Un’esaminatrice all’esame B1 cittadinanza

Emozioni e suggestioni di un'intera giornata trascorsa con i futuri cittadini italiani iscritti all'esame di lingua

Oggi ho fatto l’esaminatrice: dieci ore passate con chi si è iscritto all’esame B1 e deve dimostrare di aver raggiunto il livello linguistico richiesto per diventare cittadino italiano.
La mattina lo scritto, il pomeriggio l’orale: comprensione del testo, domande a scelta multipla, ascolto di audio, brevi scritti: tutto per dimostrare di avere il diritto di essere italiani, dopo anni di vita e di lavoro in questo Paese.
Decine di volti e di occhi seduti davanti ad una busta chiusa, poi ad un testo d’esame per quasi tre ore. Con i minuti che si accumulavano proiettati sul grande schermo, giravamo in sala per controllare che nessuno parli, usi il cellulare o esca con i fogli per andare in bagno, ma soprattutto per dare spiegazioni se qualcosa non era chiaro. Un po’ esame di maturità.
Seduta dalla parte della commissione, per tutta la giornata ho incontrato occhi: occhi preoccupati, occhi stanchi, occhi anziani, occhi giovani, occhi di chi non affrontava un esame da decenni, forse l’ultima volta quando era un bambino.
Ho visto volti tesi, nervosi, che si distendevano nell’istante in cui incontravano un sorriso, fronti aggrottate, concentrate, costrette. Mogli e mariti seduti agli angoli opposti della sala, parenti volutamente separati.
Ho osservato i corpi, le posture, gli abiti di questi stranieri che vogliono diventare italiani. Mi sono chiesta da dove provenisse l’inflessione della voce, da quale paese dell’Est, da quale parte dell’Africa o del Sud America. Quando fossero arrivati, che lavoro facessero. Se fossero davvero felici di vivere qui. Li osservavo chini sui fogli, ho visto la stanchezza che aveva trasformato i volti alla fine della prova, la concentrazione protratta che sfigura, ma ho sentito insieme all’urgenza la determinazione di tutti.
Un’ora di pausa e sono iniziate le prove orali: decine di nomi e cognomi scritti fuori dalle aule, con il numero di commissione e l’orario. Quindici minuti a testa di fronte a due esaminatori. Buon pomeriggio, si sieda. Come sta? Com’è andato lo scritto, mi parli di lei, cosa fa, da dove viene…Per rompere il ghiaccio e per scegliere l’argomento più adatto tra quelli a disposizione per testare la competenza orale dei futuri italiani: il lavoro, la salute, la famiglia, l’istruzione, l’uguaglianza di genere, l’ambiente, concetti stimolati prima dalle immagini da commentare e poi da un passo semplificato della Costituzione, da spiegare con parole legate alla propria esperienza.
In quindici minuti si aprono mondi privati, finestre dalle quali intravedi le vite degli sconosciuti che ti si siedono di fronte, passato presente e futuro, figli e parenti, terre lontane, Governi. Decine di storie brevi, di esperienze, cortometraggi di vita.
Hai seduti di fronte i volti dei futuri italiani, la società che già esiste prende forma
davanti ai tuoi occhi in tempo reale. Li osservi, li giudichi: devono essere idonei a livello fonetico, grammaticale, lessicale e sociolinguistico. Fai attenzione ad ogni aspetto ma mentre li ascolti osservi le rughe dei volti, le mani sciupate sotto gli smalti brillanti, il sorriso stanco di chi conosce il lavoro. La malinconia di chi ha dovuto rinunciare a qualcosa per ottenere altro, di chi è stato un altro più povero ma più grande altrove. Senti l’orgoglio di chi si è riscattato e racconta dei figli portati all’università, della casa acquistata, della stabilità raggiunta. C’è chi non vuole tornare e di chi non può tornare. Chi tiene duro e non molla, anche se è difficile. Chi sta meglio di prima e irradia luce.
Sfilano davanti agli occhi spaccati di vita, mosaici di realtà che ti si depositano addosso quasi senza che tu te ne accorga, ma che quando guidi per rientrare a casa realizzi che non si sono dissolti alla fine della giornata perché ancora si affacciano frasi, il dettaglio di un bracciale, uno sguardo, un dente d’oro. Una giornata intera piena di storie che non se ne vogliono andare.
E allora pensi che è proprio questa varietà a rendere interessante l’umanità, così diversa e allo stesso tempo così rassicurante, perché è sempre possibile trovare un pezzetto di sé nello sconosciuto seduto di fronte, che per quindici minuti ti ha aperto la porta di casa e ti ha permesso di entrare.

Natascia Kelly Accatino
(6 maggio 2026)

 

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