Sono passate, ormai, 3 settimane da quella notte del 29 luglio, quando, a causa di un principio d’incendio, il palazzo occupato di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme, è stato fatto evacuare dai suoi abitanti e, dichiarato inagibile, è stato posto sotto sequestro. Eppure il presidio permanente messo in campo dagli attivisti di Spin Time Labs, è sempre lì. Sono una comunità coesa che resiste, nonostante i problemi sanitari insorti per il caldo, la mancanza d’acqua e dei generi di prima necessità. Sono una comunità che accoglie e che produce ancora, come può, cultura, arte, momenti di confronto e dibattito soprattutto sui diritti.
L’associazione Nawroz per non dimenticare l’Afghanistan
In quest’atmosfera, di fronte ad un pubblico composto non solo dagli sfollati, ma anche dai tanti abitanti del quartiere che hanno sempre frequentato e sostenuto la realtà di Spin Time, l’Associazione Nawroz ha organizzato, il 18 agosto, un momento di riflessione per ricordare il quinto anniversario della caduta dell’Afghanistan nelle mani dei Talebani. In una serata romana meno torrida rispetto alle altre, gli attivisti e artisti dell’associazione, hanno letto testimonianze di donne e studentesse, recitato la poesia “Il mio grido” di Nadia Anjuman, poetessa afghana uccisa dal marito nel 2005, dato vita alla performance di un’artista, Golì Azad, che il 15 agosto 2021, all’arrivo dei Talebani, era nel suo paese e attraverso l’arte sta cercando di elaborare il trauma subito. Infine è stato proiettato, non senza qualche perplessità, il film In Her Hands, anno 2022, prodotto da Hillary e Chelsea Clinton. Il film narra la storia di Zarifa Ghafari, la sindaca più giovane e prima donna a ricoprire tale carica in Afghanistan, durante il caotico ritiro delle truppe americane e il ritorno al potere dei talebani.
Spin time e il sostegno alle comunità migranti
L’artista e attivista dell’Associazione, Morteza Khaleghi, presentando l’evento, che ha avuto come tema soprattutto i diritti negati alle donne afghane, ha sottolineato come non esista luogo più adatto di Spin Time, per parlare di diritti violati. “Siamo qui per denunciare questo regime disumano, la continua violazione dei diritti umani. Ogni anno organizziamo delle attività per non dimenticare il giorno in cui i Talebani hanno ripreso il potere, quest’anno siamo qui per esprimere solidarietà a Spin Time che è un luogo importante per noi, perché ha sempre sostenuto concretamente la nostra comunità e tutte le comunità straniere che cercano uno spazio in questa città.” Nel frattempo la comunità afgana dell’associazione ha cucinato per tutti del cibo tipico, il Kabuli Palao, riso basmati con verdure, frutti di cardamomo ed uvetta, che viene distribuito gratuitamente ai presenti.
I divieti imposti alle donne afghane
Due attiviste leggono poi una lista interminabile di divieti in vigore attualmente per le donne, che colpiscono non solo il loro modo di vestire ma ogni sfera della vita pubblica, sociale e civile e mettono quasi in discussione la loro stessa esistenza. Dal divieto di lavorare fuori casa, che vale per tutte le professioniste, solo alcune, medici e infermiere hanno il permesso di lavorare in alcuni ospedali, al divieto di svolgere qualsiasi attività fuori casa se non accompagnate da un mahram: un parente stretto di sesso maschile. Dal divieto di frequentare scuole ed università, all’obbligo di indossare il burqa, che le copre da capo a piedi. Sono previste frustate, botte e violenza verbale per le donne non vestite secondo le regole o che non hanno le caviglie coperte. Dal divieto di usare cosmetici: donne sorprese con le unghie laccate hanno subito l’amputazione delle dita, al divieto di ridere ad alta voce, di far sentire la propria voce, di portare tacchi alti, perché producono suono quando camminano. Dal divieto di praticare sport o di entrare in un centro sportivo, al divieto di indossare vestiti con colori vivaci e d’incontrarsi in occasione di feste o per scopi ricreativi. Dal divieto di apparire sui balconi delle loro case all’obbligo di oscurare con la pittura tutte le finestre perché non siano viste dall’esterno. E ancora, hanno il divieto di viaggiare sugli stessi bus pubblici degli uomini, di usare bagni pubblici, di fotografare o filmare. Vietato a tutti pubblicare foto di donne nei giornali o di appenderle nei negozi ed ai negozianti di esporre manichini femminili. I negozianti di Herat sono stati costretti a decapitare i loro manichini.
