L’associazione MEDU, Medici per i Diritti Umani, ha promosso un incontro pubblico che ha visto la partecipazione della Dr Mays Medleg e il Dr Imran Anati, in rappresentanza di PHRI, Phisycians form Human Rights Israel per denunciare l’arresto ingiustificato del Dr Hussam Abu Safiya.
Nessuno sorride nella sala della Casa del Volontariato in Via Galvani. Il moderatore, Dr Zanchetta, Presidente di MEDU, ringrazia chi è intervenuto, non si aspettavano una sala gremita. È proprio grazie a questo, alla consapevolezza che la società civile è con loro, che spinge MEDU ad andare avanti, a pretendere che per tutti ci sia un diritto alla cura.
La denuncia del genocidio in atto da parte di PHRI
Un lavoro ingrato quello del medico, soprattutto a Gaza dove agli operatori sanitari non è permesso di operare. Sapere che molte vite potrebbero essere salvate, le sofferenze rese più sopportabili e non poterlo fare riduce il personale sanitario al ruolo di pubblico impotente, questo è ciò che è accaduto e continua ad accadere a Gaza ed ora accade in Cisgiordania. Lo denuncia anche il rapporto di PHRI, che pesa più delle innumerevoli denunce delle ONG e dei medici volontari perché a farlo è stata un’organizzazione israeliana di medici volontari.
Il sistemico attacco al sistema sanitario
L’incontro del 7 ottobre rientra nella campagna promossa da MEDU, “Curare non è un crimine” e la data non è casuale, è l’inizio della fine della speranza di comporre il conflitto israelo-palestinese. L’ arresto del Dr Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, detenuto senza accuse nelle carceri israeliane dal 27 dicembre 2024, è stato la cassa di risonanza di ciò che accade a Gaza. MEDU e PHRI chiedono la sua liberazione insieme a quella di altri 13 medici gazawi. Secondo il rapporto di PHRI la loro incarcerazione rientra nell’attacco sistematico al sistema sanitario palestinese.
Il peso diverso della denuncia da parte di PHRI
PHRI è un’organizzazione di volontariato che al momento svolge il lavoro di clinica mobile prevalentemente in Cisgiordania, dal 7 ottobre 2023 non possono entrare a Gaza. Non che ciò che accade a Gaza e in Palestina non sia noto ma il rapporto di PHRI ha un peso diverso perché è quello degli occupanti e per la prima volta sono loro ad usare il termine “genocidio “per denunciare ciò che accade a Gaza ovvero lo smantellamento deliberato delle strutture sanitarie a Gaza.
La campagna dell’IDF contro il sistema sanitario palestinese
La campagna militare dell’IDF recita il rapporto, si è mossa e si muove in tre direzioni:
- distruzione degli ospedali presenti a Gaza, su 36 che erano, solo 14 sono ancora parzialmente funzionanti senza medicine, impossibilitati a far fronte alle epidemie causate principalmente dalla mancanza di acqua potabile;
- eliminazione fisica degli operatori sanitari, l’OSM ha denunciato l’uccisione di 1700 operatori sanitari;
- il blocco degli aiuti umanitari, non solo medicine ma anche generi alimentari.
Il diritto alla salute riguarda non solo i Gazawi sopravvissuti (tra i quali 175mila feriti di cui 43 mila con lesioni permanenti) ma ormai anche i palestinesi che vivono in Cisgiordania. Il Dr Anati di PHR riporta la sua stessa esperienza nella clinica mobile con cui varca il confine con la Cisgiordania: dal 2023 i check points sono stati ridotti da sei a due, il che comporta un rallentamento del transito, “Spesso per un percorso di 15 minuti, impieghiamo anche tre ore”.
Morire per mancanza di cure adeguate
La Dr Medleg denuncia il fatto che circa 20 mila persone sono in attesa di essere evacuate da Gaza per essere curate in modo adeguato. Si tratta di malattie gravi, l’alternativa, dice la Dr Medleg è morire o sopravvivere con una disabilità. Prima del 2023, PHRI provvedeva al trasporto dei malati presso l’ospedale Augusta Victoria a Gerusalemme Est (ospedale gestito dalla Federazione Luterana e da UNRWA), ora nessuno è autorizzato.
I 14 medici che fanno la differenza
In un contesto del genere, 14 medici fanno la differenza, sottolinea il Dr Anati. Il Dr Safiya non è un medico a caso, era un medico di riferimento per gli altri pediatri gazawi. Ora non è più quello che vediamo nell’immagine, dice il Dr Anati, ha perso 20 kg, è pieno di lividi e presumibilmente è stato stuprato. Il termine stupro ricorre nelle parole dei presenti, non solo tortura ma umiliazione, annientamento del sé.
Il medicidio, un orrore dentro l’orrore
Yousef Salman, presidente della comunità palestinese del Lazio e della Mezzaluna Rossa Palestinese in Italia e anche lui medico pediatra, denuncia quello che ormai è un crimine con sue proprie peculiarità, ciò che lui definisce “il medicidio”, un orrore dentro l’orrore. Non è un caso che siano i pediatri ad essere uccisi o incarcerati o le donne incinta a non avere assistenza. Soprattutto, che i bambini siano un target degli attacchi, 20 mila bambini uccisi e si presume che 40 mila siano ancora sotto le macerie.
I bambini sono il futuro di uno Stato
Chiude l’incontro, la rappresentante di Amnesty International, Ilaria Masinara, che rimanda ad uno studio di Amnesty sull’apartheid in Palestina, e il Dr Michele Cozzolino consulente di SIPPS, (Società di Pediatria Preventiva). “Abu Safiya” dice “è un simbolo, è colui che cura i bambini che sono il futuro di uno Stato”. Ricorda che dietro ai dati ci sono delle persone che stanno male, senza una struttura sanitaria nessuno può alleviare o curare questo male.
Livia Gorini
(9 ottobre 2026)
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