Le “Mamme Narranti” accolgono le famiglie palestinesi

Andrea Satta non ha bisogno di presentazioni, medico-pediatra e cantautore, da trent’anni voce dei Tetes de Bois, band con cui ha vinto numerosi premi, è anche autore di libri, artista ed atleta infaticabile. Dal 2013, infatti, grazie alla sua passione per la bicicletta, porta in viaggio le storie delle “Mamme narranti” progetto nato nel suo ambulatorio medico, ormai quasi vent’anni fa. Sono le Transumanze, spettacoli itineranti durante i quali, insieme ad i suoi artisti e collaboratori, gira l’Italia, spostandosi sulle due ruote e intrecciando musica, racconti, incontri e comunità.

La Transumanza Favolosa

“L’ultima Transumanza, la decima, è terminata il 18 luglio, a Roma, nella scuola Fratelli Bandiera, in onore del maestro Alberto Manzi, che ha insegnato lì per anni. La prima fu nel 2013: andammo da Roma a L’Aquila. Scegliemmo di attraversare in bici le zone del sisma e di suonare poi nella zona Rossa.” Racconta Andrea Satta, che una Transumanza ha condotto in bici anche da Dresda a Roma, sulle tracce del padre deportato in Germania, durante la guerra, e rientrato fortunosamente in Italia. “Quest’anno La transumanza favolosa è stata un omaggio alle storie e a chi le ha raccontate o le racconta. Abbiamo toccato i luoghi di Stefano Benni, Italo Calvino, Sergio Staino, Leo Ferré, Paolo Ciarchi, Gianni Rodari, Carlin Petrini. E ogni sera con noi ci sono state le “mamme narranti”, che sono salite sul palco a leggere la fiaba con cui addormentano i loro bimbi. Ogni tappa ha visto musicisti, scrittori, vari altri ospiti e un disegnatore che ha trasformato dal vivo i racconti in un disegno”.

Da Mamme narranti a Mamme ospitanti

“Quest’anno il concerto, oltre che a portare in giro lo spettacolo “Mamme Narranti”, si proponeva di raccontare che le mamme narranti sono diventate mamme ospitanti” spiega il pediatra, “Le mamme narranti ormai sono 180 e sono organizzate in un’associazione. Ci interessava far conoscere al pubblico il progetto per trovare casa alle famiglie palestinesi, nato circa un anno fa. Anche i proventi dello spettacolo sono stati devoluti a sostegno delle spese che hanno queste famiglie, perché tutto ciò che facciamo è privo di scopi di lucro. Ci muove solo la sensibilità umana.” Ci tiene a specificare Satta.

Le famiglie palestinesi a Roma per cure mediche

Proprio nel suo ambulatorio, nella periferia est della città, divenuto negli anni fulcro e luogo d’incontro di una comunità sempre più organizzata, è nato il progetto di trovare casa alle famiglie palestinesi arrivate a Roma, lo scorso anno, per cure mediche. ” Un anno fa, ho ricevuto la richiesta d’aiuto di Ghada, farmacista e mamma palestinese seguita nel mio ambulatorio da anni, per queste famiglie bisognose di tutto” racconta il pediatra  “Ed è subito partita, dal basso, la solidarietà, a cominciare dalle Mamme narranti, ho poi coinvolto il primario del Bambino Gesù Alberto Villani, dove molti dei piccoli arrivati sono stati curati, l’Associazione culturale pediatri, la collega Rosanna Palazzi, di Colleferro, e altri colleghi. Abbiamo riempito le macchine di giocattoli, libri in arabo, vestiti, scarpe e abbiamo cominciato a provvedere alle prime necessità. Avevano bisogno veramente di tutto.” spiega, quasi ancora incredulo, di essere riuscito a far partire la macchina dell’accoglienza.

L’accoglienza offerta dallo Stato ai Palestinesi

“I bambini, provenienti da Gaza, molti dei quali mutilati o gravemente malati, sono arrivati a Roma, tramite corridoi umanitari e l’impegno delle istituzioni, sono stati egregiamente assistiti e curati nei nostri ospedali, ma una volta dimessi, non potendo tornare nel loro paese, sono stati alloggiati, per lo più, in CAS-Centri di Assistenza Straordinaria- governativi. Luoghi sperduti alla periferia estrema della città, privi di servizi, dove diventa difficile non solo muoversi ma anche vivere con dignità.” racconta il pediatra, non senza amarezza. “Hanno a disposizione alloggi minuscoli, 16 metri quadri a famiglia, una stanza. Oltre la stanza, hanno 225 euro al mese la famiglia: 7-8 euro al giorno. Non sono arrivati da soli, come clandestini, siamo andati noi a prenderli con l’aereo” sottolinea Satta “Sono famiglie divise, molte mamme sono arrivate da sole con i bambini feriti o malati ed il papà è rimasto a Gaza con gli altri figli. Questi bambini hanno visto gli orrori della guerra, hanno subito traumi difficili da superare, molti hanno perso gli arti, hanno bisogno non solo di un tetto sulla testa e di una scodella di riso ma soprattutto di vivere con dignità.”