Afghanistan: i diritti negati di tutti
Per tutti, donne e uomini è poi vietato ascoltare musica, guardare film, televisione e video, qualsiasi forma di gioco o intrattenimento o tenere uccelli e far volare aquiloni Sono state bandite ricorrenze tradizionali e internazionali, come, il 21 marzo, Nowruz, il capodanno afghano, considerata festa non islamica e il 1 maggio, la festa dei lavoratori, perché considerata comunista. Divieto di festeggiare anche S. Valentino, la festa degli innamorati. Gli uomini sono stati obbligati a tagliarsi i capelli e indossare vestiti islamici, e a lasciare crescere le loro barbe. Tutti gli studenti devono portare un turbante. Tutti sono obbligati a pregare nelle moschee 5 volte al giorno. Chiunque sarà trovato a leggere libri proibiti sarà punito con la morte. Chi si converta dall’Islam ad un’altra religione sarà punito con la morte. Le minoranze non musulmane devono portare un contrassegno distintivo o cucire un pezzo di tessuto giallo sul vestito. Inoltre è previsto il controllo del diritto riproduttivo.
Impressionante la somiglianza, di questi ultimi obblighi talebani, con le regole imposte dai nazisti alla popolazione ebraica.
La testimonianza di un’ attivista afghana
Un’attivista legge, in inglese, un appello rivolto a tutti “Quando parliamo di Afghanistan spesso parliamo delle donne private del diritto allo studio e al lavoro, ma il problema è molto più grande. Parliamo di un’economia devastata, di una generazione che sta perdendo le proprie opportunità di istruzione e di crescita. Della perdita di persone istruite e qualificate. Di una società sempre più isolata dal mondo. Di una cultura in cui l’uguaglianza di genere, la libertà e la partecipazione sociale vengono progressivamente cancellate. Parliamo di milioni di persone costrette a lasciare il proprio paese. Eppure ho la sensazione che quanto è accaduto stia diventando una storia vecchia, e questa è la cosa più pericolosa, la normalizzazione di una tragedia. Sono passati 5 anni ma per il popolo afghano la crisi non è finita e noi siamo qui per testimoniarlo.”
Sabina Guzzanti e Spin Time
Seduta su una panca di legno, accanto a Paolo, uno storico attivista di Spin Time, tra il ritmo incessante dei tamburi di ragazzi e ragazze, che sottolineano con la musica ogni evento della giornata, c’è l’attrice e regista Sabina Guzzanti, amica autentica di Spin Time. L’artista, fin dai primi giorni, ha dato sostegno al presidio permanente e alle famiglie coinvolte. “Sono affezionata a questo posto ed ho preso a frequentarlo assiduamente quando ho girato su questo spazio il mio film documentario. Ci ho lavorato più di un anno e qui sono nati legami d’amicizia, è un posto fantastico, perché incontri persone vere, simpatiche, mangi e vedi spettacoli stupendi. Dal punto di vista culturale sarebbe un danno enorme alla comunità se terminasse per sempre” afferma Sabina, con una nota di rammarico. “Per il Governo questo luogo è un simbolo da abbattere mentre per le opposizioni non lo è abbastanza” afferma poi, riflettendo, “Per loro, probabilmente, quando si parla di cultura si parla di veicolarla dall’alto verso il basso, organizzare spettacoli. In verità invece fare cultura significa praticarla, avere delle sale prove per fare teatro, la cultura cresce quando fa parte della vita di tutti non quando è un affare di marketing.”
