Padri capo verdiani “ballerini”. L’opinione di Angela

Il logo dell'Omcvi. Sotto nel tondo: Angela Spencer

A inizio giugno parlando con i giocatori capoverdiani del torneo di calcio del Mundialido, dai loro racconti  sembrava emergere, come accade in varie paesi d’Africa, la presenza non solo episodica di una poliginia informale. Nonostante Capoverde sia un Paese cattolico,  ex colonia portoghese ( l’analisi storica), “specie prima dell’indipendenza (1975 ndr) il costume si  allontanava dai precetti cristiani in tema di matrimonio: accadeva che un uomo avesse contemporaneamente più figli da diverse donne di cui una sola moglie legittima.  E il costume anche oggi in realtà non è scomparso. Anzi in qualche modo è arrivato in Italia con le nuove generazioni” A spiegarci qualcosa in più su questo fenomeno è Angela Spencer,  presidente dell’Omcvi, Associazione Donne Capoverdiane in Italia.

Un uomo, più donne: spesso senza gelosia o odio. “E’ così: per noi capo verdiani non è una cosa rara. Generalmente noi donne capoverdiane non soffriamo per  gelosia, non odiamo o arriviamo alla violenza : queste cose da noi effettivamente non succedono. O per lo meno io non ho mai sentito niente del genere. Io personalmente è una cosa che non accetterei più e anzi di fatto non l’ho accettata. Sono figlia di una donna non sposata con mio padre: 20 tra fratelli e fratellastri. Anche a me è avvenuta la stessa cosa con mio figlio … anche il mio uomo aveva più donne e da queste ha avuto vari figli: per l’esattezza tre donne e quattro figli.

Io l’ho lasciato: meglio un figlio con un solo genitore stabile. “Sono arrivata qui a 18 anni, a 21 ero incinta. Quando ho saputo che il mio lui frequentava più donne ho deciso di lasciarlo: trovavo la cosa deplorevole e non volevo. Pensa che almeno a mio figlio il nome è stato dato effettivamente dal padre: io non avevo neanche un nome. Mia madre è stata la prima fidanzata di mio padre, con lui ha avuto un figlio, mio fratello, poi lui ha sposato un’altra. Io sono nata che mio padre era già sposato con un’altra donna. Non volevo che questo accadesse anche a mio figlio. Ora ho 53 anni e mio figlio 31 : ho cercato di dargli una situazione più stabile con un genitore solo che non una instabile con più genitori

Se la tipologia della diaspora può influire. Il tipo di migrazione di Angela non è così infrequente per la diaspora capoverdiana. Le donne capoverdiane di prima generazione entrano in Italia quasi sempre come colf (e anche oggi restano ancorate con scarso riscatto a questa condizione) mentre gli uomini lavorano nei porti di Portogallo e Olanda, dove in quegli anni c’è domanda di lavoro pesante.
Infatti: l’uomo di cui parla Angela era un marinaio, più grande di lei, che viveva in Olanda. “Fino agli anni ’90 non c’era il ricongiungimento familiare: quindi gli uomini capoverdiani in Italia erano da considerarsi una rarità. Venivano in Italia in vacanza: ognuno  aveva almeno tre quattro capoverdiane che lo corteggiavano. Ogni volta che lui veniva stava con le altre: io questa cosa non l’ho mai sopportata.”

Come nella nostra corrispondenza epistolare ante guerra. “La conoscenza e il fidanzamento con lui è avvenuto tramite lettera: in quel periodo non c’erano mezzi di comunicazione e lui semplicemente era il fratello di una mia connazionale. Allora  ci si scambiava le foto:  come Claudia Cardinale e Alberto Sordi in Bello, onesto, emigrato Australia...”