La prima famiglia ha trovato casa

“A Roma sono arrivate cinquanta famiglie, noi le conosciamo tutte. Spesso sono spezzate: metà famiglia è restata a Gaza; famiglie che non si riescono a riunire perché è molto difficile fare ricongiungimenti familiari. Ne stiamo già ospitando una, nella casa di una famiglia dell’ambulatorio, che l’ha messa gratuitamente a disposizione, per due anni.” Racconta Satta, prodigo di dettagli “Prima è stato messo a disposizione l’alloggio, poi tutto il resto: il papà idraulico ha sistemato l’impianto, un papà elettricista ha pensato alle luci, un altro papà fabbro ha sistemato e cambiato la serratura. Poi abbiamo trovato la lavatrice, il frigorifero, con una colletta, le stoviglie, il tavolo, la cucina e tutto quello che serve per vivere in una casa in modo dignitoso. Ora questa famiglia vive da 2 mesi e mezzo nella casa che abbiamo allestito per loro, nei pressi dell’ambulatorio, al centro dei servizi, vicino alla scuola ed ai negozi, al centro di una comunità, assistita dalle mamme dell’ambulatorio, molte anche arabe.”

Altre case in arrivo entro l’anno

“Speriamo di poter aiutare altre 4 famiglie, entro l’anno sicuramente altre tre famiglie avranno una sistemazione dignitosa” ci anticipa Satta. “Una arriverà alla fine di settembre, un’altra a metà ottobre e la terza poco prima di Natale. Questi ragazzi devono andare a scuola e poter accedere ad un scuola-bus, avere i documenti in regola e accedere a tutti i servizi che gli spettano.” Poi aggiunge, con una nota di soddisfazione:” Siamo riusciti anche a trovare un lavoro dignitoso al papà della prima famiglia. E’ un ingegnere informatico, quando lo abbiamo conosciuto faceva le pulizie, ora un papà dell’ambulatorio gli ha offerto un lavoro da ingegnere. I palestinesi sono una popolazione colta, quasi tutti i componenti di queste famiglie sono laureati, anche le mamme, molte sono insegnanti, quasi tutti conoscono l’inglese. Bisogna renderli in grado di riorganizzarsi, di costruirsi un futuro.”

I protocolli con i Comuni e con il Municipio e la collaborazione con il Prefetto

“Non possiamo restituirgli quello che la guerra gli ha tolto, ma dobbiamo offrire una soluzione abitativa dove la dignità dell’abitare diventi dignità del vivere” afferma con convinzione Satta. “Abbiamo coinvolto altre associazioni come Caritas e Arci. Inoltre abbiamo stipulato dei protocolli con il municipio VIII di Roma e 6 comuni dell’hinterland, che ci hanno offerto sostegno, in modo da avere un rapporto legale e ufficiale con le istituzioni e contare sulla loro collaborazione. C’è bisogno che ci sia concretezza e chiarezza su chi fa cosa.” Ribadisce- “Abbiamo parlato anche con il Prefetto di Roma, che ci ha chiesto una collaborazione ufficiale e siamo stati ricevuti, a giugno scorso, dal vice presidente della Camera dei Deputati, l’On. Sergio Costa.”

Cosa si po’ fare per incrementare il progetto

“Insieme alle “Mamme narranti” abbiamo reso l’utopia possibile. Ora serve il sostegno di altre famiglie, pediatri, insegnanti e cittadini per mettere a disposizione abitazioni e creare un contesto comunitario di accoglienza” aggiunge. “Per far progredire il progetto, diffondere e considerarlo come priorità da realizzare, c’è bisogno dell’aiuto di tutti, se qualcuno che sta al centro di una comunità educante, per esempio un professore, ha la possibilità di trovare una casa che venga data gratuitamente almeno per due anni, siamo pronti ad aiutarlo. Dobbiamo dare alle famiglie la possibilità di organizzarsi.“ Aggiunge poi, non senza una nota di ironia “ 3.000.000 di abitanti di Roma non riescono ad aiutare 50 famiglie, 240 persone che sono per la maggior parte mamme e bambini?”

Nadia Luminati
(4 settembre 2026)

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