Accordo d’integrazione: un retroterra politico

Copertina del volume di Angelelli

Il permesso a punti per gli stranieri è in vigore dal 10 marzo. L’accordo previsto dal Dpr n. 179 del settembre 2011, proposto governo Berlusconi e dal ministro degli Interni Maroni , prevede, una sorta di “patente a punti” per gli stranieri che richiedono un permesso di soggiorno della durata di almeno un anno. Permesso a punti che può comportare anche il ritiro della “patente” di soggiorno nel Belpaese per chi non è idoneo e la conseguente espulsione.

Diverse le critiche all’accordo che segna una svolta: la maggiore monitorabilità del percorso biografico migrante sul nostro suolo. Giudizi negativi sono venuti dall’associazionismo a diretto contatto con lo straniero, da soggetti politici e sindacali: alcune critiche anche in area governativa. Per quel che concerne l’accordo Angelelli, consulente parlamentare su temi immigrazione e fondamentalismo,  riferisce di “un interesse mediatico basso da parte dei mezzi di informazione”.

Facciamo un passo indietro L’ideazione legislativa originaria del Dpr, come suggerisce Angelelli, era di Suad Sbai, di cui lui da tempo è stretto collaboratore. La Sbai è parlamentare Pdl di origine marocchina, originariamente di area finiana. Musulmana legata ad un islam moderato, di impostazione legalitaria ed “integrante”: dove la religione viene vissuta come questione prevalentemente privata e senza impegnativi risvolti sociali di avvicinamento della cultura “da integrare”. La Sbai nega la positività dell’approccio multiculturale “ritenendolo una truffa e un inganno”. Nel caso dell’islam verso il quale la parlamentare ha un impegno di lungo periodo, questo si traduce sia in un palese timore delle componenti fondamentaliste, presupposte problematicamente presenti anche in Italia, che in una difesa della donna. Verso la quale la Sbai promuove da lungo tempo reali ed effettive forme d’assistenza, legale e sociale, e fuoriuscita da casi di patriarcato violento o  segregatore.

Assenza di investimenti. Tornando all’accordo per Angelelli “si basa su una forma di do ut des tra straniero e stato italiano, anche se pende a sfavore del primo: non c’è stato alcun investimento, si è pensato ad un’implementazione a costo zero. L’idea legislativa iniziale aveva un altro impianto ed era buono. È Maroni che ha l’ha snaturata, forse cogliendo al volo un’opportunità a fine legislatura”.

Un lavoro di divulgazione a partire dal centrodestra. Marco Angelelli, sottoufficiale dell’Aereonautica militare, prima vicino all’Idv e dal 2008 in area Pdl, da anni si spende su temi e diritti degli stranieri ed inclusione dei poveri.
Nel 2010 pubblica Benvenuto nuovo cittadino italiano, Guida alla Costituzione per i cittadini stranieri , con una presentazione in sede politica. Il 3 maggio sempre di Angelelli è stato presentato in un’aula della Camera dei Deputati, Essere cittadino italiano. L’educazione civica e il ruolo dei cittadini , a vocazione analoga al precedente, cioè essere un ponte divulgativo ad hoc per lo straniero. L’iniziativa editoriale ha toni semplici, diretti.
Un appunto: nella premessa si parla dell’insieme di norme che regolano la vita delle persone su questo territorio. Queste norme, che tutti devono rispettare per una pacifica convivenza, sono dette ‘norme sociali’ e sono costituite da: regole morali, religiose e giuridiche (leggi). L’educazione civica studia tutto ciò.
Giusto è studiarle e conoscerle: altro però è dire che bisogna come soggiornanti sul nostro suolo ottemperare a tutte e tre le regole. Come stato laico, le uniche che vanno seguite sono quelle giuridiche. Non quelle morali, non quelle religiose: che, almeno per legge, restano felicemente nella sfera individuale soggettiva.

Uno spunto di riflessione viene poi dalla prefazione del senatore Quagliariello (Pdl) che analizzando l’idea di cittadinanza al migrante/straniero ne parla come di […] un’idea di cittadinanza meritata che tiene conto dei cambiamenti subiti sia dal fenomeno dell’immigazione sia dal concetto di nazione, ma non per questo dimentica il monito di Renan: le nazioni esistono quando hanno un’anima, quando l’anima viene meno le nazioni muoiono.

Ci domandiamo effettivamente come si creerà quest’anima nel futuro. E se questa anima nazionale debba derivare da una voce sola o da una polifonia?

Proprio per approfondire questi stimoli riportiamo vi offriamo la “fotografia” offerta da Maurizio Bove (resp. Cisl-Milano) del caso problematico del capoluogo lombardo e l’opinione sull’accordo di Pietro Marcenaro, presidente della Commissione straordinaria diritti umani del Senato

Marco Corazziari
16 maggio 2012