Le emergenze, i numeri dei ricollocali
Ogni giorno Spin Time Labs pubblica sul suo sito social i numeri delle persone ricollocate al 18 di agosto sono stati ricollocati in alloggi temporanei 251 persone: 88 nuclei familiari su 127. Ma la collocazione degli sfollati in alloggi temporanei del Comune o della Caritas non è privo di problemi. A parte, infatti, un nucleo di persone fragili che hanno trovato posto in una struttura vicina allo stabile, chiamata Domus, gli altri hanno dovuto abbandonare il quartiere per zone periferiche e municipi distanti come Ostia, Infernetto e Castel Fusano. “Ad oggi sono rimasti una quarantina di nuclei familiari” racconta Paolo, che affaticato ma anche arrabbiato, mostra le foto che ha sul cellulare di bambini morsi dalle cimici, negli alloggi temporanei forniti dal Comune. “Abbiamo chiesto immediatamente che venga fatta una disinfestazione. La segretaria del Sindaco ci ha garantito che una è già stata eseguita ed altre sono in corso.” Inoltre le sistemazioni hanno suscitato proteste e creato problemi a chi lavora, perché alla fine chi lavora qui, anche se alloggia altrove, è qui che torna.
I bambini di Spin Time
Anche per i bambini il discorso non è diverso “Ricordiamo che tutti i minori che alloggiavano a Spin Time erano iscritti a scuola. Per questo motivo, molte famiglie con bambini hanno scelto di rimanere di fronte al presidio permanente, dormendo in alloggi di fortuna, per consentire ai propri figli di non perdere i rapporti scolastici costruiti nel quartiere” racconta Marco, un altro attivista. “Se non ci fossero loro non ci sarebbero nemmeno molte classi, per questo le insegnanti vengono e hanno fatto un comunicato al Provveditorato. Spin Time è radicato all’interno della comunità dell’Esquilino.” Sono rimasti più di una quarantina di bambini, con le loro famiglie e si notano, tra le tende e la strada. Chi gioca, chi dipinge o si fa dipingere il volto dalle ragazze del presidio, chi sonnecchia in tenda e sopravvive come può, tra lo stupito e il divertito, alla situazione insolita che vive ormai da settimane.
Spin Time: il diritto all’abitazione
“Tutte queste persone hanno diritto ad un’abitazione, tutti loro posseggono i requisiti per stare in graduatoria per un alloggio pubblico e la soluzione abitativa che gli abbiamo offerto noi ha alleviato i costi anche per la società, perché sostentare 400 persone qui dentro ha rappresentato un costo notevole che non ha gravato sulle spalle della società” afferma ancora Marco, con convinzione. In attesa che finiscano le collocazioni degli sfollati, previste per il 24 agosto, ci sarà un nuovo vertice tra Spin Time e Comune, si ragiona sulle possibili strade. Una è quella di lanciare un avviso pubblico e ottenere con questa strada l’acquisizione dell’immobile. Il presidio di Spin Time Labs non si arrende. Ha già in programma una manifestazione per il 19 settembre ed un’Assemblea pubblica per il giorno dopo, il 20 settembre. Perché, come dicono i suoi ragazzi, Spin Time è ora, la casa è un diritto, non dobbiamo cedere alle speculazioni. Spin Time deve tornare pubblica.
testo e foto di Nadia Luminati
(20 agosto 2026)
Leggi anche:
Spin Time Labs: dall’incontro dei movimenti popolari allo sgombero
L’assemblea pubblica per dire no allo sgombero
L’incontro mondiale dei movimenti popolari a Spin time Labs












