La storia di Laura: “Un’ucraina romana”

ucraina_il_governo_dice_no_all_europa_migliaia_in_piazza_scontri_con_la_polizia-0-0-382315Da qualche settimana leggiamo sui giornali notizie provenienti dall’Ucraina che raccontano di manifestazioni di protesta fatte dai giovani in favore di un’ annessione del paese all’Unione Europea. L’emigrazione è stata l’unica arma che negli ultimi vent’anni ha permesso ad alcuni di trovare una via di fuga, e oggi la comunità ucraina in Italia è presente con numeri più che consistenti. Con 218.099 presenze è infatti la quinta per numero di immigrati sul nostro territorio, con età media tra i 40 e i 50 anni e la seconda tra i paesi non comunitari di origine europea. Circa il 10% di questo dato è presente nel Lazio con 17.482 ucraini solo a Roma. Vi è una netta prevalenza della componente femminile (circa l’81%), elemento che caratterizza sopratutto le comunità che lavorano come assistenti domestiche. Per conoscere meglio questa realtà, abbiamo incontrato Laura, una donna di quarantatre anni che da cinque lavora in Italia con la speranza un giorno di poter riabbracciare le figlie rimaste in Ucraina

Ricorda il giorno in cui è arrivata in Italia?

“Perfettamente, era il primo maggio di cinque anni fa. Per arrivare ho fatto un lungo viaggio, prima sono andata a Monaco in compagnia di alcuni amici che abitavano in Germania, poi da lì con un treno sono arrivata a Roma.Ricordo ancora che sono scesa a termini e mia cugina venne a prendermi con il marito. Siamo andati a casa loro e dopo essermi sistemata siamo andati in Umbria per festeggiare il primo maggio con degli italiani. Io non capivo nulla durante la festa ma mi sono divertita anche se le strade per arrivare in Umbria erano strettissime e avevo paura che la macchina precipitasse!”

In Italia è stata accolta bene?

“Io sono stata molto fortunata perchè ho iniziato a lavorare sin da subito con due signori anziani. Una non poteva muoversi e l’altro aveva molta pazienza perchè io non capivo molto bene e mi ha insegnato l’italiano. Il lavoro era fisso e in poco più di un mese ho imparato la vostra lingua. Anche nella vita di tutti i giorni non ho mai avuto problemi, gli italiani si sono comportati bene con me. L’unico problema era la nostalgia di casa, ma per fortuna la comunità ucraina mi ha accolto bene.”

Perchè ha deciso di venire in Italia?

“Mancanza di soldi sopratutto. Io mi occupavo di fiscalità per lo stato Ucraino, controllavo i conti delle aziende e se pagavano le tasse. Un lavoro statale sottopagato rispetto alla preparazione che avevo fatto. Lo stipendio era di circa 150 – 180 euro e quindi sono stata costretta a muovermi perchè oggi i prezzi sono più alti in Ucraina. Altrimenti sarei rimasta.”  Spesso d’altronde gli immigrati che presentano un titolo di studio non riescono a lavorare nel campo in cui sono preparati, a prescindere dalla documentazione che riescono a portare. I dati del ministero dell’interno, sottolineano come la maggior parte degli ucraini arrivati in Italia lavorino nei settori dei servizi sociali a privati(65%),trasporti e servizi per le imprese(8%), alberghi e risotranti(8%).

Cosa ne pensa della situazione attuale nel suo paese?Yulia Tymoshenko

“Io oggi non credo più a nessun politico perchè hanno tutti paura di Yanukovich(l’attuale presidente Ucraino ndr). Sono contenta che gli studenti hanno iniziato questa protesta perchè dimostrano che il nostro popolo non ha perso la voglia di lottare per i propri diritti e perchè c’è bisogno di un cambiamento.” Quando l’argomento passa sui motivi della protesta Laura è ancora più chiara, dimostrando di conoscere perfettamente la situazione: “Io sono molto favorevole al distacco dalla Russia e ad entrare in UE. La pressione esercitata da Putin non ci fa respirare e prima era anche peggio, abbiamo già passato tanto tempo sotto la URSS adesso basta! Durante il regime si viveva solo di sussistenza e comprare qualsiasi bene che non fosse strettamente necessario, ad esempio una macchina, era difficile. Si mettevano i soldi in una sola banca che ovviamente dopo il crollo dell’URSS è fallita mandando sul lastrico molte famiglie e sopratutto le aziende che hanno dovuto chiudere. Per fortuna dopo l’ elezione della Tymoshenko nel 2007, i risparmi degli ucraini sono stati in parte recuperati ma solo una piccola parte rispetto a quelli persi.”

Cosa le manca dell’Ucraina?

“Mi manca tutto del mio paese. Come dice mio marito che sta qui da tre anni: “Quando torno in Ucraina sto dalla mattina alla sera nei boschi per respirare l’aria di casa”. Mi mancano casa mia, il mio letto e le mie figlie.” Già, perchè L. oltre ad essere stata catapultata in una realtà molto diversa da quella a cui era abituata, si è dovuta allontanare per molto tempo da amici e parenti, una condizione non semplice per una madre di due bimbe, all’epoca di quindici e quattro anni. “Dopo un anno che ero qui sono tornata in Ucraina e non sapevo che dire alla più piccola perchè lei si chiedeva perchè fossimo andati via e l’avessimo lasciata da sola con i nonni. Per un periodo non ha parlato ne con noi ne con gli altri bambini. Ero distrutta.” Mentre racconta quest’episodio Laura si interrompe per asciugare le lacrime. “Oggi lei ha 9 anni e per fortuna ha capito meglio i motivi per cui io e mio marito siamo venuti a Roma. Per il suo ultimo compleanno mi ha chiesto solo di ricordarmi di lei. La più grande invece oggi ha vent’anni e  studia in Polonia psicologia, era dispiaciuta per la nostra partenza ma con lei è stato più semplice.”

C’è una cosa che ama particolarmente dell’Italia?

“Adoro la pasta. Da noi non facciamo il sugo con i pomodori quindi mi sono appassionata, lo stesso vale per la mozzarella e i formaggi che da noi non si trovano molto. Poi la pizza che oggi in Ucraina stanno iniziando a fare quelli che sono venuti a lavorare da voi. Se devo pensare invece a qualcosa che non mi piace direi il freddo. So che può sembrare strano, ma voi  avete tanta umidità in Italia. Da noi le temperature sono più basse è vero ma non si sente tanto perchè è un clima secco.”

Cosa augura alle sue figlie?

“Mi piacerebbe che potessero vivere in un paese più aperto al mondo, dove la vita sia migliore e si possa costruire qualcosa. Un paese in cui i soldi non siano in mano a pochi ma che vengano redistribuiti e dove la concorrenza esista perchè è la sua assenza che ha bloccato la nostra economia. Auguro loro di essere felici e di vivere in una nazione senza nepotismi dove possano restare senza essere costrette ad andare come i loro genitori.”

Adriano Di Blasi

(8 gennaio 2014)

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