Kobane Calling: dopo quindici anni i curdi al punto di partenza

Kobane Calling è il titolo del libro del fumettista Zerocalcare, un racconto pubblicato nel 2016, frutto dei viaggi dell’autore nel Rojava per raccontare la resistenza dei curdi, popolo senza stato.
Sono passati dieci anni e l’attenzione del mondo su questi territori e sui curdi, un popolo, che ha tentato di mettere in opera un modello politico sociale di democrazia dal basso, dove viene riconosciuta la parità dei sessi, non parla più nessuno, o quasi, come pure non si citano più Kobane o Rojava.
Kobane Calling viene da ripetere, e sono benvenute tutte le iniziative che mantengono attivi i canali informativi sulle zone del mondo in guerra o rivolta, trascurate. A tale proposito il 5 Febbraio nella sala Caduti di Nassiria del Senato si è tenuto l’incontro ”Rojava sotto attacco: difendere la democrazia dal basso e la libertà delle donne curde” su iniziativa della senatrice Susanna Camusso e che ha visto intervenire accanto a diversi ospiti italiani attivi nel campo dei diritti, Gulala Salih, Presidente UDIK, Unione Donne Italiane e Kurde, che ha introdotto, in collegamento da Rojava, Ilham Ahmed, Responsabile Relazioni Estere Amministrazione Autonoma Nord-Est della Siria.

La situazione nel Nord Est della Siria

L’unificazione territoriale della Siria in corso negli ultimi mesi, dopo quindici anni di guerra civile, pesa sulle diverse componenti etniche e religiose della popolazione costretta a fuggire per sottrarsi alla guerra e alle violenze che questa comporta. Al momento sono soprattutto i curdi che vivono nel Nord Est del paese a subire le peggiori violenze, testimoniate anche da video diffusi online. Da inizio gennaio gli scontri si sono estesi ad Aleppo, città con forte presenza curda, e molti curdi sono dovuti fuggire. Le immagini evidenziano combattenti umiliate alle quali vengono tagliate le trecce tradizionali che poi sono esibite come trofeo di guerra. In poche settimane di combattimenti l’esercito di Damasco ha riconquistato la maggior parte del territorio che era in mano ai curdi.

La parola da Kobane a Ilham Ahmed

“Quello che sta accadendo in Rojava in questi giorni è un altro tentativo di genocidio del popolo curdo e di cancellazione della sua identità” dichiara  Gulala  Salih, prima di lasciare la parola a Ilham Ahmed dal Rojava “Noi nel Rojava avevamo creato un progetto tra arabi, curdi e siriani per la Siria intera, che come sapete è un mosaico di etnie e di popolazioni. Queste popolazioni hanno diritto di vivere insieme in pace, la nostra era un’idea di convivenza che coinvolgeva tutta la Siria, ma purtroppo si è realizzata una situazione diversa.
Infatti il 4 gennaio 2026 c’è stato un attacco a due quartieri a maggioranza curda nella città di Aleppo, è stata un’offensiva molto violenta con aggressioni gravi anche a livello umanitario, questa azione ha provocato centinaia di sfollati, di profughi che si sono spostati verso altre zone curde, ma l’attacco non si è fermato, si è spostato verso l’est Eufrate e ha coinvolto altre città. La stessa Kobane, che è stata un simbolo nella lotta contro contro Daesh, oggi è assediata, la popolazione non può lasciare il territorio ed è isolata dal resto della maggioranza curda del nord est.”

L’accordo tra il Governo di Damasco e le SDF

Per porre fine alla guerra civile e alle violenze il 30 gennaio il Governo di Damasco e le Forze Democratiche Siriane, SDF, a maggioranza curda, hanno firmato un accordo per la graduale integrazione delle forze armate centrali e dell’amministrazione dello Stato siriano nell’area autonoma curda.
Ilham Ahmed prosegue “Quello che noi vogliamo, quello che crediamo sia importante è mantenere i diritti umani in tutta la Siria, che vengano garantiti i diritti dei cittadini della Siria a prescindere dalla loro appartenenza etnica”.
L’accordo, redatto tra le due parti il 29 gennaio e firmato il 30 gennaio, comprende quattordici articoli e prevede quattro fasi, da attuare nell’arco di un mese, oltre a una quinta fase che implica impegni permanenti da entrambe le parti. Da questo 30 gennaio le terre abitate dai curdi ridiventano una regione della Siria dipendente dal governo di Damasco, e non più una regione autonoma.
L’accordo parte con una dichiarazione di cessate il fuoco duraturo e totale e con la sospensione di tutti gli arresti e i raid verificatisi nei tempi recenti. Le SDF, molto attive nella lotta a Daesh , avevano avuto, su mandato internazionale, la gestione dei campi e delle prigioni dove si trovavano rinchiusi i miliziani del Daesh e le loro famiglie e anche secondo l’accordo continueranno a gestire queste prigioni e a fornire supporto logistico per il processo di evacuazione.

