Italia ma, invece di cercare una
soluzione europea a un problema di natura globale, si punta sulle ONG con l’arma delle maximulte e dei sequestri. Come evangelici – ha concluso il presidente della FCEI – esprimiamo con forza la nostra contrarietà a questo provvedimento, dettata dalle ragioni della nostra coscienza di cristiani la cui fede si esprime nell’accoglienza e nella protezione della vita umana”.

Lo staff della Fcei accoglie i migranti arrivati con i corridoi umanitari

L’Unhcr: responsabilità condivisa tra tutti gli Stati

L’Unhcr denuncia la “fase in cui gli Stati europei si sono per lo più ritirati dalle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale –  ha dichiarato Roland Schilling, Rappresentante regionale  per il Sud Europa – le navi delle Ong sono più cruciali che mai in questo momento, mentre il decreto sicurezza potrà avere l’effetto di penalizzare i comandanti che rifiutano di far sbarcare le persone soccorse in Libia. Ma alla luce della situazione di sicurezza estremamente volatile, delle numerose segnalazioni di violazioni di diritti umani e dell’uso generalizzato della detenzione nei confronti delle persone soccorse o intercettate in mare, nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. Il rafforzamento delle capacità di ricerca e soccorso, in particolare nel Mediterraneo centrale – conclude la nota di UNHCR –   deve essere accompagnato da un meccanismo regionale volto ad assicurare procedure di sbarco rapide, coordinate, ordinate e sicure. La responsabilità per i rifugiati e i migranti soccorsi in mare deve essere condivisa tra tutti gli stati che li accolgono, invece di ricadere su uno o due”.

Mar Mediterraneo: la realtà dei numeri

Qual è la risposta dei numeri alla tanta confusione dietro la “non emergenza” di un decreto sicurezza bis? Qual è la reale situazione degli arrivi e la stima a confronto con le popolazioni dei Paesi del Mediterraneo? A rispondere i dati degli arrivi dal 1° gennaio al 4 agosto 2019 (fonte UNHCR), messi a confronto con i numeri di Eurostat relativi all’Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta.

Infografica a cura di Silvia Costantini
Infogram

(7 agosto 2019)

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