81°Mostra del Cinema di Venezia: Io sono ancora qui

Ainda estou aqui, Io sono ancora qui, di Walter Salles in concorso alla 81° Mostra del
Cinema di Venezia, si presenta come un film di denuncia storica sugli eventi relativi al periodo della dittatura brasiliana dei primi anni Settanta, ma al contempo vuole essere un campanello d’allarme sulla possibile deriva della situazione attuale.

Io sono ancora qui: autobiografia di famiglia e di Eunice madre coraggiosa

Trae origine dall’omonimo libro di Marcelo Rubens Paiva, storia autobiografica della
famiglia dell’autore e dell’inesauribile ricerca della verità portata avanti dalla madre. Verità
riguardo la scomparsa del padre Rubens, ex-deputato del partito trabalhista, destituito dal
proprio incarico in seguito al colpo di stato militare del 1964, portato in caserma per un
interrogatorio da cui non ha mai fatto ritorno.
Parlando di sua madre lo scrittore dice: «Non ha mai provato dispiacere per sé stessa. Né
voleva che noi provassimo dispiacere per lei. Di recente, una nuova frase piena di
significato è entrata nel suo repertorio, soprattutto quando un turbinio di emozioni la
travolge, una frase che esprime una gioia e un monito, nel caso qualcuno non lo avesse notato: Io sono ancora qui. Sono ancora qui.»
Ed è partendo da questo libro oltre che dai racconti e dalle emozioni vissute
personalmente che Walter Salles, amico di infanzia della famiglia Paiva, dà vita al film oggi
in concorso a Venezia.

Io sono ancora qui: la ricerca di chi è rimasto

Un lavoro, quello di Sales, durato sette anni che porta in scena una denuncia riguardo alla vicenda dei desaparecidos, con un punto di ingresso nuovo: la ricerca portata avanti da chi è rimasto. E così il film si sviluppa sull’antitesi tra il prima e il dopo. A fare da momento di frattura, l’istante in cui, inaspettati, i militari prelevano Rubens da casa, per non restituirlo più all’affetto dei suoi cari.
Un ritmo incalzante, vitale connota il prima: un’armonica rappresentazione dell’idillio familiare, padre, madre e cinque figli, e amicale con una luminosa spiaggia di Rio de Janeiro in una estate di inizio anni Settanta a fare da paesaggio stato d’animo. Armonia che avvicina lo spettatore, lo accoglie in famiglia, rendendolo parte del dramma che verrà.
Il dopo è  indagine e denuncia sul modus operandi del regime militare dell’epoca, sulle torture inflitte agli oppositori politici e sul clima di terrore imposto alle loro famiglie. Ma è anche un’ode alla figura di Eunice, la madre, che con inscalfibile dignità, ed instancabile tenacia porta avanti tanto la ricerca della verità riguardo le sorti del marito, quanto la missione di alleggerire, per quanto possibile, i figli dalla mancanza del padre.
Il finale lascia lo spettatore con l’amaro in bocca nel vedere che il lieto fine inseguito per
decenni dalla famiglia Paiva, si concretizza nell’ottenimento del certificato di morte del
padre. Verità raggiunta, che giungi sulle anime invase di tristezza e le schiari.

Rocco Ricciardelli
(2 settembre 2024)

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