“Voto alle donne!” di Mario Avagliano e Marco Palmieri, il libro sulla storia della battaglia delle donne italiane per il suffragio universale, è stato presentato il 10 marzo 2026 al MaXXI.
La prima volta che le donne votarono
Il 10 marzo 1946 è la data delle elezioni amministrative che videro, per la prima volta, le donne italiane andare a votare per eleggere i sindaci delle loro città. Ottant’anni dopo, Mario Avagliano e Marco Palmieri hanno voluto far conoscere alle giovani donne di oggi quella che fu la storia della battaglia che portò al voto le loro nonne e bisnonne.
Il diritto di voto, l’astensionismo femminile
Un diritto concesso, ma proprio in quanto diritto, spettava alle donne e che deve essere esercitato e difeso, tanto più se le donne sono quelle che meno esercitano il diritto di voto. Secondo i sondaggi effettuati, il fenomeno dell’astensionismo tocca in modo consistente la popolazione femminile. Si informano di politica, almeno una volta a settimana, il 43,0% degli uomini e il 34,8% delle coetanee. Nelle classi di età successive il divario cresce. Dalla Calabria, regione con la più alta percentuale di astensionismo, all’Emilia Romagna, sono sempre le donne quelle che si astengono dal voto.
Il voto non è solo un diritto, è orgoglio
Dopo 80 anni, il voto ha perso l’alone di sacralità che aveva avuto per le madri e le nonne che votarono per scegliere fra Monarchia e Repubblica. “Per 50 anni” ricorda Maria Emanuela Bruni, presidente del MaXXI, “mia madre, mi chiamava per ricordarmi che bisognava andare a votare e mi chiedeva se saremmo andate insieme”. Bisogna ricordare alle nuove generazioni il costo e le battaglie fatte dalle donne del passato per le donne di oggi.
La strada a blocchi per l’emancipazione femminile
La strada dell’emancipazione femminile procede a blocchi, fatta di passi avanti ed altri indietro. La legge 17 luglio 1919, n. 1176, nota come Legge Sacchi, riconobbe per la prima volta la capacità giuridica delle donne. Con l’avvento del fascismo che aveva promesso di estendere alle donne il diritto di voto, la strada restò bloccata per vent’anni. L’evento che segnò il punto di svolta fu la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra di Liberazione che garantì a 21 donne, le madri costituenti, e 535 padri di partecipare alla stesura della Costituzione e di “mettere quei paletti”, dice la storica Michela Ponzani, “che permisero di cambiare le leggi che discriminavano le donne”. Michela Ponzani rileva come ciò che emerge dalle dichiarazioni delle donne che andarono a votare per la prima volte è la paura di non farcela, di non essere all’altezza. La strada è peraltro lunghissima, fino al 1963 un uomo aveva il diritto di picchiare la propria moglie in base a quanto stabilito dallo “Ius Corrigendi”; è del 1975 la Riforma del diritto di famiglia e solo nel 1976 Tina Anselmi divenne la prima donna ministro.
La paura delle donne, il discredito di politici e filosofi
Anche la professoressa Fiorenza Taricone parla di paura. “Chi afferma che il patriarcato non esiste è solo arrogante e ignorante”. L’inferiorità delle donne è stata celebrata da giuristi e filosofi. “La donna, in un certo modo” scrive Vincenzo Gioberti, “è verso l’uomo, ciò che il vegetale è verso l’animale”. E, ancora, il filoso Antonio Rosmini scrive, nel 1843 “compete al marito di essere capo e signore”. Così il neurologo Moebius non esitò ad asserire che le donne erano mentalmente inferiori.
U.D.I. memoria storica dell’emancipazione femminile
La storia dell’emancipazione femminile delle donne è conservata nell’archivio dell’U.D.I. Ilaria Scalmani, presidente dell’U.D.I. Romana, fa scorrere le immagini delle donne che andarono a votare quel 10 marzo, anziane, giovani, madri, di tutte le età ed estrazioni sociali. Dice, “Contadine, massaie, ballerine, maestre, operaie”, tutte avevano firmato la prima Petizione per il diritto di voto. Dopo il voto, U.D.I. affronta il problema dell’alfabetizzazione. Nel 1861, al momento dell’Unità d’Italia, tre persone su quattro non sapevano leggere. Nel Mezzogiorno, l’incidenza rimaneva superiore all’80%. A ciò si accompagnava una rilevante disparità di genere: nel Regno d’Italia sapeva leggere e scrivere circa il 40% degli uomini adulti, ma meno di un quarto delle donne. Anche se, si rileva, prima del 1946 un uomo semianalfabeta poteva votare, una donna laureata, no.
Le donne protagoniste delle battaglie civili
“Le battaglie civili nascono dall’iniziativa femminile”, dice Walter Veltroni. “Eppure, donne come Nilde Iotti e Teresa Mattei”, ricorda Veltroni, “sono appena nominate nei testi di storia e non è un caso se sulla bara di Iris Verzari, donna e partigiana, viene scritto solo donna, mentre sulle bare degli altri partigiani uccisi vengono riportati i loro nomi. La libertà delle donne”, conclude, “è la libertà di tutti”.
Marco Palmieri che chiosa la presentazione del libro dedicato alle sue figlie e alla figlia del coautore Mario Avagliano, si chiede, “Se stiamo parlando di un diritto, perché questo non è stato riconosciuto prima?”. Mentre la ministra Roccella esalta il ruolo della donna come madre, non è ozioso ricordare ciò che scriveva Maria Montessori nel 1899 “É finito il tempo, in cui la donna era passiva, in cui bastava che ella non facesse il male…e che consiste nel non fare ciò che piace al marito”.
Da quelle parole passò mezzo secolo prima che le donne italiane, fra le ultime in Europa, ottenessero il diritto di voto, un diritto che deve essere esercitato.
Livia Gorini
(11 marzo 2026)
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