Osservatorio mensile: sbarchi inizio 2023

Con il nuovo anno aumentano gli sbarchi dei migranti. Stando ai dati del Ministero dell’Interno, ammonta a 6.459 il numero totale delle persone giunte in Italia da gennaio 2023 fino al 10 di febbraio. Cifra che se paragonata a quella del medesimo periodo degli anni precedenti segnala un incremento: 3.304 migranti in più in relazione al 2022 e 4.226 migranti in più in comparazione al 2021.I Paesi di provenienza maggiormente dichiarati al momento dello sbraco sono: Costa d’Avorio, Guinea e Pakistan. 1.017 gli arrivi dalla Costa d’Avorio, 866 quelli dalla Guinea e 425 quelli dal Pakistan.
Considerati in percentuale, il 16% del totale dei migranti proviene dalla Costa d’Avorio, il 13% dalla Guinea e il 7% dal Bangladesh.

Accoglienza

Attualmente i migranti accolti in Italia sono 105.525, distribuiti sul territorio in strutture di diverso tipo:

145 le presenze segnalate negli hot-spot;
72.817 quelle registrate nei centri di accoglienza;
33.848 quelle nei centri SAI.

Al primo posto per numero di persone accolte la Lombardia, seguita da Emilia-Romagna e Piemonte. Ultima la Valle d’Aosta.

Nuove misure normative

Se i flussi migratori continuano a registrare incrementi, ciò che invece pare diminuire in modo esponenziale, di governo in governo, è la cura nei confronti dei meccanismi di accoglienza, i quali, lungi dal potersi considerare propriamente come tali, sembrano piuttosto volti a rafforzare strategie di controllo, andando cosi a ostacolare ogni possibile ingresso. Infatti, il Consiglio Europeo straordinario, tenutosi il 9 febbraio, si è concluso portando alla luce una politica migratoria che appare sempre più restrittiva: finanziare ulteriori iniziative di sorveglianza aerea, rafforzare il controllo delle frontiere, costruire muri. Queste le misure sposate. Proprio queste misure potrebbero essere la causa di scelte radicali da parte delle persone costrette al mare come il preferire rotte pericolose o l’optare per la protezione di trafficanti di esseri umani. Alla base, della linea adottata, una logica che tenta di gestire, con la “sicurezza”, il fenomeno migratorio, senza preoccuparsi di fornire nuovi canali di accesso legali e davvero “sicuri”. Assenti poi i riferimenti alle norme di solidarietà sulla redistribuzione. Vaghe le indicazioni sul coordinamento delle operazioni di salvataggio. Il problema, se l’obiettivo primario sia consolidare la protezione dei confini con infrastrutture, risorse e misure di sorveglianza, rimane la scarsa attenzione rispetto ai principi di tutela dei diritti umani. Per quanto la nostra premier possa dirsi soddisfatta forse il motivo della soddisfazione deriva più dalla capacità di ottenere il consenso europeo e quello di un popolo sempre più chiuso e “serrato” piuttosto che dall’adozione di normative efficaci ed efficienti.

Cleofe Nisi
(14 febbraio 2023)

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