Eid al Adha, le celebrazioni dal 19 al 22 luglio

La Festa del Sacrificio, Eid al Adha è stata celebrata dalle diverse comunità musulmane tra il 19 e  il 22 luglio. È una delle ricorrenze più importanti per i fedeli musulmani, nella quale si ricorda l’episodio del sacrificio compiuto da Abramo attraverso la cerimonia e la preghiera. Come afferma anche Agar egiziana di seconda generazione e studentessa di storia dell’arte a La Sapienza, è la ragione della festa a essere determinante. E, come capita anche per le cerimonie cattoliche, il rischio è quello di dimenticare il motivo della celebrazione o di non attribuirgli il peso che merita. Pertanto, Agar ci tiene a ricordare che il sacrificio del montone ha un valore simbolico, in quanto si rifà a un evento riportato nel Corano: «Dio chiede ad Abramo di uccidere il suo primo figlio, Ismaele. Abramo obbedisce e cerca di tagliare la gola al figlio. Dio interviene e fa in modo che il coltello non tagli. Dio, ormai certo della fede di Abramo, gli chiede di sacrificare un montone e poi di distribuirlo fra la gente».

La Festa del Sacrificio vissuta in moschea o in famiglia

Youssef – marocchino di seconda generazione, di 23 anni, che studia ingegneria meccanica a La Sapienza – racconta che nelle moschee, per evitare il sovraffollamento, non si può stare uno accanto all’altro: «Mentre è caratteristico per i musulmani pregare uno di fianco all’altro. L’anno scorso è stata una festa Del Sacrificio ancora più restrittiva». Youssef ricorda di aver trascorso la festa passata in casa mentre quest’anno è stato in compagnia di amici, oltre che della famiglia.
Abramo invece si è recato, in occasione della preghiera mattutina dell’Eid, alla moschea di Centocelle. «Anche se nell’aria si percepiva la paura del virus, c’è stata molta affluenza. Rispetto all’anno scorso c’è stata più libertà di muoversi e anche maggiore leggerezza nell’aria». La preghiera si è svolta, come l’anno scorso, all’aperto.

La preghiera dell’Eid, il sacrificio e l’elemosina

La Preghiera della Eid si tiene la mattina alle 7, in aggiunta alle cinque preghiere giornaliere: «è consigliato svolgere la preghiera dell’Eid in gruppo, alla moschea, ma se una persona è impossibilitato a farlo va bene anche pregare in casa insieme alla famiglia» racconta Youssef.
Come ricorda Abramo, marocchino di seconda generazione di 27 anni: «ogni musulmano ha l’obbligo di dare a chi è meno fortunato di lui. Non puoi andare a letto se un tuo compagno muore di fame». L’elemosina, zakāt, è uno dei cinque pilastri dell’Islam. E il sacrificio del montone, che si compie nel primo dei tre giorni di festa, ha molto a che vedere con il concetto di carità: «Nell’Islam non è importante mangiare il montone ma è importane il suo sacrificio. Inoltre, è un obbligo distribuire la maggior parte dei pezzi di carne estratti dall’animale a coloro che non possono permetterselo», spiega Abramo.

I festeggiamenti nei paesi a maggioranza musulmana

Dopo la preghiera i musulmani fanno colazione tutti insieme. Youssef spiega che in Marocco si è soliti bere del the alla menta. A pranzo si mangia della carne, che può variare a seconda dei paesi. Come per il Natale e la Pasqua, per l’occasione ci si veste eleganti e ci si scambia dei regali. Anche se, sostiene Agar, nei paesi come l’Italia, cioè non a maggioranza musulmana, la pratica di scambiarsi i regali diventa più difficile. Nei paesi arabi la gente si riversa nelle strade, la musica le pervade e i tappetti vengono lanciati per terra così da poter contenere la grande folla che vi cammina sopra. In Europa vi è la commistione di più culture, di diversi modi di festeggiare le festività a partire dal Ramadan fino alla festa del sacrificio.

Marco Marasà
(24/07/2021)