Sistema accoglienza, sui fondi correzioni al Decreto Salvini

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CARA Castelnuovo di Porto – fotografia di Gma

Il sistema accoglienza rischia di fermarsi: nessuno partecipa più alle gare delle Prefetture per la gestione dei centri. Restano deserte. Ma i migranti in Italia continuano ad esserci e ad arrivare, in questa prima parte del 2020 gli sbarchi contano già 1771 persone. E richiedono una risposta “costante”.

A sottolinearlo utilizzando esattamente questa parola è la circolare del 4 febbraio 2020 del Ministero dell’Interno che apporta piccole correzioni, in primo luogo su assistenza sanitaria e vigilanza, alle regole introdotte dal Decreto Salvini. Una soluzione tampone per evitare lo stallo del sistema accoglienza.

Sistema accoglienza, le correzioni del Ministero dell’Interno al Decreto Salvini per la gestione dei centri

Lo scorso anno i fondi messi a disposizione per la gestione dei centri sono calati drasticamente.

Da 35 euro a circa si è passati da un minimo di circa 21 euro a un massimo di circa 25 euro al giorno per ogni persona accolta. Secondo il Decreto Salvini, è questa la somma che dovrebbe bastare per l’alloggio, la luce, il gas, l’acqua, la colazione, il pranzo, la cena, i servizi di pulizia, i beni di prima necessità, l’assistenza sanitaria. Eliminate l’assistenza psicologica e l’insegnamento della lingua italiana.

Carta e penna alla mano, come dimostra l’infografica realizzata sulla base di dati di In Migrazione, le cifre sono insufficienti anche per garantire un servizio minimo e a distanza di un anno il Ministero dell’Interno apre una piccola breccia: le cifre possono crescere. I costi per la sanità e per la vigilanza, entro certi limiti, possono aumentare.

 

 

Il taglio all’accoglienza ha un prezzo alto per stranieri e italiani, 15.000 è la stima dei neo-disoccupati che lavoravano nei centri. E un costo, in termini di tempo e procedure da attivare, c’è anche per le Prefetture, obbligate a “bandire di nuovo, ed in modo ricorrente, l’appalto per la gestione dei centri di accoglienza”, come sottolinea il testo della circolare.

Nell’infografica realizzata da Open Polis i bandi che sono stati riproposti perché rimasti deserti.

La soluzione non è drastica, non c'è un nuovo provvedimento o un'abrogazione del Decreto Salvini ma si apportano piccole correzioni ai punti più critici dei bandi. Se nessuno vuole più entrare nel sistema accoglienza, allora è necessario rimuovere, per quanto possibile, gli ostacoli alla partecipazione. Questa la direzione che arriva dall'alto.

L'analisi andrà fatta caso per caso, ma il testo diffuso dal Ministero dell'Interno individua i diversi punti in cui sarà possibile intervenire per rimodulare i bandi o, in alcuni casi, per rivedere gli accordi già in essere.

Sono 5 le correzioni ipotizzate:

  • cambiare la tipologia di alloggi, pubblicando "un bando che preveda una diversa tipologia di strutture, anche suddividendo le gare in lotti territoriali più piccoli, in relazione alle caratteristiche del mercato di riferimento", valutare quindi di puntare su strutture più grandi nei luoghi in cui si puntava a piccoli centri o viceversa;
  • modificare i requisiti richiesti ai gestori dei centri di accoglienza, nel caso in cui siano risultati troppo stringenti. Il risvolto della medaglia, molto rischioso, è che anche chi non ha esperienza può concorrere;
  • tenere conto delle differenze territoriali in funzione di un aumento dei costi ammissibili: "se si riscontrasse ad esempio, sulla base di studi di settore, che in un determinato territorio il canone medio di locazione è percentualmente più elevato rispetto alla media nazionale utilizzata nel calcolo del costo medio, si potrebbe procedere a variare proporzionalmente la relativa voce utilizzata a base del calcolo del costo medio, al fine di motivare lo scostamento del prezzo in aumento";
  • incrementare i fondi per l'assistenza sanitaria e per la vigilanza per i contratti in corso, una necessità indicata dalle stesse Prefetture.

Sistema accoglienza, piccole correzioni al Decreto Salvini: più fondi per l'assistenza sanitaria

La novità che salta maggiormente all'occhio è proprio l'ultima: la possibilità di incrementare i fondi da destinare all'assistenza sanitaria e alla vigilanza. I tagli all'accoglienza dello scorso anno sono stati profondi anche sulla tutela della salute.

Tra le altre voci, è stato completamente eliminata anche l'assistenza sanitaria da effettuare presso presidi sanitari territoriali o medici di base, comprese le vaccinazioni obbligatorie.

A distanza di un anno alcune Prefetture segnalano la necessità di incrementare i servizi da garantire ai migranti: prima di tutto quelli che rientrano nel campo della sanità e della sicurezza delle strutture.

Nell'infografica l'evoluzione dei costi ammissibili dal 2018 al 2019. 

In particolare, attualmente i capitolati di gara prevedono:

  • per i centri fino a 50 posti, "l'impiego dei medico per una media di 4 ore
    all'anno per ciascun migrante e per un monte orario complessivo di 200 ore annuali a
    chiamata”, in questo caso il costo è rimborsato a parte rispetto al prezzo pro capite a base di gara.
  • per i centri con capienza superiore a 50 posti, "un presidio sanitario fisso secondo
    l’articolazione oraria indicata nella tabella della dotazione minima del personale in allegalo A" , minimo 12 ore a settimana (centri da 51 a 150 posti) e massimo 60 ore a settimana (oltre 1.500 posti). In questo caso il costo è incluso nella somma pro capite.

Per usare le parole del Ministero dell'Interno, i servizi sanitari e la vigilanza sono imprescindibili perché finalizzati a garantire  "la tutela della salute fisica e mentale dei richiedenti" che impone di adottare "misure idonee a prevenire ogni forma di violenza, anche di genere, e a garantire la sicurezza e la protezione dei richiedenti e del personale che opera presso i centri".

Difficile pianificare esattamente le ore necessarie per tradurre in pratica la tutela di cui si parla, necessario rivedere il piano dei costi in base alle effettive condizioni di salute dei migranti presenti nei singoli centri.

Nel corso dell'appalto, dunque, è possibile cambiare le carte in tavola inserendo nel contratto dei servizi supplementari: si tratta di una via praticabile solo rispettando specifiche condizioni e a patto che l'aumento del prezzo non ecceda il 50 per cento del valore del contratto iniziale.

Stesso discorso vale per la vigilanza, in questo caso sono due le vie possibili:

  • se l'aumento di personale da impiegare a fini di vigilanza è contenuto, le Prefetture
    possono aumentare l'importo del contratto fino a un quinto dell'importo;
  • se è necessario un incremento stabile del personale, si può ricorrere alla soluzione dei servizi supplementari.

Attualmente i fondi destinati ala gestione dei centri non cambiano: le soluzioni per superare lo stallo del sistema accoglienza intervengono a posteriori, per riproporre un bando che è rimasto deserto o per arginare le criticità di centri già operativi.

Ma il quadro delineato dalla circolare_del 4 febbraio 2020 del Ministero dell'Interno è critico e dipinge un sistema accoglienza in stallo che tiene in stand by le necessità dei migranti e rischia di essere un terreno fatto di sabbie mobili per le stesse Prefetture.

Rosy D'Elia
(12 febbraio 2020)

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