Entrare per la prima volta in una classe di italiano non è facile. Per molti studenti stranieri non è solo una lezione. È un momento di paura, confusione e silenzio. L’insegnante parla in italiano. Le parole scorrono veloci. Lo studente ascolta, guarda, ma non capisce. Mariam, studentessa iraniana, racconta: “Mi dicevo: un giorno riuscirò a capire quello che dicono? Avevo paura di non imparare mai.”
Non tutti partono dallo stesso punto
Secondo Silvia Fiorentini, insegnante del CPIA 4, le difficoltà degli studenti stranieri sono diverse e dipendono dalla lingua madre e dal livello di scolarizzazione. Chi conosce una lingua ideografica o una lingua basata su un sistema alfabetico diverso da quello latino incontra più ostacoli nell’apprendimento dell’italiano.
Chi conosce già un sistema alfabetico simile a quello italiano, come l’inglese o le lingue romanze, ha meno difficoltà. La distanza tra la lingua madre e l’italiano rende difficile leggere, scrivere, pronunciare i suoni e usare i verbi e le strutture grammaticali.
Ma non basta conoscere l’alfabeto. Anche studenti scolarizzati possono avere grandi difficoltà a comunicare, soprattutto se non usano l’italiano fuori dalla scuola.
“Non capivo niente”
Mariam racconta la sua esperienza: “All’inizio non capivo niente. Provavo paura e tanta frustrazione. Non avevo mai studiato un’altra lingua e non sapevo da dove cominciare.” Ogni metodo sembrava inutile. Ogni tentativo finiva in un vicolo cieco. Anche Naz, studentessa afghana, ha vissuto una situazione simile. Nel primo corso di italiano gli insegnanti parlavano solo italiano. Erano volontari, con poche risorse. A volte usavano un po’ di inglese o Google Translate, ma non bastava. “Ero molto confusa. Pensavo: come farò a imparare questa lingua?” racconta Naz.
Immagini, video e gesti: capire senza parole
Quando le parole non bastano, il corpo e le immagini diventano fondamentali. Silvia Fiorentini spiega che durante le sue lezioni usa frasi molto semplici, supportate da immagini, video e gesti. In un contesto plurilingue, anche gli studenti si aiutano tra loro usando le proprie lingue per sostenere i compagni in difficoltà. Le studentesse confermano. “I video e le immagini con i sottotitoli sono la cosa che mi ha aiutato di più,” dice Mariam.
All’inizio ha studiato con un libro A0, usando anche il linguaggio del corpo e Google Translate per la vita quotidiana. Anche Naz sottolinea l’importanza di internet e dei video, soprattutto nella fase iniziale, per capire le basi della lingua e poi migliorare il parlato. Naz aggiunge che il metodo di insegnamento e le risorse disponibili cambiano molto da una scuola all’altra. Secondo la sua esperienza, nelle scuole grandi e pubbliche, come il CPIA, l’insegnamento è più organizzato e professionale. In queste scuole ci sono più strumenti, come computer, internet e video, che aiutano molto gli studenti, soprattutto all’inizio. Nei corsi offerti da alcune associazioni o da volontari, invece, spesso mancano le risorse e il metodo è meno strutturato, rendendo l’apprendimento più difficile per i principianti.
Imparare per vivere
Molti studenti pensano di mollare. Più di una volta. “Ho pensato tante volte di smettere,” racconta Mariam. “La mia unica motivazione è che devo vivere qui. Devo lavorare, entrare nella società.” Imparare l’italiano non è solo studiare una lingua. È una necessità. È integrazione. È il primo passo per sentirsi parte di un nuovo paese. Secondo Silvia Fiorentini, la metodologia più efficace è quella basata su compiti autentici: situazioni reali, problemi da risolvere, dialoghi della vita quotidiana. È molto importante proporre agli studenti attività da svolgere in coppia o in piccoli gruppi, in modo che possano confrontarsi e collaborare. Questo tipo di lavoro favorisce il cooperative learning e l’uso attivo della lingua. Usare la lingua per fare qualcosa: parlare, chiedere, capire. Solo dopo arriva la riflessione grammaticale, guidata dall’insegnante. Un metodo basato solo sulla grammatica può essere poco efficace per i principianti. Anche usare troppo una lingua ponte può essere un errore, perché lo studente rischia di evitare l’uso dell’italiano. La scuola deve essere uno spazio sicuro, dove usare la nuova lingua con la guida di un docente esperto. Le studentesse esprimono un bisogno chiaro: una guida. “Vorrei un programma chiaro, dall’inizio,” dice Mariam.
“Meglio una sola fonte, continua, senza passare da un metodo all’altro.” Naz dice che all’inizio sarebbe molto utile usare video, immagini e il linguaggio del corpo.
Secondo lei, anche l’uso di una lingua alternativa, quando possibile, può aiutare gli studenti a capire meglio e a rendere l’apprendimento più facile. Imparare l’italiano da zero è difficile. Fa paura. Fa sentire soli. Ma con pazienza, immagini, contatto umano e metodi giusti, è possibile. La lingua non è solo grammatica. È relazione. È ascolto. È un ponte per entrare in una nuova vita.
Maryam Barak
(11febbraio 2026)
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