“Il futuro dei miei” è una raccolta di racconti di Alessandro Ghebreigziabiher che spaziano tra i temi cari all’autore, razzismo, integrazione, tolleranza e, soprattutto, la diversità. Per l’autore quest’ultima non deriva solo dal colore della pelle, dalla religione o dalla lingua ma nasce anche da una sofferenza legata all’ emarginazione, da contsti famigliari e sociali difficili .
Il volume edito da Voglino Editrice nel maggio 2026 prende il titolo dall’omonimo testo pubblicato nel 2008 sul settimanale “Carta”, allegato de “Il Manifesto”, nato all’interno di un’iniziativa legata al tema della clandestinità.
La diversità come valore aggiunto
La diversità è il termine che descrive meglio la sensibilità dell’autore. La diversità a cui si riferisce Alessandro G. nasce da un disagio non necessariamente legato alla nazionalità, che comunque arricchisce l’individuo ed è un valore aggiunto che va trattato con cura.
Il potere salvifico delle parole
L’uso del linguaggio è l’altro grande tema cardine per l’autore. Alessandro ha giocato con le parole per scrivere i racconti de “Il futuro dei miei” ma soprattutto nei laboratori che organizza con i ragazzi. “Le parole vanno maneggiate con cura, possono ferire e farci sentire ciò che non siamo ma possono anche salvare”. È ciò che il teatro ha fatto per lui ed è il valore che trasmette da anni nelle scuole, nelle associazioni. Lavorando in gruppo con bambini, adolescenti, genitori ed insegnanti.
La scrittura ancora di salvezza
La causa primaria del disagio che ha spinto un Alessandro G. ancora adolescente verso un corso di teatro è stato il colore della pelle. La scrittura è stata l’altra ancora di salvezza per emergere dalle difficoltà di un’Italia, quella degli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70, poco abituata alla pluralità: “Non è stato facile” racconta “ero il diverso, “l’africano” della scuola, del quartiere, dell’università”. Nato da padre eritreo e madre “napoletana”, Alessandro ha la pelle scura, i capelli ricci; il fratello maggiore, nato ad Asmara, ha invece la pelle chiara e si confonde con gli italiani. “Mi ha detto male” scherza. Imparare a ridere e a fare dell’ironia su ciò che ci fa soffrire è il primo passo verso la guarigione.
“Tramonto”, i due sud che convivono
L’intervista con Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore attore regista, parte proprio dal suo nome. Come si pronuncia?
“Come un codice fiscale” risponde ridendo. “Quando andai in una scuola a presentare uno dei miei primi lavori “Tramonto”, i ragazzi si erano esercitati per pronunciarlo, per semplificare lo divisero in due ma la difficolta restavano le due consonanti gz, così proposi di non pronunciare la g, è più facile Ghebrei/ziabiher”. Alessandro indugia spesso sul suo primo lavoro, “Tramonto”, un monologo teatrale per adulti del 2002, diventato poi un libro per bambini. “Parla della mia infanzia e dei due sud che convivono in me, quello dell’Africa e quello di Napoli”.
L’ironia come condizione indispensabile
Alessandro ha imparato a giocare con le parole e con i testi che scrive. Oltre che il vero filo conduttore dei racconti de “Il futuro dei miei”, l’ironia è la condizione indispensabile per affrontare la vita.
“Navigando i confini” fra realtà e scrittura
Il cuore delle attività di Alessandro G. restano i laboratori di teatro di narrazione e scrittura, avviati nel 2010. Da sedici anni collabora stabilmente con la ASL Roma 2 all’interno del centro diurno per adolescenti con problemi affettivi e sociali “Navigando i confini”, a Spinaceto. “Porto avanti una forma ibrida” spiega “adulti, ragazzi dai più piccoli ai tredici anni lavorano insieme, tutto ciò che scrivo è influenzato da questa seconda vita: l’osmosi tra la mia storia e quella dei ragazzi è continua e inevitabile, il teatro fatto con i giovani ci arricchisce, nel momento in cui c’è uno scambio, arricchisce tutti”. La scrittura si nutre della realtà, degli altri e “di sicuro” spiega Alessandro, “i racconti nascono dalle esperienze che faccio all’interno dei laboratori”
L’effetto dell’emarginazione, la sdrammoterapia
La diversità per Alessandro è un dono e un’opportunità: che si tratti di disagio psichico o di colore della pelle. Mettere sullo stesso livello colore della pelle e disagio psichico non è un azzardo perché l’effetto dell’emarginazione è lo stesso, non essere ascoltati e capiti. Attraverso quella che lui definisce “sdrammoterapia” la risata diventa il mezzo per allentare la tensione. “Le risate più fragorose le ho fatte con la gente che sta male, la tensione offusca la vista, va alleggerita, una volta che abbiamo riso insieme, possiamo parlare di tutto”
“Between two Souths”, il razzismo è un virus
Tra le novità all’orizzonte, a fine ottobre uscirà il libro in lingua inglese, Between Two Souths. Ghebreigziabiher riprende il tema di “Tramonto”, racconta la storia di un bambino di colore cresciuto in Italia. “Mi sono ispirato al saggio sull’antirazzismo di Ibram Kendi, “Come essere antirazzista”, i virus, il covid come il razzismo, sono dei fenomeni globali a cui va risposto globalmente; è la storia di un bambino nero che è cresciuto in Italia”.
Oltre al libro in uscita ad ottobre, Alessandro G. porta avanti i suoi progetti teatrali, il 14 novembre presso la libreria Eli presenterà insieme alla sua compagnia teatrale, “Storie dai mille colori”, il suo nuovo spettacolo. Insieme a loro, la Band “Carla senza di Noi”.
Livia Gorini
(14 settembre 2026)
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