Non più invisibili. Il mondo sarà interculturale

Flai-Cgil: il lavoro dei migranti

Le notizie degli ultimi giorni sulla strage dei migranti in mare rendono ancora più urgente un cambiamento delle politiche migratorie europee e italiane, oggi improntate a respingimenti, reclusione in campi di concentramento (Albania), penalizzazione delle Ong.

Migrante al lavoro. Fonte Openpolis
Migrante al lavoro. Fonte Openpolis

Gli immigrati, che si vogliono “invisibili”, sono una presenza significativa in settori importanti dell’economia e della società, come hanno dimostrato con la partecipazione alla manifestazione No Kings a Roma del 28 marzo scorso, esprimendo la volontà di contare e di affermare il diritto a un futuro libero da sfruttamento, razzismo, guerre.

Il sindacato Flai-Cgil e gli “invisibili” alla manifestazione No Kings

“Il tema migratorio — spiega Matteo Bellegoni, capo dipartimento Politiche Migratorie e Legalità di Flai-Cgil — ha sì una sua specificità che richiede di non essere oscurata, ma è connesso con i grandi temi del nostro tempo globale: cambiamento climatico, guerre, diseguaglianze, sfruttamento del lavoro. E i migranti sanno sulla loro pelle che significa guerra, schiavitù, razzismo. Infatti alla manifestazione di Roma hanno partecipato più di 400 lavoratori di origine straniera venuti da tutta Italia, a spese proprie”.

La presenza degli immigrati nel mondo del lavoro

I lavoratori stranieri sono il 10,5% del totale degli occupati, così suddivisi:

  • 18% nel settore agroalimentare,
  • 15/16% in edilizia,
  • più del 15% in alberghi e ristoranti.

“Non solo — continua Bellegoni — contribuiscono alla tenuta del sistema pensionistico, ma senza di loro interi settori produttivi non potrebbero sopravvivere. Perseguire una politica che anziché tutelare la dignità delle persone, le esclude e marginalizza significa andare contro la realtà e contro una prospettiva di crescita e benessere per tutti. Dobbiamo fare i conti con politiche demagogiche e irrealistiche, che praticano la deportazione (Usa di Trump) o sono tentate da concetti come la remigrazione (Europa e Italia). Segnali molto preoccupanti per la tenuta stessa della democrazia”.

Il lavoro della Flai con i migranti

“Da anni abbiamo creato dei gruppi “Le brigate del lavoro” e andiamo nei campi dove facciamo un lavoro di informazione sui diritti dei lavoratori immigrati e sulle leggi italiane, ma anche di controllo, che porta talvolta a denunce, sul trattamento che ricevono. Siamo presenti in tanti campi in Sicilia e Calabria, a Pordenone, nella provincia di Latina…. E questo lavoro lo facciamo in rete con altre organizzazioni del Terzo Settore”.

Necessari cambiamenti positivi nelle politiche migratorie

“Per troppo tempo il tema della sicurezza ha dominato nell’opinione pubblica e si è lasciato il campo a false idee, tipo: gli stranieri rubano il lavoro; prima gli italiani; si impegnassero a casa loro ecc. Da qui i campi di reclusione in Albania, gli hotspot alle frontiere, i mancati o tardivi soccorsi dei naufraghi, la penalizzazione delle Ong. È mancato il coraggio di misurarsi su un tema complesso e indubbiamente difficile come l’immigrazione. Ma la realtà si impone: secondo uno studio del 2023 della Fondazione Di Vittorio il tasso di occupazione è tra i più bassi in Europa (meno del 60%) a causa anche del calo demografico. Ciò significa che avremo un grande bisogno di immigrati in tutti i settori della vita economica e sociale; è da miopi non vedere la realtà delle cose. Altro che CPR ed espulsioni! Non c’è alternativa a un mondo interculturale“.

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Luciana Scarcia
3 aprile 2026