Remigrazione, l’informazione e il corretto uso delle parole

Federico Falloppa partecipa al webinar organizzato da COSPE ETS. Professore all’Università di Reading in UK ha seguito la genesi del termine Remigrazione, l’uso che se ne è fatto e se ne fa ancora per indicare rimpatrio. Rileva come il debutto teatrale dell’on Vannacci,il 15 marzo a Montecatini, è un campanello d’allarme, 1500 persone presenti. Il termine più usato in quell’occasione è peraltro il più tranquillizzante rimpatrio.

Dalla Riconquista del ‘700 alla Remigrazione

Il termine Remigrazione ha origini antiche, significava fare una emigrazione al contrario e volontaria e denuncia come si giochi sulla similitudine con il rimpatrio per poi chiedersi “Ma che tipo di rimpatrio? Volontario? Di massa?”. Su questo i fautori della Remigrazione non chiariscono, non ancora.
Remigrazione, continua Faloppa, richiama la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel ‘400 e poi la “Reconquista spagnola” del ‘700, che si concluse con riconquista dei territori occupati dai Mori.

La proposta di Legge: Remigrazione e Riconquista

Remigrazione e Riconquista è la proposta di legge fatta su istanza di personaggi legati all’estrema destra per istituire un Programma Nazionale di Remigrazione e favorire il rientro volontario e assistito di cittadini stranieri regolarmente presenti, mediante incentivi economici. Una proposta che si infiltra nelle maglie slabbrate della mancata gestione dei flussi migratori.
Faloppa sottolinea come nella proposta di legge, “Non c’è solo l’espulsione, c’è l’istituzione di un istituto delle Rimpatrio; c’è anche la priorità di asili e case agli italiani”. Tra l’altro il sollecito a riemigrare è per tutti gli stranieri, “siamo oltre il rimpatrio”, dice Faloppa.

 Dalla Remigrazione alla sostituzione etnica

Remigrazione nel XXI secolo è diventata la parola chiave per ovviare alla sostituzione etnica, al razzismo verso i più fragili. Eric Zemmour in Francia propone l’istituzione di un Ministero della Remigrazione. Nel 2024/25 il progetto Remigrazione entra nei programmi dell’AFD in Germania.

Deportazione, chiamare le cose con il loro nome

Il termine “Remigration” rimbalza nelle immagini diffuse dopo l’elezione di Trump. Ma non è un rimpatrio, gli immigrati vengono “deportati” in El Salvador paese terzo con cui gli Stati Uniti hanno un accordo. Così come avviene per il Regno Unito che “rimpatria” in Ruanda e come si vorrebbe fare in Italia, in Albania. Deportazione è il termine che andrebbe usato dalla sinistra, da chi deve fare informazione.
Anche partiti moderati hanno finito con aderire alla propaganda delle estreme destre, rileva Faloppa, che dà per certa una deportazione di massa, “Quando Reform UK, il partito di Nigel Farage, vincerà le elezione, è prevista l’espulsione di 100 200 mila persone all’anno”.

Il fallimento dei rimpatri

L’anno passato il Ministero dell’Interno ha vantato il rimpatrio di 7000 persone . Il dato viene poi smentito, i rimpatri sono poco meno di 5000, gli stessi da dieci anni a questa parte. “Per effettuare veri rimpatri bisognerebbe fare accordi con i Paesi d’origine”, spiega Annalisa Camilli, “ma spesso le rimesse dei migranti costituiscono uno dei maggiori introiti per i Paesi d’origine e, per loro, un eventuale accordo non sarebbe conveniente”.

Remigrazione, la normalizzazione di un termine

Le parole sono armi che finiscono col determinare le scelte politiche. Il compito di normalizzare il termine Remigrazione, secondo Faloppa e Camilli, è stato affidato a quelli che definiscono “partitelli”: Casa Pound, Forza Nuova. Prima su FB e Tweet, ora i podcast, il messaggio viene affidato ad attori con volti rassicuranti, donne, ragazzi. Gli intellettuali, i giornalisti non fanno controinformazione e non specificano che si tratta di deportazione.

I termini si moltiplicano, pull factors, remigrazione, maranza

I termini pull factors (motivi che spingono ad emigrare) remigrazione, “maranza”, i figli dei migranti, molti con cittadinanza italiana, entrano così nel lessico di tutti, destra, moderati,sinistra. L’ultimo termine “maranza” definisce i giovani , figli dei migranti, che delinquono. l problema della delinquenza giovanile non è una notizia falsa, soprattutto dopo la pandemia la microcriminalità minorile è aumentata. I dati raccontano che, nel 2025, per quanto concerne i reati dei minorenni, su 63.390 reati totali commessi 43.305 sono a carico di Italiani, contro i 20.085 degli stranieri. Non si analizza, quanti dei 43.305 italiani siano italiani figli di immigrati. Ma, allora, chi si riemigra? 

 Remigrazione e razzismo

Remigrazione significa, dice Camilli, “Mandare via non solo gli irregolari ma anche tutti quelli che non sono assimilati, è qui il cuore della questione, il cuore è mandare via chi non si è integrato o non ha accettato di essere uguale a quella che noi pensiamo sia l’identità italiana. La cittadinanza va col sangue, col concetto della razza e ci riporta indietro di un secolo”.

Come contrastare il linguaggio d’odio?

“Dobbiamo fare rete” chiosa Faloppa “a livello nazionale per il contrasto ai discorsi d’odio, mettere insieme dei soggetti, a livello locale costruire degli ambienti dove mettere persone intorno al tavolo e parlare dei problemi. Si deve rompere lo schema della lingua, chiamare le cose col loro nome”.

Il webinar in oggetto rientra nel progetto ACT, Azione Collaborazione Trasformazione contro le campagne d’odio, finanziato dalla UE per contrastare gli episodi di violenza e razzismo all’interno dei Paesi Europei.

Livia Gorini
(23 marzo 2026)

Leggi anche:
Remigrazione un attacco ai diritti che odora di razzismo
Passato coloniale e razzismo oggi
Sbiancare un Etiope, la costruzione di un immaginario razzista