Ci sono storie che devono essere raccontate, perché non si esauriscono nel racconto ma continuano a vivere, e pulsano di tutte le vite intrecciate che le hanno prodotte, un amalgama che ricorda quanto tutto, noi stessi, siamo interconnessi e frutto di scelte, azioni, pensieri, geografie apparentemente lontanissime.
Una storia che ne racchiude tante e merita di essere raccontata è quella dell’Orchestra del Mare nata grazie al progetto Metamorfosi, che ha saputo trasformare il legno delle imbarcazioni arrivate a Lampedusa cariche di migranti in strumenti musicali, coinvolgendo un gruppo di detenuti del laboratorio di Liuteria e Falegnameria della Casa di Reclusione Milano-Opera.
Metamorfosi: la trasformazione del legno arrivato dal mare
Metamorfosi è un progetto ideato da Arnoldo Mosca Mondadori con l’Associazione Casa dello Spirito e delle Arti.
Il legno di cento barche, arrivate sulle coste di Lampedusa cariche di migranti, incrostate di salsedine, impregnate di paura e recuperate grazie a un accordo straordinario con l’Agenzia Accise e Dogane e Monopoli di Stato e il Ministero degli Affari Interni, diventa la materia da cui partire per diventare altro, per trasformarsi. All’inizio in oggetti sacri, croci.
Una di queste croci giunse a Roma a casa di Ennio Morricone, il celebre compositore ne rimase profondamente scosso. Da quell’emozione nacque il brano La voce dei sommersi, scritto come immediata reazione dell’anima di fronte alla realtà. Anche se nessun legno di imbarcazione era ancora diventato strumento musicale e l’idea dell’Orchestra del Mare ancora non esisteva, Morricone lo aveva già caricato di note, gli aveva già dato una voce. Una cosa analoga l’aveva fatta nel 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, quando aveva composto Voci dal silenzio, o in seguito alla morte di Giovanni Paolo II, recuperando i suoi testi.
Dare una voce al legno arrivato dal mare
E se quel legno diventasse musica, trasformandosi in strumento musicale?
Il primo fu un violino, realizzato nel laboratorio di liuteria del Carcere Opera di Milano. Venne suonato per la prima volta in Vaticano nel febbraio del 2022 da Carlo Maria Parazzoli, primo Violino dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, alla presenza di Papa Francesco che benedisse il violino e chiese, come argentino, se quel violino un giorno avrebbe mai suonato Piazzolla. Parazzoli aveva suonato un brano per violino solo scritto per l’occasione da Nicola Piovani.
Il legno delle barche che avevano portato i migranti a Lampedusa con il tempo riprese vita in altri strumenti, anche questi realizzati all’interno del Carcere di Milano sotto la guida del maestro liutaio Enrico Allorto, un quartetto d’archi che suonò per la prima volta proprio al Quirinale nel 2022, con il violoncello uscito appena due giorni prima dal laboratorio di Opera ed eseguito dal quartetto Henao di Santa Cecilia.
Metamorfosi continuò a crescere e nacque una vera e propria “Orchestra del Mare”, coinvolgendo anche il Penitenziario di Monza, Rebibbia e quello di Secondigliano, specializzato in chitarre acustiche ed elettriche, mandolini e strumenti della tradizione partenopea.
Diretta per la prima volta da Riccardo Nuti proprio a Lampedusa nel 2024 e poi all’interno del Carcere di Opera nel 2026, altri prestigiosi “ambasciatori musicali” si sono aggiunti nel tempo, portavoce di un progetto collettivo che intendeva non soltanto ricordare, ma anche proseguire una storia diversa, una storia di speranza e di riscatto anche per gli stessi carcerati. Un violoncello è stato donato a Giovanni Sollima, che esordirà alla fine di quest’anno con un brano scritto appositamente per l’Orchestra del Mare, un altro a Mario Brunello, una chitarra elettrica è stata donata a Vasco Rossi, una acustica a Sting ed un’altra ancora a Patty Smith, che l’ha suonata a proprio a Roma.
La storia dietro il suono
Lo strumento musicale non è un oggetto, è un soggetto, una creatura che suona assieme al musicista, che risponde al suo tocco ma che deve essere a sua volta assecondato. Negli Strumenti del Mare si intrecciano tutte le storie che si sono sommate: del mare e del viaggio, della speranza e del dolore, del carcere, di chi li ha trattati e costruiti e di chi li poi ha suonati, di tutte mani che hanno toccato il legno, di chi lo ha dipinto, del sole e del vento, di tutta l’infinita catena di interdipendenze, di vite, persone, luoghi, sogni, pensieri e progetti che si sono manifestati. Tutte gli oggetti, anche i più semplici, portano un bagaglio potenziale di storie. Alcune sono solo più ricche, più belle.
Vedere le storie ascoltando la musica
Su Rai Radio 3 è possibile ascoltare la registrazione del concerto che si è tenuto alla Cappella Paolina del Quirinale il 21 giugno con gli Strumenti del Mare suonati dal Quartetto Pessoa, in occasione della Giornata Internazionale della Musica, dal titolo “Gli strumenti del mare: voci e suoni migranti”. Un tributo a Ennio Morricone, Astor Piazzolla, Nicola Piovani e lo stesso Tommaso Quaranta, il giovane pianista che alla fine del concerto ha provato a parlare anche di pace.
Non solo un bel concerto da ascoltare, ma anche una storia. Perché la storia di questi strumenti è stata prima raccontata con garbo da Stefano Catucci, che introducendo il concerto ha saputo aprire spazi di immaginazione, geografie più ampie all’interno delle quali possono prendere vita immagini e i suoni caricarsi di significato.
Le scene iconiche dei film per le quali le musiche erano state scritte, quelle drammatiche di imbarcazioni fragili in balia delle onde, il mare bello e terribile, volti stremati, le tante mani che quel legno l’hanno toccato e trasformato, le vite immaginate di chi, dall’interno di un carcere, ha saputo creare musica e bellezza, l’emozione sul volto dei musicisti che abbracciano uno strumento che pulsa ancora di vita e racconta.
Natascia Kelly Accatino
(27 luglio 2026)
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