Stranieri nel mondo che cambia

I protagonisti delle manifestazioni di sabato scorso a Roma sono stati, oltre ai giovani No Kings contro la guerra e il dominio dei pochi, anche i migranti contro lo sfruttamento del lavoro e per i diritti.

uno striscione alla manifestazione di Roma. Da google
uno striscione alla manifestazione di Roma. Da google

Un segnale, questo, che la contrapposizione tra noi cittadini di origine italiana e loro, gli stranieri, risiede nella visione invecchiata di un mondo che non esiste più, a cui tuttavia molti restano attaccati. Ce lo dicono anche i numeri: le analisi dello IOM, agenzia ONU, prevedono che, a causa di guerre, diseguaglianze economiche, catastrofi ambientali

  • entro il 2050 i profughi e migranti climatici saranno circa 1 miliardo e mezzo;
  • entro il 2070 il numero crescerà oltre i 3 miliardi.

Da queste previsioni deriva la conclusione che siamo tutti stranieri nel mondo che cambia sia per la crescente mobilità di figli e nipoti sia perché chi resta si sentirà estraneo, spaesato, “fuori luogo”. L’unica certezza nel presente è che non possiamo più sentirci “a casa”, nella sicurezza di un’appartenenza. L’ “Europa dei diritti” appare debole e confusa, non più in grado di tutelarli, perché ha perso il diritto di sentirsi custode dei valori di democrazia con la guerra in Ucraina, l’assenza di una posizione chiara sulle atrocità in Palestina, il rischio di guerra globale che viene dal conflitto Usa/Israele – Iran.

Chi gestirà questi processi di cambiamento?

La risposta potrà emergere dall’ascolto degli esclusi e dall’impegno per costruire insieme un’alternativa. Dall’esperienza dell’estraneità, dello spaesamento e dalla consapevolezza di condividere un comune destino può scaturire un’indicazione per il futuro.
È ciò che scrive la dissidente politica e profuga turca Ece Temelkuran nel suo ultimo libro Stranieri come te. La nazione degli esclusi nel nuovo millennio: l’esule, straniero, profugo, emarginato, nuovo povero, espatriato… costituiscono una maggioranza silenziosa che ha i numeri per considerarsi una nazione: la Nazione degli stranieri.
In quest’epoca storica, scrive la Temelkuran, sono gli stranieri di tutto il mondo che possono fare da apripista della condizione umana e di una nuova “casa” politica, morale, economica. Ma serve l’impegno: non tanto la speranza quanto la determinazione a costruire un nuovo edificio politico.

Luciana Scarcia
30 marzo 2026