E se oggi in Italia il “film” in parte si replica? “Tutto questo succedeva di più al tempo dei miei nonni e dei padri: i ragazzi capoverdiani nati e cresciuti qui in Italia stanno iniziando a replicare il fenomeno. Ragazzi con figli di tre quatto donne diverse. Ora anche donne italiane: l’atteggiamento è del tipo mi piace un uomo, non discuto”.
Alcuni uomini si occupano di tutte le loro compagne, altri no. “E’ una questione di coscienza personale.  Qualcuno abbandona questi figli come pacchi postali, non avendo cioè né la coscienza né la maturità. Ad es. i figli della moglie vengono fatti studiare, etc, quelli delle altre donne non hanno quel genere di supporto.
Le donne in questo hanno una qualche colpa, ma è soprattutto questa nostra società degli uomini che non riesce a comprendere che un figlio è una responsabilità che va presa sul serio e non per numeri. Un vero uomo non va valutato per il numero di figli che fa, ma per l’azione e il rispetto che porta loro. Io ho mi sono rimboccata le maniche, ho educato mio figlio, gli ho dato una morale: spero che lui si rapporti alle donne in modo diverso. Influisce molto l’educazione ricevuta in casa. Non è giusto che un ragazzo approfitti di una ragazza. Mio figlio ha avuto vari flirt, però mi dice anche non le voglio prendere in giro”.

Contraccezione e cultura della contraccezione? “L’italia è più indietro di Capoverde”. A cosa è dovuto il rapporto senza contraccezione? Assenza di cultura contraccettiva, cultura della virilità maschile, altro? “Nel nostro Paese quando lo fanno senza precauzioni è perché lo vogliono fare così: spesso per il maggior piacere dato dall’assenza di un preservativo e per irresponsabilità. A Capo Verde infatti pillola, preservativo, l’iniezione contraccettiva (il cosiddetto “shot”, ndr), la spirale sono forniti gratuitamente da oltre 20 anni. Non abbiamo un taboo della contraccezione come qui in Italia: i nostri nati qui hanno molti più taboo. Per un convegno dedicato feci dei questionari: molte G2 e G3 si sono rifiutate di rispondere”. Forse la presenza del Vaticano si fa sentire.
“Ovviamente comunque è assurdo: si espongono sia alle gravidanze che a malattie, magari trasmesse anche al bambino. A Capo verde ora c’è più coscienza: i giovani si impegnano di più nello studio e nella conoscenza delle nuove tecnologie. Oltre a ballare e divertirsi in stile sudamericano si distraggono anche con altro.”

Caso Italia: apatia, status symbol, “branco”, impoverimento. “In Italia le nostre G2 vivono anzitutto una difficoltà di dialogo con i più grandi: le prime generazioni erano spesso analfabete. C’è quindi una distanza intergenerazionale e stili di vita molto diversi. Le madri con i loro lavori faticosi e frenetici spesso non hanno modo di seguire cosa avviene realmente nella quotidianità dei figli. Spesso anche se tu studi qui in Italia non trovi un lavoro, quindi il giovane studia poco e male contando, dal punto di vista economico, sui genitori. Io con mio figlio sono stata chiara: Il tuo lavoro è lo studio, il mio la colf: e ti compro un paio di scarpe buone all’anno.

Oggi il ragazzo vive nel branco: se il capobranco possiede un qualcosa, gli altri imitano. Non c’è quella base di maturità per capire che se risparmi oggi, domani, a 30 anni, ti ritrovi con qualcosa; esattamente la stessa superficialità di chi fa tanti figli con leggerezza. La nostra generazione aveva un obiettivo: guadagnare per la famiglia. Poi sopraggiungono i problemi: le donne hanno visto cristallizzarsi il loro ruolo sociale in Italia come colf, accompagnato dall’impoverimento della famiglia capoverdiana. I figli delle prime donne capoverdiane sono ai margini del mercato dell’occupazione, vivono grazie alle madri. Ed è così persino per i figli dei figli: ma l’introito è lo stesso di quando la madre era sola qui.

La tutela di donna e bambino di Mundo Kriol. Mundo Kriol, l’associazione ponte  tra G2 della diaspora e ragazzi in patria  di cui tu sono fautrice, raccoglie ragazze e ragazzi. Sono un gruppo ristretto a suo modo selezionato: sono  sensibili al tema della tutela di donne e bambini.  Fuori da realtà come questa invece ripeto la situazione mi pare più allarmante. Va tenuto conto che in Europa la vita è più cara e difficile, le persone della comunità sono più isolate. A Capo Verde la temperatura resta quasi sempre la stessa, mentre qui un bambino lo devi vestire per stagioni diverse e non sei inserito, come a casa,  in quella rete informale di protezione che travalica l’ambito strettamente familiare”.
Alcune iniziative ed obiettivi di Mundo Kriol

Marco Corazziari
14 giugno 2012