Siti petroliferi e altri luoghi significativi

Sono previste modifiche nell’organizzazione dei siti significativi come i giacimenti petroliferi di Rmeilan e Suwaidiya che si trovano in quello che era il territorio dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est governata negli ultimi anni dai curdi, questi siti verranno consegnati al Governo centrale e i dipendenti civili saranno integrati nel Ministero dell’Energia. Analogamente l’aeroporto di Qamishli sarà consegnato all’Autorità per l’Aviazione Civile. Verrà inviata una squadra dell’Autorità portuale terrestre ai valichi di frontiera di Semalka e Nusaybin per attivare immediatamente i valichi, installare personale civile e impedire che i valichi vengano utilizzati per introdurre armi e stranieri da oltre confine.
Il governo siriano assumerà il pieno controllo di tutte le istituzioni civili nel Governatorato di Al-Hasakah, integrerà le istituzioni dell’Amministrazione Autonoma nelle istituzioni statali siriane e regolarizzerà l’impiego del personale civile che lavora in tali istituzioni.

Salvaguardare la parità di genere

“Gli articoli dell’accordo” spiega Ilham Ahmed “sono destinati soprattutto per la zona a maggioranza curda, ovviamente non ci sono solo curdi in quelle zone.  A noi interessa salvaguardare il ruolo della donna che deve essere chiaro e deve essere garantita l’uguaglianza di genere perché, come dicevo, non ci sono solo curdi ma anche arabi siriaci e altre comunità. Per attivare questo accordo è necessaria un’assunzione di responsabilità perché i decreti sono separati dalla Costituzione e la Costituzione è una garanzia più ampia per i diritti che stiamo cercando di ottenere”.

Lingua curda nelle scuole

L’accordo dice che sul piano educativo e culturale saranno riconosciuti e convalidati tutti i certificati scolastici rilasciati dall’Amministrazione Autonoma nella Siria nord-orientale. Il Ministero dell’Istruzione collaborerà per discutere il percorso educativo per la comunità curda e terrà conto delle sue specifiche esigenze educative.
Un’altra cosa importante” prosegue Ilham Ahmed “è il diritto all’educazione utilizzando la madre lingua. C’è stato un decreto dove si dichiara il riconoscimento della lingua curda con un insegnamento di due ore, nelle scuole, per chi vuole. Praticamente il curdo viene considerato come una lingua straniera, non è una madrelingua per i cittadini nella zona curda. Noi cerchiamo di garantire che i bambini curdi possano studiare in madrelingua tutto quello che riguarda l’educazione, ovviamente questo anche accompagnato con l’apprendimento di altre lingue, come l’arabo, il francese e l’inglese”.

Unità nella diversità

La sensazione che trapela è che ci sia un grande timore che possano esserci faide fra popolazioni di origini diverse e violenze e perciò si auspica la salvaguardia di tutte le minoranze presenti in Siria “ci sono tentativi di fomentare divisioni fra arabi e curdi, di creare conflitti e scontri, noi cerchiamo di mantenere calma la situazione e utilizzare vie diplomatiche. Teniamo chiusa qualsiasi porta che possa dividere le popolazioni. Nello stesso tempo ci sono tanti movimenti diplomatici che cercano di ottenere garanzie, che ci dovranno essere nella nuova Costituzione, perché quella attuale non rispecchia la Siria vera. È importante che si garantisca la particolarità delle diverse zone della Siria per mantenere sotto un unico ombrello tutte le etnie del paese.”

Sostegno e attenzione della Comunità Internazionale

“Compito dell’Occidente è vegliare sul rispetto dei patti e la garanzia dei diritti, è quindi importante che si continui a parlare fuori dalla Siria di quanto avviene nel paese, di come sono trattate le minoranze siano esse curde, alawite, cristiane o druse” e Ilham Ahmed termina con un appello “Qualsiasi iniziativa parlamentare, politica, civile all’estero per noi è un sostegno morale molto grande, siamo grati”.
Susanna Camusso a conclusione dell’incontro dichiara “Noi faremo in modo che non si spenga la luce sul Rojava e che si continui ad avere attenzione alle iniziative diplomatiche e politiche a sostegno al popolo curdo”.

Testo di Nicoletta del Pesco
Traduzione degli Accordi Ghiath Rammo
(7 febbraio 2026)

Leggi anche

Fotografie dal Kurdistan: la guerra contro i curdi spegne i colori

Curdi Siria: spunti di riflessione per non dimenticare

Siria 9 anni di guerra, intervista a Rula Amin, portavoce UNHCR