PePERUncino: dall’Italia alle Ande con Apurimac

Apurimac
I volontari di Apurimac onlus durante la raccolta fondi di PePERUncino: grazie alle piantine quasi 30.000 euro saranno destinati alle cure mediche nella regione andina dell’Apurimac (Photo credit: Apurimac Onlus)

Cosa hanno in comune i peperoncini calabresi con le Ande peruviane? A prima vista, poco o nulla. Eppure è anche grazie a loro se nella regione andina dell’Apurimac a breve arriveranno quasi trentamila euro destinati a cure mediche ed assistenza sanitaria per le popolazioni locali. PePERUncino, campagna giunta alla sua seconda edizione, il 7 e l’8 giugno con l’aiuto di 250 volontari ha infatti riempito 58 piazze italiane, raccogliendo denaro da destinare al policlinico “Lucia Vannucci Maiani” di Cuzco e a tre campagne sanitarie itineranti, previste per agosto, settembre ed ottobre 2014.

“L’anno scorso abbiamo fatto prevenzione utilizzando un camioncino adibito ad ambulatorio itinerante”, spiega Luca Natale di Apurimac Onlus, associazione nata nel 1992 per supportare le missioni agostiniane nell’omonima regione andina. Eppure, a dispetto del nome, da quando nel 2003 ha assunto lo status di ONG, l’attività di Apurimac ha ampliato notevolmente i suoi orizzonti, arrivando ad organizzare campagne di cooperazione internazionale anche in Algeria, Nigeria, Repubblica del Congo, Tanzania e Kenya.

peperuncinoPePERUncino si colloca nella scia di uno dei progetti formativi attualmente in corso in Perú. “Le prossime campagne saranno destinate alle province di Cotabambas, Aymaraes e Grau, dove la popolazione ha bisogno di educazione sanitaria di base e cure mediche”, racconta Luca. In effetti è lo stile di vita antiquato delle popolazioni dell’Apurimac il principale responsabile dei problemi riscontrati tra i pazienti: “non avendo accesso al gas la gente usa spesso delle stufe rudimentali a legno: per questo le bruciature sono frequenti”. Fortunatamente, molte di queste patologie sono facilmente evitabili con l’adozione di pratiche quotidiane  corrette, trasmesse assieme all’assistenza sanitaria di base.

Valentina Cacciotti, è una delle “voci dal campo” dell’associazione, e in un suo resoconto spiega: “E’ una realtà dura quella dei campesini, le condizioni igieniche e le conoscenze sanitarie sono basse se non a volte inesistenti. Per questo l’associazione cercava anche di collaborare con le scuole per poter lasciare dei messaggi ai bambini sulla cura dell’igiene. Proprio la carenza di questa è responsabile di molte malattie come parassitosi intestinali, infezioni genitourinarie, malattie dentarie che si riscontrano spesso nelle visite”. Eppure il progetto ha avuto successo, al punto che “ogni giorno tante persone venivano a farsi visitare, giungendo anche da siti lontani e a volte dopo ore e ore di cammino a piedi”.

Il camper-ambulatorio di Apurimac in azione (photo credit: Apurimac Onlus)
Il camper-ambulatorio di Apurimac in azione (photo credit: Apurimac Onlus)

Nell’ospedale “Lucia Vannucci Maiani” di Cuzco lavora personale locale da dieci anni, cioè fin dal momento della sua apertura. L’autonomia delle popolazioni locali, l’accesso ai diritti fondamentali – come la registrazione anagrafica, per noi diritto implicito ma per molti faticosa conquista – è uno dei pilastri dell’attività di Apurimac, che parallelamente all’assistenza sanitaria promuove anche lo sviluppo dell’imprenditoria, specie quella femminile. In Nigeria, Kenya ed Algeria sono molti i progetti improntati alla nascita di imprese al femminile e reinserimento sociale delle donne, portati avanti grazie alla collaborazione con associazioni locali.

Chissà quindi che la prossima campagna, anziché partire dai peperoncini calabresi per portare cure mediche sulle Ande, non possa coinvolgere un altro simbolo della cultura o della gastronomia italiana per aiutare, stavolta, una donna africana ad aprire una propria attività nel suo paese.

Veronica Adriani

(31 luglio 2014)

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