Il Global Refugee Forum Progress Review si è tenuto a Ginevra dal 15 al 17 dicembre. Si tratta di una riunione nata con lo scopo di monitorare i progressi fatti in vista del Global Refugee Forum 2027. Tra i diversi attori ha partecipato anche la Fondazione Scalabriniana.
Che cos’è la Fondazione Scalabriniana?
Fondata nel 2022, “la Fondazione Scalabriniana è un’organizzazione internazionale non governativa, espressione dell’impegno sinergico nel sociale della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, Scalabriniane (MSCS).”
Ed è nata con l’intento di “rappresentare il volto civile e più operativo delle azioni di cooperazione e di costruzione della pace svolte dalla MSCS nel mondo”. Le suore Scalabriniane sono presenti in 27 paesi con 111 missioni. Di questi, la Fondazione lavora in 9 Paesi e con 14 organizzazioni che sono al confine e quindi che si occupano principalmente di migranti e rifugiati: Tijuana, San Diego, Honduras, Repubblica Domenicana, Ecuador, Giovanesburgo ne sono alcuni esempi. “Abbiamo partecipato al GRF in qualità di ONG, ossia di organizzazioni della società civile, e per il nostro lavoro in America Latina, portando la voce di quel luogo”, spiega Gaia Mormina, segretaria generale della Fondazione.
La Fondazione è presente principalmente in America Latina, dove in Honduras, ad esempio, svolge un’attività di accoglienza delle persone esternalizzate dagli Stati Uniti. Questa importante attività è stata ribadita durante il Global Refugee Forum Progress Review, ovvero un evento ideato per “consolidare gli sforzi di valutazione a livello nazionale, regionale e globale, per mantenere lo slancio e valutare i progressi nell’attuazione degli impegni presi al Global Refugee Forum (GRF)”.
Cos’è il GRF?
Battezzata con la prima edizione del 2019 e con la prossima in programma per il 2027, il Global Refugee Forum è un’assemblea che si svolge ogni 4 anni, nata per supportare l’attuazione del Global Compact sui Rifugiati, ovvero un Patto finalizzato a trasformare il modo in cui il mondo risponde ai rifugiati e alle loro necessità.
I quattro obiettivi principali del GCR sono:
- Allentare la pressione sui paesi ospitanti
- Migliorare le opportunità di autosufficienza
- Ampliare l’accesso alle soluzioni dei paesi terzi
- Sostenere le condizioni nei paesi di origine per un ritorno sicuro e dignitoso di coloro che sono fuggiti
Quali obiettivi ha raggiunto il Global Refugee Forum?
“Sicuramente il più grande risultato sta nel fatto che a livello internazionale è possibile conoscere i lavori di tutti. E quindi creare una rete per far fronte a una situazione globale molto difficile. Ho trovato persone che hanno voglia di ascoltare, di coinvolgersi, di fare cose insieme e soprattutto di non mollare.” Spiega Mormina.
Sul documento redatto per esporre gli obiettivi raggiunti nel GRF del 2023 si legge che “Il GRF 2023 ha visto un impegno sostanziale con circa 1.750 impegni di sostegno finanziario, tecnico, materiale e politico presentati, di cui circa 600 da parte degli Stati. La diversità dei soggetti che hanno presentato impegni si è riflessa nei quasi 1.100 impegni assunti da attori non statali, con un aumento di un terzo rispetto al GRF 2019, a dimostrazione di un approccio che coinvolge davvero l’intera società. Sulla base di un conteggio iniziale effettuato dopo il GRF, sono stati assunti impegni finanziari fondamentali per un totale stimato di 2,2 miliardi di dollari”.
Cosa significa al giorno d’oggi lavorare con i rifugiati?
Secondo Gaia Mormina: “L’attuale crisi della cooperazione internazionale non è riconducibile solo a un atteggiamento ostile nei confronti delle ONG, bensì a una scelta globale politico-economica pensata da tempo e che oggi, grazie a rappresentanti xenofobi e privi di qualsiasi valore istituzionale, trova la sua massima espressione nella persecuzione di persone vulnerabili e senza mezzi per poter fronteggiare tale violenza: uomini, donne e bambini. Scene di deportazioni di uomini e donne, che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale, sono oggi una realtà concreta e documentata.
In questo contesto si colloca il mondo della cooperazione internazionale, di cui le ONG fanno parte. Un mondo vivo, attivo, creativo e resiliente, composto da persone che non hanno minimamente l’intenzione di rassegnarsi a questo trend e che, insieme, con resilienza, pazienza e, direi, anche un bel po’ di coraggio, lavorano, si muovono, creano e immaginano soluzioni pratiche per difendere i diritti umani.
Quando parliamo di “diritti umani” li immaginiamo spesso come concetti astratti, parole dette per dire e lontane dalla vita quotidiana. Immaginiamo volumi scritti da giuristi e diplomatici e presentati presso istituzioni del Nord del mondo. Non è così. In realtà, i diritti umani coincidono con gesti semplicissimi e quotidiani: bere acqua potabile, respirare aria mediamente pulita, nutrirsi, sentirsi al sicuro. Sono bisogni elementari che ciascuno di noi ha, ma che non tutti possono soddisfare con costanza o, peggio, con continuità.
Le ONG operano esattamente in questo spazio di disuguaglianza ormai insopportabile tra chi può esercitare questi diritti e chi ne è sistematicamente escluso. Lo fanno cercando di ridurre questa distanza, difendendo i diritti di tutti, non per ideologia, ma per giustizia e per umanità”.
Cosa ti aspetti dalle prossime edizioni del GRF?
“L’auspicio per le prossime edizioni è che le persone che fanno parte del nostro mondo riescano a cambiare rotta anche rispetto alla salvaguarda della propria ONG, cioè che si rimettano insieme per pensare strategie anche economiche per risolvere la situazione”. Conclude Mormina.
Lorenzo Pugliese
(1 Gennaio 2026)
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