Il Festival delle Terre: protagonisti l’ecologia, i diritti e la sovranità alimentare

 

Prende il via l’8 Aprile, alla Casa del Parco delle Energie, nel quartiere Pigneto, la XVIII edizione del Festival delle Terre, quattro giorni di dibattiti e proiezioni dedicati a ecologia, diritti e sovranità alimentare, promossa dal Centro Internazionale Crocevia, associazione di solidarietà e cooperazione internazionale. Le proiezioni si sposteranno poi, a partire dal 9 aprile, al Nuovo Cinema Aquila. Quest’anno la rassegna, realizzata grazie all’ 8xmille dell’Unione Buddhista Italiana, è in collaborazione con l’ Area Ecologia della medesima associazione, e propone 14 film, fra lungometraggi e corti, una prima assoluta, due prime italiane e 8 proiezioni per la prima volta a Roma.
“Le proiezioni sono tutte ad ingresso gratuito, perché noi siamo testardamente dell’idea che il cinema deve essere per tutti” afferma subito Danilo Licciardello, direttore artistico del Festival. Ogni appuntamento sarà accompagnato da un aperitivo, non obbligatorio,  a sostegno del Festival. Un’occasione di convivialità per sostenere direttamente le attività del Centro Internazionale Crocevia e la realizzazione di questa iniziativa indipendente.

Festival delle Terre: la promozione dei documentari indipendenti

“I lavori presentati arrivano da tutto il mondo. Diamo spazio alle opere delle piccole produzioni indipendenti, che faticano a trovare posto in un circuito commerciale che non sempre premia la qualità. Promuoviamo incontri con gli autori dei film, che partecipano numerosi alle giornate del Festival; Oltre alle proiezioni, le nostre giornate prevedono conferenze e i laboratori incentrati sulle problematiche nelle quali da sempre Crocevia è impegnata” continua Danilo, “come la difesa dei diritti collettivi sulla terra, contro il landgrabbing – l’accaparramento di terre da parte delle multinazionali, governi e investitori esteri, nei paesi in via di sviluppo – la crisi alimentare e il diritto al cibo.”

Centro Internazionale Crocevia: la difesa dei popoli natii

Le prime edizioni del Festival risalgono ad una ventina d’anni fa, c’erano pochi film e non c’era una direzione artistica. Erano delle vere e proprie assemblee di villaggio” racconta Danilo, andando indietro con la memoria, “erano incontri per addetti ai lavori della cooperazione, anche il nome era diverso: festival delle Terre. Premio internazionale della biodiversità, perché si occupava principalmente della biodiversità, uno dei temi cari a Crocevia, e dei suoi protagonisti, cioè i piccoli contadini che praticano questo tipo di agricoltura. Da sempre Crocevia, l’ONG laica più antica d’Italia, nata nel 1958, come supporto alla resistenza anticolonialista, è impegnato a dare voce ai popoli nativi: altri stranieri poco conosciuti e poco rappresentati. Con il tempo, il nostro interesse si è esteso anche ad altri argomenti, ma si è mantenuta l’idea di far conoscere i popoli nativi e le loro battaglie per custodire le foreste, i fiumi e i laghi, i mari dove vivono e lavorano. Il nostro lavoro consiste nell’andare a ricercare,  molto prima del Festival, i documentari prodotti direttamente da loro, che con il tempo si sono digitalizzati e affinati, creando produzioni esteticamente belle.”

Festival delle Terre: come nasce l’idea

“Inizialmente Crocevia si è occupato di produrre audiovisivi, per dare voce all’idea di cittadinanza del mondo. Negli anni ottanta del secolo scorso, grazie alla cooperazione con le Nazioni Unite e la FAO, si sono fatti progetti per sostenere vari tipi di resistenze locali, come quella palestinese o quella del sud Africa dell’Apartheid, esportando le proprie conoscenze. Si sono fatti corsi di alfabetizzazione video con lo scopo di favorire l’auto rappresentazione. Così, molto dopo, nasce l’idea del Festival. Crocevia ha voluto fornire alle comunità locali gli strumenti per autorappresentarsi.” spiega ancora Danilo. “Dalla produzione di audiovisivi nasce anche il progetto della mediateca di Crocevia: una collezione di quasi 2000 audiovisivi a disposizione di chiunque sia interessato ad approfondire le tematiche della solidarietà internazionale, dell’agroecologia e dei diritti umani.”

Il mercato del documentario a tema ambientale

“In tutti questi anni si è creato un mercato del documentario a tema ambientale, perché se ne parla molto di più, ma i protagonisti non sono i popoli natii, spesso dietro a queste produzioni c’è una visione eurocentrica, si parla di temi che si conoscono poco e i protagonisti il più delle volte non ne beneficiano: sono prodotti fatti per noi.” Afferma il direttore del festival delle Terre, consapevole sicuramente del fatto che qualsiasi tema, quando viene cavalcato dal marketing, corre il rischio di trasformarsi in un fenomeno di moda.

