Ben e Yousupha: il Ramadan alla Grande Moschea

Il Ramadan è il mese sacro per i mussulmani, durante questi trenta giorni, scanditi dal calendario lunare, ogni bravo fedele deve compiere una serie di rinunce incluso il digiuno dall’alba al tramonto.
Il Ramadan non è un digiuno fine a sé stesso, ma racchiude significati molto profondi.

Scoprire il Ramadan

I MSNA ed i giovani italiani raccontano e comunità”è il 5° laboratorio di giornalismo sociale che coinvolge i MSNA firmato Piuculture e realizzato grazie al supporto dell’8×1000 dalla Chiesa Valdese.
Attraverso le  testimonianze di alcuni dei ragazzi del corso, sia  tramite le interviste raccolte alla Grande Moschea di Roma, in occasione della loro seconda uscita nelle Comunità, che si è ampliata la comprensione di cosa sia il Ramadan.
Ben Oumar Keità,  originario della Costa d’Avorio, spiega che “Durante il Ramadan ci  priviamo di diverse cose materiali: del cibo, del sesso, del cellulare, ed in generale di diversi piaceri. Un buon fedele deve essere gentile con il prossimo, questo per allenarsi ad esserlo anche nel resto dell’anno”.
I ragazzi del Laboratorio hanno scritto e pubblicato il loro secondo articolo proprio in seguito alla visita alla Grande Moschea e alla partecipazione all’Iftar, l’interruzione del digiuno e alla preghiera.

Per pregare non basta entrare in moschea

Per Ben pregare durante il  Ramadan è importantissimo. È in Italia da 3 anni, tutor junior del Progetto, ha approfittato della visita alla Grande Moschea di Roma per pregare nel suo luogo preferito della città.
Racconta la preghiera che sta per affrontare: “Questa è la seconda preghiera del pomeriggio, ed è composta da 4 Rakat, che sono le sequenze di movimenti che si realizzano durante la preghiera.”

Questa è una preghiera prevista solo durante il Ramadan?
“No, questa preghiera si fa sempre. Durante il Ramadan ci sono delle preghiere in più, da fare oltre alle cinque abituali, ma si fanno dopo la 5ª preghiera, quindi dopo il tramonto e dopo l’interruzione del digiuno. Oltre alle 5 preghiere di base si prega 7 o 13 o 23 volte al giorno, in generale più si prega e meglio è“.
Ben precisa quanto sia importante fare le abluzioni rituali prima di entrare nella Moschea per pregare.
Entrando nei bagni della Moschea per eseguire i riti di purificazione spiega che “bisogna svuotare il corpo dalle urine, lo stimolo potrebbe disturbare durante la preghiera”. Poi Ben si siede nella Şadırvan, la tipica fontana riservata alle abluzioni rituali ed inizia a lavarsi tre volte le mani “Prima di lavarsi bisogna dire Bismillah (in arabo: بِسْمِ ٱللَّٰهِ) nel nome di Allah. Dopo le mani segue la bocca, anch’essa va lavata tre volte, come il naso, la faccia ed il braccio, dal polso al gomito”.

Ma c’è un motivo per cui lavi tre volte ogni parte del corpo?
“Si, è il sunnah, ovvero il comandamento del profeta Maometto. Poi tocca alla testa, che però si lava solo una volta. Infine si lavano i piedi, che vanno lavati finché non sono ben puliti. Il lavaggio non lo deve fare chiunque entri nella Moschea, ma solo chi vuole pregare o leggere il Corano“.
Utilizzando il passaggio apposito Ben passa dai bagni alla sala di preghiera e sceglie un posto abbastanza appartato.

Ben come mai non preghi al centro della Moschea?
“La preghiera non è collettiva, quindi la puoi fare dove preferisci”.
Ben è raggiunto da Yousupha, un altro dei ragazzi del Laboratorio che, per l’occasione, indossa il qamis, ovvero il tipico vestito che i musulmani maschi usano per pregare. Yousupha si posiziona alla destra di Ben.
Una volta che entrambi hanno finito i quattro Rakat previsti per questa preghiera, Ben spiega che: “se si raggiunge un’altra persona durante la preghiera ci si deve mettere alla sua destra, così che l’altro diventi l’Imam. L’Imam deve essere sempre a sinistra. Inoltre” spiega Ben “durante la preghiera, più si è e meglio è“.

Lorenzo Pugliese
(25 marzo 2026)

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