Chi ha paura della memoria? Il 10 aprile presso la Zala Zavattini in Via ostiense 106 a Roma, si è tenuta la conferenza stampa di AAMOD per i tagli decisi dal MiC all’ Archivio audiovisivo del movimento operario e democratico. Vincenzo Vita, presidente di AAMOD, ha richiesto l’accesso agli atti per verificare la giustezza dei tagli. L’ Archivio del movimento operaio è un caposaldo nell’ambito dell’audiovisivo, per gli studiosi e per chi ha a cuore la Storia. la sua sede è nel cuore di Roma, all’ingresso della centrale Montemartini.
La conferenza stampa di AAMOD, un atto dovuto
La conferenza stampa è un atto dovuto e voluto da AAMOD, precisa Vincenzo Vita. Nel 2025 i tagli sono stati pesanti, il 25% del totale, pari a 90mila euro. Per il 2026 si prevedono altri tagli, più dolorosi. “Siamo qui” dice Vita “per promuovere una vertenza culturale, perché ci è parso di vedere un attacco al valore della memoria”. Non può essere un caso che siano state tagliate o cancellate sovvenzioni al Festival dei Popoli – il più antico in Europa-, all’Archivio della Resistenza per citare due dei tanti.
La cancellazione delle risorse a “Tutto il male del mondo”
Inevitabile parlare anche della cancellazione delle risorse al documentario su Giulio Regeni, definito “un autogol”, grazie a queto sta godendo di una eco mediatica che forse non avrebbe avuto. Nello stesso giorno, arriva la notizia delle dimissioni di Ginella Vocca, direttrice del MedFilm Festival, un Festival a cui Piuculture partecipa con la sua giuria multietnica, dalla commissione cinema del Mi’ per protestare contro la mancata assegnazione dei fondi pubblici al documentario su Giulio Regeni.
Con la cultura non si mangia? O tagli mirati?
Perché quest’accanimento contro AAMOD, contro la memoria? La coperta è corta, i tagli sono necessari, è stato ed è il leit motiv del governo e dei governi che l’hanno preceduto; Cultura, Scuola e Sanità sono sempre stati i primi a fare le spese delle risorse economiche a disposizione, questa è la realtà. “Con la cultura non si mangia” decretava un ministro qualche anno fa. Eppure, stavolta c’è qualcosa di più. I tagli sono mirati.
AAMOD, la conservazione di un patrimonio storico
AAMOD nasce su iniziativa del Partito comunista italiano per preservare la memoria del Movimento operaio. È molto di più, concordano i presenti: il presidente di Articolo 21, Beppe Servillo, Amedeo Chiaccheri Presidente del Municipio VIII, Barbara Scaramucci, creatrice e direttrice per la RAI di RITEK la struttura che gestisce l’immenso patrimonio archivistico dei programmi televisivi italiani dagli anni ’50, Francesco Martinotti, Presidente dell’ANAC, Sabrina Di Marco responsabile CGIL Spettacolo, e tanti altri. AAMOD conserva un patrimonio storico a cui hanno attinto e continuano ad attingere non solo registi e lavoratori dello spettacolo ma storici e studiosi., riscrivere la storia attraverso l’oblio.
Un tentativo di riscrivere la storia?
I filmati conservate nell’Archivio rappresentano la storia/memoria dell’ultimo secolo analogico il ‘900. Tagliare i fondi ad AAMOD e quindi rendere più difficile accedere alla memoria, suggerisce Vita, vuole forse essere un tenatativo riscrivere la storia attraverso l’oblio? I girati conservati sono i testimoni oculari di ciò che è stato. Il passato è la lente attraverso cui leggere il presente. L’Archivio, ad esempio, conserva i filmati della regista Monica Maurer, che ha documentato la storia della Palestina. Grazie al materiale girato conservato presso l’archivio è stato possibile produrre i documentari che ricordano i primi migranti in Italia, delle strutture che li hanno accolti, “Chi ha paura dell’uomo nero?“ si chiedeva il documentario del 1995; di ricostruire “30 anni di donne”, un video antologia che ripercorre la situazione femminile in Italia dagli anni ’60; di conoscere la migrazione degli italiani – Emigrazione 68, l’Italia oltre il confine-, il caporalato -Vecchio e nuovo nelle campagne –, le leggi razziali – La conquista dell’Impero e le leggi razziali -, lo sfruttamento minorile – Lavoro minorile -.
L’importanza della digitalizzazione dei girati
La Memoria non può essere selettiva, decidere cosa è bene e cosa è male ricordare o, forse, decidere che è meglio dimenticare. Ricordare attraverso le immagini lascia un segno indelebile, riascoltare le parole, dare un volto a chi ha vissuto gli eventi del ‘900, è vitale per la Storia. Perché allora, ridurre a zero i fondi destinati alla digitalizzazione? Digitalizzare ciò che è analogico è il solo modo per tramandare, il futuro si nutre del passato.
Tagli non solo per AAMOD ma per tutto il comparto dell’audiovisivo
Mimmo Calopresti denuncia, infine il taglio dei fondi anche alle produzioni di film italiani, ne risentono i lavoratori del settore in primis, “persone che a 50 anni decidono di cambiare lavoro” dice Calopresti, che umilia il cinema italiano. Quest’anno c’è il rischio che non ci saranno film italiani al festival di Venezia o solo un’esigua e irrilevante rappresentanza della cinematografia nazionale.
Livia Gorini
(13 aprile 2026)
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