Cibo e cultura a Eataly: quando “Diverso è saporito”

Roma integra: organizzatrici
Le organizzatrici dell’evento F.Rocchi, A.Spencer, e V.Altarelli (photo credit: M.Caporaletti)

“I prodotti che hanno fatto grande la cucina italiana non sono affatto originari dell’Italia. Se con il cibo è andata così, perché non provarci anche con le persone?”. Parte da un assunto quasi elementare l’idea che ha dato vita a Diverso è saporito, l’evento di Roma Integra che ha portato per la prima volta fumetti, musica e parole da tutto il mondo nel tempio della gastronomia per eccellenza della scena capitolina: Eataly Roma.

Scelta tutt’altro che casuale, visto che il primo partner di Eataly, Slow Food, è stato parte integrante del progetto, nato sotto l’egida di Sonia e OMCVI, associazione che promuove progetti di cooperazione la prima e che riunisce le donne Capoverdiane in Italia la seconda.

Vanda Altarelli e Angela Spencer Teque, madrine delle associazioni e del progetto, sono due forze della natura: le incontro poco prima del convegno, per farmi spiegare da dove ha preso piede l’idea di costruire un ciclo di incontri che unisse cibo, educazione e conoscenza reciproca. Non che la connessione fra i tre elementi stupisca: il cibo è quasi sempre veicolo di scambio e integrazione, e il binomio cibo e cultura non è affatto cosa nuova. Ma partire dalle scuole per realizzare un progetto di integrazione culturale da presentare dietro l’immensa vetrina di Eataly, questo è decisamente più insolito.

Valentina, ideatrice del logo di Roma Integra
Valentina, ideatrice del logo di Roma Integra (photo credit: M.Caporaletti)

“I bambini non vedono la diversità: è per questo che è importante intervenire subito, prima che subentrino i pregiudizi”, racconta Vanda, spiegando così il motivo per cui il progetto ha voluto coinvolgere – con l’aiuto della Regione Lazio e il patrocinio del Ministero dell’Integrazione – due scuole in cui la percentuale di bambini di seconda generazione è piuttosto elevato: la “Manzi” del quartiere Pigneto e la “Tibullo” di Zagarolo. Una terza scuola, l’Istituto I.I.S.P.T. “Via Pedemontana” di Palestrina, ha elaborato graficamente il logo del progetto, attraverso un concorso lanciato tra gli studenti.

Interessare gli studenti al tema della migrazione e dello scambio culturale a Roma è – letteralmente – un gioco da ragazzi: “i bambini durante le lezioni sono stati al mercato dell’Esquilino, per vedere fisicamente cibi di cui avevano sentito parlare ma che non avevano mai visto”, racconta Angela, introducendo subito dopo il lavoro preziosissimo svolto da Slow Food nella giornata dell’evento: “ai bambini sono stati spiegati i cinque sensi e la differenza tra i gusti degli alimenti”. Ma l’intervento della nota associazione che ha fatto di buono, pulito e giusto il suo motto, non finisce qui: “far capire ai bambini che il cardamomo è un seme e spiegare loro da dove viene è stato importante”, ha chiarito Francesca Rocchi, rappresentante Slow Food, per chiudere con un augurio: “speriamo sia una tappa che ci porti molto più lontano”. Augurio che Angela Spencer condivide, dal momento che tra i piani per il futuro c’è quello di arrivare a portare il progetto in due scuole “simbolo” dell’integrazione su territorio romano: la Di Donato, che sorge proprio nel quartiere Esquilino, e la Pisacane, baluardo della più periferica ma non meno multiculturale Torpignattara.

Fumetti
I fumetti disegnati in mattinata insieme ai bambini (photo credit: M.Caporaletti)

Quella del movimento degli esseri umani nel mondo è una questione da spiegare ai bambini al pari della circolazione dei prodotti gastronomici. Ma come rendere leggero un argomento tanto complesso? Una soluzione c’è, e si chiama fumetto: ecco perché nel pomeriggio la sala era allestita con enormi fogli disegnati, che raffiguravano ragazzi in partenza, cartine geografiche e frecce che facevano il giro del mondo, nate la mattina stessa con l’aiuto dei bambini. E che dire della cucina? L’occasione di tenere un evento ad Eataly era troppo ghiotta per non utilizzare gli enormi spazi della struttura per parlare – ancora – di alimenti: ecco allora l’allestimento di due showcooking, dove si è potuto vedere una preparazione live di piatti tipici dalle cucine del mondo: la cachupa (piatto capoverdiano a base di mais, fagioli, patate e manioca), lo zighinì (spezzatino di carne e verdure tipico della cucina etiope ed eritrea), i sarma (involtini di cavolo cucinati nei Balcani e nell’Est Europa) e – perché no? – il giglietto di Palestrina, biscotto approdato dalla Francia alle tavole italiane.

Se la mattina è stata dedicata ai laboratori organizzati per i bambini,, il pomeriggio è stato il momento delle associazioni: il Filipino Women’s Council, l’Associazione Griot e No.Di. sono intervenute per parlare della loro esperienza di integrazione e delle speranze del futuro: “è da ventitre anni che mi aspetto che vengano fatti certi passi in avanti. Si dice sempre che quando si arriva a un momento di difficoltà è ora di girare pagina: bene, forse è arrivato quel momento”, ha affermato Pilar Reuque, madrina di No.Di., prima di presentare le giornate di devoluzione fondi organizzate dall’associazione che avranno luogo a maggio: Abbiamo riso per una cosa seria.

Eataly: la struttura dall'alto
Eataly: la struttura dall’alto (photo credit: M.Caporaletti)

Stupisce – o no? – che la giornata sia quasi tutta al femminile. Lo ha notato anche Marguerite Lottin Welly, dell’associazione Griot, poco prima di definire “una battaglia vinta” il fatto che l’Italia abbia un Ministero dedicato all’integrazione. Donna è anche – in effetti – Giulia Baldinelli, ricercatrice alla SOAS di Londra, che durante il convegno ha presentato un suo studio sull’immigrazione in Italia, a dimostrazione che  questa, più che una minaccia, sia – dati alla mano – anche economicamente una vera e propria risorsa.

Si è parlato di seconde generazioni, vere portatrici dell’integrazione e della trasmissione delle culture, dopodiché la musica è stata padrona dello spazio con la MaTeMusik Band di Capoverde. Anche la politica è entrata nel dibattito, con la testimonianza di Giovanni Manoccio, Sindaco di Acquaformosa, piccolo comune della Calabria salito agli onori della cronaca grazie alle buone pratiche di integrazione realizzate nel paese. Qui, più di sessanta migranti hanno trovato una sistemazione definitiva, lasciandosi alle spalle lavoro nero e sfruttamento: cosa di cui ha parlato in prima persona Lamine Bodiang, mediatore culturale per SOS Rosarno.

Cibo, musica, migrazioni. Ma a ben vedere in fondo il fil rouge della giornata è un altro, che compare costantemente sullo sfondo quando si parla di seconde – o di terze, come nel caso della comunità Capoverdiana – generazioni: lo Ius Soli. E in un momento in cui il dibattito è ancora aperto, Diverso è saporito è un ottimo spunto di riflessione.

Veronica Adriani

(22 gennaio 2013)

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