Il festival delle Terre: la partecipazione degli studenti

“Quest’anno abbiamo anticipato il festival al mese di aprile per permettere alle scuole di partecipare.” Ci svela contento Danilo. “Dopo qualche anno, i ragazzi tornano ad essere spettatori di un film, che sarà proiettato venerdì mattina 11 aprile, che apparentemente non c’entra nulla con i nostri temi: Medma non si piega, di Gianluca Palma. Questo film parla di Rosarno, Medma è il nome greco della città, della Piana calabrese di Gioia Tauro e il film parla dell’omicidio di Peppe Valarioti, dirigente del Partito comunista e vittima di ‘ndrangheta, nei primi anni ‘80. La storia narra di quando il P.C.I. e la C.G.I.L. dell’epoca davano una mano all’occupazione delle terre, contribuendo alla nascita delle cooperative agricole.” racconta ancora Danilo Licciardello. “La storia di Peppe Valarioti è legata indissolubilmente a quel movimento contadino, dei braccianti e raccoglitrici di olive: una vera lotta collettiva contro la ‘ndragheta. Il dibattito che seguirà cercherà di restituire ai ragazzi un’immagine di una Calabria che non conoscono.”

Il Festival delle terre e la causa palestinese

”Crocevia sostiene la causa palestinese dalla prima intifada, il tema della difesa degli agricoltori palestinesi non è mai mancato nel nostro festival” racconta ancora Danilo.  “Siamo in costante contatto con l’ UAWC – l’Unione dei comitati del lavoro agricolo palestinesi- colpiti in quest’ultimo anno, per ben due volte, dalla guerra di Israele, che ha bombardato la loro casa delle sementi.” Com’è noto, Israele, nelle zone agricole della striscia di Gaza, ha applicato massivamente pesticidi chimici, distrutto la fertilità del suolo e le piantine, così che i contadini non cercassero più di coltivare quelle terre. L’uso della fame come arma di guerra. “Abbiamo compiuto con l’aiuto di agronomi alcune missioni in Palestina per portare via alcuni semi e custodirli in terra da noi, con la speranza che un domani si possano riportare indietro.”  Prosegue il direttore del festival “ Il 10 aprile, dopo le proiezioni di Strangled, di Saida Hamad e Laura Menchaca Ruiz, per la prima volta a Roma, e  The Seed generation, di Giacomo Fausti e Laila Hassan, ed il panel  con i rappresentanti della comunità palestinese, verrà lanciata anche una raccolta fondi per la ricostruzione della casa delle sementi.”

Il popolo Inuit e il popolo Sami

“Quest’anno le proiezioni racconteranno anche di popoli molto poco conosciuti, come gli Inuit groenlandesi e il popolo dei Sami, stanziato principalmente in Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. I primi vengono raccontati dal documentario Entropy di Inuk Jørgensen, proiettato il 9 aprile, che affronta la minaccia del cambiamento climatico sulla calotta glaciale groenlandese,  sulle terre rare e sul legame tra la terra del ghiaccio e gli Inuit che vi abitano. Argomenti di grande attualità da quando il Presidente degli Stati Uniti, Trump, ha manifestato l’intenzione di annettere la Groenlandia.” Commenta Danilo. “Molto interessante anche il film di Iara Lee, regista che seguiamo da anni, The Sami song of survival: Indigenous Activism on the Northern Frontier, sui Sami e la loro resistenza ai vecchi e nuovi colonialismi.”

Il cambiamento climatico il cibo, le migrazioni

Il cambiamento climatico sta trasformando l’ecosistema e causa eventi estremi come siccità, innalzamento dei mari e perdita di biodiversità, che rendono inabitabili intere zone del nostro pianeta. Questi fenomeni forzano milioni di persone, definite migranti ambientali, a emigrare, con stime che prevedono centinaia di milioni di sfollati entro il 2050 a causa della crisi climatica. “Molto importanti, i film della rassegna che si occupano di cambiamento climatico“ prosegue Licciardello “ Dry Sicily – Appunti dalla frontiera climatica, proiettato giovedì 9 aprile, di Nunzio Gringeri e Mauro Mondello, che parlano di Messina, una città dove c’è pochissima acqua da anni, interi quartieri sono riforniti dalle autobotti. Il film affronta il problema del cambiamento climatico associato al problema idrogeologico. Con poche immagini ci mostra le difficoltà quotidiane che già affrontano i siciliani e che andrebbero affrontate dalla politica, per evitare che peggiorino, invece di pensare ad opere faraoniche come il ponte sullo stretto.” Poi commenta. “Invece, Bloodline di Wojciech Węglarz, film polacco vincitore del festival cinema ambiente di Torino, s’intreccia con il tema delle migrazioni. Narra del muro costruito nella foresta di Białowieża, al confine tra Polonia e Bielorussia, per bloccare i migranti che arrivano nell’Unione Europea, e sulle conseguenze delle attività umane sulla natura della foresta più antica d’Europa. Il regista, attraverso le immagini di un bisonte disorientato perché separato, a causa del muro, dal suo branco, diventa testimone di eventi drammatici. Rappresenta la metafora della follia di costruire muri nel terzo millennio” dice ancora Danilo.

Come nutrire il Pianeta: sistemi alimentari e agroecologia

 “Anteprima assoluta dell’ultima sera del Festival, Come nutrire il Pianeta di Francesco De Augustinis, giornalista e documentarista” svela, infine, il direttore artistico. “Un importante lavoro giornalistico che si concentra sui sistemi alimentari e sull’agro ecologia che, a sua volta, deve confrontarsi con il cambiamento climatico.  Un viaggio nello spazio e nel tempo, per scoprire come rispondere a una delle più importanti domande a cui siamo di fronte in questa epoca: come faremo a nutrire il Pianeta, con una popolazione in crescita proiettata a raggiungere quasi 10 miliardi di persone, e le risorse naturali già sotto stress per l’attività dell’uomo?”.

Nadia Luminati
(7 aprile 2026)

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