Venezia 82: Le Mage du Kremlin riflessione sulla politica

Le Mage du Kremlin di Olivier Assayas, in competizione all’82 Mostra del Cinema di Venezia, si apre con il racconto del ritmo convulso della vita nell’ex Unione Sovietica, negli anni ’90, dopo il crollo del Muro di Berlino e l’apertura delle frontiere tra est e ovest.

Il mago del Kremlino
Il Mago del Kremlino(foto ufficio stampa 82° Mostra del Cinema di Venezia)

Gli interpreti

Il protagonista è Vadim Baranov, interpretato in maniera molto convincente da Paul Dano, che in una lunga confessione notturna racconta al giornalista occidentale, il narratore, la sua vita da giovane artista d’avanguardia che arriva a lavorare in televisione come produttore di reality show e da qui fa il salto nella politica: diventa spin doctor di Vladimir Putin, nella fase di ascesa al potere dell’ex agente del KGB. Il premier sovietico è interpretato da un Jude Law scientemente statico, protagonista femminile Alicia Vikander, Ksenia nel film, l’inafferabile donna amata dal protagonista.

Dal disfacimento dell’URSS alla Russia di Putin

Scorrono le due ore e trenta, chi non ricorda con precisione gli eventi della Russia dopo il crollo del muro di Berlino e del dissolvimento del regime Sovietico potrà perdere in qualche momento il filo del racconto, ma non il senso del messaggio che vuole trasmettere.
A chi manchi una conoscenza geopolitica sull’argomento, l’apprezzamento de Le Mage du Kremlin può essere da stimolo per iniziare a farsela partendo dal misto di realtà e finzione che la storia narrata da  Le Mage du Kremlin propone. Vadim Baranov protagonista del  film, richiama Vladislav Surkov, consigliere personale di Putin per diversi anni fino al 2020, anno nel quale si allontanò o fu allontanato dalla gestione del potere.

Tutto ebbe origine da un libro

Il film, tratto dall’omonimo successo editoriale di Giuliano da Empoli, non è un film sulla rivoluzione ma l’inverso: “una riflessione sulla politica moderna, o meglio, sulla cortina fumogena dietro cui oggi si nasconde: cinica, ingannevole e tossica” spiega Assayas “I potenti di oggi brandiscono strumenti di manipolazione e distorsione di massa con una precisione un tempo inimmaginabile. In questo senso, Le Mage du Kremlin non è tanto un film politico quanto un film sulla politica e sulla perversità dei suoi metodi”.
Nel finale Olivier Assayas si distacca, con un colpo di scena, dal romanzo di Giuliano da Empoli imprimendo una svolta originale di senso.

Nicoletta del Pesco
(1settembre2025)

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