I numeri delle persone sostenute dal Centro Astalli nel 2025, anno del Giubileo della Speranza, sono alti: 21.000 persone, di cui 11.000 nella sola città di Roma. Ha distribuito, presso la mensa, 62.162 pasti caldi. Ha ospitato, nelle strutture di accoglienza, 1.118 persone. Ha incontrato e sensibilizzato, con i progetti scolastici, 31.243 studenti.
Il 29 aprile è stato presentato a Roma, presso la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù, il 25° Rapporto Annuale 2026 del Centro Astalli, che fotografa gli interventi, i cambiamenti, i numeri e la realtà quotidiana di chi cerca rifugio in Italia.
Sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, da 45 anni Astalli lavora per accompagnare, servire e difendere i diritti di rifugiati e richiedenti asilo, con scrupolo, serietà e visione, offrendo sostegno, casa, ascolto, soluzioni e speranza a chi ha dovuto lasciare tutto, per trovarsi con niente.
Quattro verbi che diventano azione, ne sintetizzano l’operato e la missione: Accompagnare, Servire, Difendere, Fare Rete.
Missione del Centro Astalli: Accompagnare
Rientrano in questa area i principali servizi di prima accoglienza, presidi fondamentali di dignità per le persone più esposte alla marginalità urbana: offrire un pasto caldo, un posto accogliente dove dormire, assistenza sanitaria qualificata, assistenza legale, promuovere nuove competenze, orientare alla ricerca di lavoro, implementare l’apprendimento della lingua italiana.
Alcuni numeri dal Rapporto Annuale 2026 testimoniano le azioni concrete di Astalli:
- 1205 beneficiari assistiti
- 1.118 persone ospitate in strutture di accoglienza
- 2543 beneficiari della mensa
- 62.162 pasti caldi distribuiti a Roma
- 17.000 colazioni a Palermo
- 1.650 beneficiari dei presidi sanitari
- 14.000 visite ambulatoriali, di cui 12.000 presso Sa.Mi.Fo (Salute Mentale Migranti) e 2.000 presso i presidi di Palermo e Catania.
- 8.000 farmaci distribuiti
- 693 beneficiari assistiti a livello legale, 2480 azioni legali intraprese
- 1.000 studenti iscritti alla scuola di italiano
Secondo impegno del Centro Astalli: Servire
“Servire” si riferisce ai progetti realizzati dal Centro, dove un’attenzione particolare viene rivolta alle donne rifugiate, all’inserimento lavorativo e al diritto allo studio. Per quest’ultimo, in particolare, Padre Camillo Ripamonti, Presidente di Astalli, ha ricordato come sia cresciuto, negli ultimi anni, il numero di studenti che il Centro ha accompagnato nel conseguimento di un titolo universitario, spesso in ambito sanitario, contribuendo a formare figure professionali qualificate diventate risorse per la società.
Sebbene la chiusura di USAID e la conseguenza riduzione degli aiuti internazionali abbia condizionato anche il contesto di intervento di Astalli, i numeri sono rimasti alti e nel 2025 sono stati erogati 114.093 euro direttamente ai beneficiari per sostenere, in percorsi indirizzati all’autonomia, spese di diversa natura, quali farmaci, visite mediche, test del DNA per i ricongiungimenti familiari, sostegni all’istruzione e all’affitto, trasporti, tirocini, formazione, patenti di guida.
Altra missione del Centro Astalli: Difendere
Rientrano in quest’area tutte le attività di advocacy, di sensibilizzazione e di promozione culturale realizzate sul territorio nazionale ed internazionale in collaborazione con il Jesuit Refugee Service, la cui rete, nel 2025, ha potuto accompagnare 198.000 persone in 19 sedi europee.
Padre Ripamonti ha ricordato l’importanza delle collaborazioni tra Astalli e le associazioni, gli enti di tutela e le istituzioni, quali il Tavolo Asilo e Immigrazione e il Tavolo MSNA, Roma Capitale nonché il lavoro sinergico portato avanti insieme ad altre confessioni religiose, ai cittadini e ai volontari.
