Rete di solidarietà per la libertà di movimento degli stranieri

Muoversi liberamente in tutto il mondo è una prerogativa dei cittadini dei paesi democratici che muniti di passaporto, e eventualmente di visto, possono decidere di partire per lavoro o per svago e raggiungere qualsiasi meta nel mondo.
Una possibilità preclusa a tanti che avrebbero necessità di sportarsi a causa di guerre, dittature, catastrofi ambientali o solo perché alla ricerca di una vita migliore.
Per denunciare questa disparità di diritti e collaborare al superamento di questa differenza di prospettive è nata la Rete di solidarietà per la libertà di movimento, Freedom of Movement Solidarity Network, presentata a Roma nella sede dell’Associazione stampa estera il 15 maggio alle 15.

Rete di Solidarietà per la Libertà di Movimento: nascita

La Rete attualmente raccoglie dodici associazioni e diverse persone singole, da Linea d’ombra a Baobab Experience, da Sea Watch Italy a No Name Kitchen e a Refugees in Lybia, da Don Giusto Della Valle della parrocchia di Rebbio a Don Massimo della parrocchia di Vicofaro e altri ancora, che realizzano presidi di terra e di mare lungo le rotte di accesso all’Europa e supportano le persone in movimento.
Tutto è iniziato circa due anni fa a Rebbio, tra Como e il confine svizzero, quando attivisti di associazioni e ong hanno cominciato a incontrarsi con l’obiettivo di garantire quanto sancito dagli articoli 13 e 14 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:
“Ogni individuo ha diritto: alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato, di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese, di cercare e di godere in altri paesi di asilo dalle persecuzioni”.
“Il Manifesto per la libertà di movimento, presentato oggi, è un primo passo verso una assemblea internazionale che faremo a Rebbio il 29 e 30 giugno. Un incontro non solo con le associazioni che operano in Italia sulle rotte e sui confini, ma anche con organizzazioni impegnate in altri paesi europei” ha esordito Andrea di Baobab Experience. “L’intento è di collaborare anche nel timore, che in seguito alle prossime elezioni europee, possa arrivare tempi ancora più difficili per chi desideri spostarsi in direzione dell’Europa.”

Rete di Solidarietà per la Liberta di Movimento: aiutare chi è di passaggio

Da Lampedusa Luca precisa che “La volontà è di aiutare soprattutto chi arriva in Italia di passaggio, in movimento, per questo abbiamo pensato servisse una rete di fronte al network di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere europee. Supportare il viaggio di un popolo in movimento a cui le nazioni hanno dichiarato guerra, un popolo destinato a non avere terra. La volontà è stare a fianco alle persone in movimento, di ascoltare la voce di chi passa, di capirne le esigenze, di mettere in sicurezza coloro che sono in cammino, questo è quello che facciamo ogni giorno nel nostro stato ma anche al di fuori nelle diverse rotte” aggiunge Piero.
Le politiche securitarie hanno come unico risultato di aumentare l’illegalità e ottengono il contrario di quello che vorrebbero, favoriscono l’industria che fiorisce sull’immigrazione”.
David, portavoce Refugees in Lybia, arrivato in Italia da due anni, evidenzia come “la situazione in Libia e in Tunisia sia la diretta conseguenza delle politiche europee. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni va in questi paesi per stipulare accordi che bloccano la nostra libertà di movimento, la nostra umanità. In Tunisia e Libia le condizioni dei migranti sono peggiorate in seguito agli accordi. Mentre sarebbe importante rivedere le politiche europee che possano rendere di nuovo umani me e quelli come me. Questa situazione sminuisce la vostra democrazia che dovrebbe essere per tutti, a prescindere dal paese dal quale si proviene”

Il Manifesto sulla Libertà di Movimento

Il Manifesto sulla Libertà di Movimento che abbiamo sottoscritto come rete è in linea con la tutela  dei diritti universali che sancisce la possibilità di entrare in un paese diverso dal proprio. Lo spostamento deve essere riconosciuto a tutti in quanto cittadini del mondo, così come l’autodeterminazione del proprio progetto di vita” spiega Alice di Baobab illustrando il Manifesto sottoscritto da associazioni e individui che vogliono “combattere dal basso le politiche securitarie della UE che limitando la libertà di movimento costringono a viaggi sempre più pericolosi. Il tutto verrà attuato attraverso la presenza fisica sul territorio e in mare. I sottoscrittori del Manifesto sono contrari ai flussi, al Patto Europeo Migrazione e Asilo, alle repliche del modello libico e”conclude Alice  “ci  autodenunciamo come attori di azioni di supporto delle persone in movimento.”

Quanti sono e da dove vengono i migranti alle porte dell’Europa

Il numero di attraversamenti irregolari delle frontiere nell’Unione europea nei primi quattro mesi del 2024 è diminuito di quasi un quarto (23%) a circa 63.400.
C’è stato uno spostamento che ha portato i migranti in maggior misura verso le rotte dell’Africa occidentale,+375%, e del Mediterraneo orientale, 105%.
Nel 2024 le prime tre nazionalità arrivate in Europa, considerando tutte le rotte, sono: Siriani, Maliani e Afghani.
La rotta del Mediterraneo centrale che ha visto il maggior numero di attraversamenti irregolari nel 2023, sta avendo una tendenza al ribasso negli ultimi mesi, con 18.550 arrivi, in diminuzione rispetto ai 45.507del 2023, ma superiori rispetto ai 15.004 del 2022.
Va tenuto presente inoltre che Oim segnala che, dall’inizio dell’anno, sono stati intercettati in mare e riportati in Libia 5.207 migranti, di cui 4.694 uomini, 347 donne e 166 minori.
In diminuzione anche i rilevamenti lungo la rotta dei Balcani occidentali dove fino ad aprile si sono superati di poco le 7000 persone
Nel frattempo, la rotta dell’Africa occidentale registra 16.200 arrivi irregolari alle Isole Canarie nei primi quattro mesi dell’anno con un aumento molto lontano dai numeri degli anni precedenti.
Secondo Frontex “negli ultimi mesi i gruppi criminali coinvolti nel traffico di esseri umani in Mauritania hanno colto rapidamente le opportunità offerte dall’aumento della domanda da parte dei migranti sub-sahariani in transito nel loro paese cercando di entrare nell’Unione europea attraverso le Isole Canarie. I trafficanti di esseri umani stipano un numero crescente di migranti sulle barche di Cayuco, mettendo in pericolo ancora maggiore la vita delle persone a bordo”.
Come ci ricorda David, lui e quelli che come lui arrivano in Europa “portano sulla pelle i segni del viaggio” e nel cuore il ricordo di chi non ce l’ha fatta, per loro i nostri numeri sono nomi. L’OIM dichiara che sono 245 i morti e 324 i dispersi, in totale 569 persone scomparse nel Mediterraneo centrale dall’inizio del 2024 fino al 4 maggio. ll desiderio di una vita migliore produce anche questo, chissà se Il Manifesto sulla Libertà di Movimento fornirà uno spunto di riflessione ai polici che verranno eletti l’8 e il 9 giugno in Europa.

                                                                                                         Nicoletta del Pesco
(15 maggio 2024)

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