Il Nawruz a Roma: tra memoria, musica e comunità

Due giornate, uno stesso spirito: a Roma il Nawruz si celebra tra musica, condivisione e partecipazione. Il nuovo anno persiano diventa così un’occasione per mantenere viva una tradizione antica e costruire comunità nel presente.

Tra simboli e musica: la serata del 21 marzo

Il 21 marzo, in via Ostiense, la sala si riempie di persone italiane, afghane e iraniane, pronte a festeggiare insieme l’arrivo della primavera. Al centro dello spazio, la tavola del Haft-Seen accoglie i visitatori, con sette elementi simbolici che rappresentano rinascita, vita e prosperità. La serata prosegue con una cena tradizionale e musica dal vivo. L’atmosfera cambia completamente quando iniziano i concerti: il pubblico ascolta, si avvicina e partecipa, lasciandosi trasportare dai suoni. Anche se i musicisti non sono afghani, portano sul palco una grande passione e rispetto per la cultura musicale afghana. “Questa musica è un dono che ho ricevuto da loro. Ogni volta che ho l’opportunità di restituire qualcosa, sono molto felice.” racconta Mathieu Clavel, musicista svizzero che suona il rubab, strumento tradizionale afgano.Suonare davanti a un pubblico afgano rappresenta per lui un momento speciale: non solo una performance, ma un modo per restituire qualcosa a una cultura che lo ha accolto. I cittadini afghani presenti mostrano grande entusiasmo e partecipazione: alcuni osservano attentamente gli strumenti, altri chiudono gli occhi per lasciarsi trasportare dalla musica, mentre le famiglie commentano tra loro i ritmi e le melodie, sentendosi vicini alle proprie radici e alla tradizione. “La musica è sempre stata e continuerà sempre a essere un ponte: dentro la musica c’è un cuore universale.”afferma Edward Feldman, percussionista statunitense, sottolineando il valore universale della musica.

Celebrare come atto di resistenza

L’evento è promosso da La Scuola di Herat in Esilio, un collettivo informale di persone di origini afghane, iraniane e curde. “Siamo un collettivo informale composto da persone di diverse origin. lavoriamo in modo inclusivo, aperto e partecipativo,” spiegano gli organizzatori. La serata è il risultato di un percorso condiviso fatto di incontri e pratiche musicali. Ma il significato della celebrazione va oltre:

“Celebrare Nowruz lontano dal proprio paese, per noi, è un atto di resistenza.

Il 22 marzo: la festa diventa comunità

Il giorno successivo, nello stesso spazio, il Nawruz assume una dimensione diversa. L’atmosfera è più familiare: protagonisti sono bambini e famiglie. Tra attività creative, disegni e momenti di danza, la festa diventa un’occasione di partecipazione attiva. Anche gli adulti si uniscono ai balli, creando un clima aperto e condiviso. In questo contesto, il contributo di Binario 15 è fondamentale: “Il ruolo di Binario 15 è stato principalmente di supporto alle attività dedicate ai minori, permettendo ai genitori di vivere la celebrazione con maggiore serenità.”

Tra memoria e futuro

Le due giornate raccontano due aspetti della stessa festa: da una parte la musica e la tradizione, dall’altra la comunità e la condivisione. A Roma, il Nawruz diventa così uno spazio vivo in cui culture diverse si incontrano, creando legami e nuove forme di appartenenza.

Maryam Barak (24 Marzo 2026)

Leggi anche:

Il Nawroz incontra la fine del Ramadan a Spintime

Il NowRuz di Shahnaz da tre anni lontana dall’Iran

NowRuz: storie, leggende e tradizioni