Fondamentale per il percorso di inclusione, il lavoro di sensibilizzazione costante rivolto alla società ospitante. Nel 2025 Astalli, con i progetti culturali Finestre-Storie di rifugiati e Incontri–Percorsi di dialogo interreligioso rivolti agli istituti secondari, ha incontrato 31.243 studenti, coinvolgendo 57 rifugiati che hanno condiviso e raccontato le loro storie. Astalli da sempre sostiene la promozione del dialogo e dell’incontro, alternativa concreta e necessaria ai discorsi d’odio che possono trasformarsi in pratiche discriminatorie.
Obiettivo imprescindibile del Centro Astalli: Fare rete
La necessità di costruire reti efficaci tra servizi, istituzioni e comunità, di collaborare con le realtà presenti impegnate localmente nel sociale costituisce una necessità, oltre che una modalità di intervento, così come agire per integrare e i servizi di bassa soglia, quali gli interventi rivolti alla prima accoglienza e all’assistenza sanitaria e legale, ai percorsi più strutturati di accompagnamento verso l’autonomia di ognuno. Per il raggiungimento di quest’ultima, fondamentale e critica, rimane l’emergenza abitativa, diffusa in uguale misura in tutta Italia.
Politiche migratorie di chiusura
Il Patto Migrazione e Asilo -che entrerà in vigore a giugno del 2026- e la Lista dei Paesi Sicuri, spacciati entrambi come misure efficaci per contrastare i trafficanti e l’immigrazione irregolare, si dimostrano politiche migratorie caratterizzate da un’aggressività passiva e un’ostilità istituzionale, ha ricordato Padre Camillo, in quanto contribuiscono unicamente ad indebolire il diritto d’asilo degli aventi diritto e ad omologare il fenomeno migratorio su un piano unicamente geografico. Privilegiando un approccio fortemente securitario ed emergenziale, vengono promosse tendenze nazionalistiche già diffuse.
Non basta definire il Perù o il Bangladesh “paesi sicuri” perché lo siano effettivamente nella vita concreta delle persone.
Lo stesso termine “remigrazione”, che si riferisce al ritorno delle persone immigrate nel loro Paese, simbolizza in un neologismo il frutto di campagne discriminatorie rivolte ai migranti.
Mancanza di visione comune
“Si continua a trattare la fragilità come un’emergenza, la marginalità come una questione di sicurezza, il migrante come un problema da contenere”, non si stanca di ripetere Padre Camillo.
È proprio la mancanza di una visione collettiva ciò che impedisce di trasformare le emergenze in occasioni di crescita e di reale cambiamento a beneficio dell’intera società, limitando le azioni a tamponamenti emergenziali, quando invece la cura e l’accoglienza devono essere, prima di tutto, atti politici e culturali.
L’invecchiamento di chi è costretto a rivolgersi, negli anni, alla mensa di Astalli, testimonia un fallimento strutturale, fatto di lavori saltuari, solitudine, ghettizzazione e mancata inclusione sociale, dove il messaggio implicito “di non essere persona gradita” solidifica traumi e fragilità.
L’aumento delle donne quali beneficiarie di servizi di assistenza, degli anziani, dei nuclei familiari fragili e degli appartenenti alle comunità LGBTQIA+ richiedono interventi lunghi e strutturali non sempre possibili. La carenza di alloggi e i costi elevati degli affitti, unite alla discriminazione sociale, rallentano o bloccano i processi di autonomia.
Volontari e società civile
Il ringraziamento finale e commosso di Padre Camillo è andato, infine, ai volontari della società civile e a tutti coloro che sostengono e promuovono i valori di accoglienza, umanità e diritto. Nel 2025, a Roma, Astalli ha potuto contare sull’impegno costante di 306 volontari, giovani del servizio civile, insegnanti per le classi di italiano.
Un ringraziamento è stato rivolto anche ai media che si impegnano a rendere la narrazione dell’immigrazione meno divisiva e si adoperano a portare alla luce le dinamiche internazionali e i contesti responsabili dei processi migratori, che offrono spazio al racconto di realtà diverse e spesso taciute, che danno voce a chi viene silenziato, ignorato ed omologato, che aprono finestre reali sulle crisi, le disuguaglianze e le false narrazioni responsabili dello stato attuale delle cose.
Natascia Kelly Accatino
(02/05/2026)
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