La comunità del Sudamerica a Roma: bivacco o ricchezza?

Villa Pamphili, Colle Oppio, piazza Mancini sono alcuni luoghi di ritrovo della comunità del Sudamerica a Roma
Villa Pamphili, Colle Oppio, piazza Mancini sono alcuni luoghi di ritrovo della comunità del Sudamerica a Roma

Le cronache locali ne hanno spesso parlato in termini di bivacco selvaggio. Ma per capire la situazione della comunità del Sudamerica a Roma bisogna entrarci, passare una giornata insieme a uno che quella comunità la conosce, come Luis Ramos, fondatore dell’associazione Bienvenidos Paisanos nel tentativo di spogliarsi di tutti gli stereotipi, negativi e positivi.

Perché vedendo nella canicola di un mezzogiorno di giugno i tavolini apparecchiati sotto gli alberi di villa Pamphili il primo pensiero va alle scampagnate romane vecchio stile, accompagnate però dal folklore latinoamericano che fa sgorgare da enormi casse collegate a generatori la bachata degli Aventura. Se non fosse che quei tavolini sono tutti mini ristoranti e non sono autorizzati.

Quello di Angelica è pulitissimo: dai contenitori sigillati che ogni volta si premura di richiudere emerge ogni ben di dio e su un foglio sono segnati tutti i piatti tipici del Perù che si possono assaporare in porzioni abbondanti: “Mio marito è macellaio, ma ha perso il lavoro quattro mesi fa e con il mio impiego di colf non ce la facciamo”. Così è per tutti: c’è la crisi e bisogna arrangiarsi. Anche se questo significa rischiare: “Stamattina è venuta la polizia a controllare” racconta preoccupata mentre condisce il seviche, un piatto a base di pesce che si rivelerà freschissimo “L’ho detto agli altri di non fare la parriada (barbecue ndr) che qui non è permesso, ma si sono solo allontanati più in là”. “Se ci fosse un luogo autorizzato dove poter cucinare i nostri piatti e ascoltare musica sarei felicissima. Potrei pagare le tasse e stare tranquilla. Così invece devo nascondermi”.

“È un modo per ritrovarsi tra paisanos, mangiare i piatti dei nostri paesi, giocare a calcio” spiega David indicando il campo del parco di Colle Oppio dove due squadre femminili si stanno sfidando nel torneo organizzato dall’associazione sportiva La Polveriera Ecuador Amazonico. Partono nel frattempo le note travolgenti de La rebellion: “Quiero contarle mi hermano un pedacito de la historia negra, de la historia nuestra…”. Riuniti in gruppetti ecuadoregni, colombiani e peruviani chiacchierano e bevono birra. “Passa spesso la polizia a controllare. Capita che ci siano risse, ma è raro”. Tu che facevi in Colombia David? “Ero un sindacalista, volevano ammazzarmi perché avevo vinto una causa contro l’azienda”. E ora? “Quello che trovo. Il pittore, il muratore, l’autista”.

Le cronache locali ne hanno spesso parlato in temini di bivacco selvaggio. Ma trascorrendo una giornata con la comunità del Sudamerica a Roma si scoprono anche il cibo tradizionale, la musica, la voglia di stare insieme. Aspetti che se valorizzati potrebbero diventare una ricchezza per l'intera città
Le cronache locali ne hanno spesso parlato in temini di bivacco selvaggio. Ma trascorrendo una giornata con la comunità del Sudamerica a Roma si scoprono anche il cibo tradizionale, la musica, la voglia di stare insieme. Aspetti che se valorizzati potrebbero diventare una ricchezza per l’intera città

A piazza Mancini si scaricano una media di 400 casse di birra ogni domenica. Si riempie un bicchiere, si offre, si beve tutto d’un fiato. Quando la bottiglia è finita se ne apre un’altra. “La scorsa settimana la polizia ha sequestrato una macchina con tutta la merce dentro” racconta Juan. In compenso c’è il bagno, a pagamento, ma è rotto. I residenti si lamentano per gli schiamazzi e i problemi di ordine pubblico, l’8 giugno due carabinieri sono stati aggrediti durante un intervento. Oggi la situazione è tranquilla, la musica è bassa, si vedono solo gruppetti seduti a chiacchierare e bere. Non solo del Sudamerica, ci sono anche africani e giovani italiani. “Questo è l’unico modo per poterci riunire perché lavoriamo tutti all’interno delle case”. Carmen sembra uscita da un libro di fiabe, con la sua vocina gentile e quella scatola piena di caramelle che custodisce come uno scrigno prezioso “Mia figlia soffre di reumatismi e io devo darle una mano” è l’unica confessione che si lascia sfuggire prima di allontanarsi, impaurita dalla presenza della giornalista.

“Il primo errore è pensare che questa sia tutta la comunità del Sudamerica. Non lo è, chi si riunisce nelle piazze e nei parchi è la parte più vulnerabile e completamente abbandonata” spiega Luis Ramos. “Non hanno un posto dove poter stare insieme ed è dovere delle istituzioni non lasciarli soli perché sono cittadini che qui vivono e lavorano sodo”. E non pensi che anche dando loro un luogo si comporterebbero nello stesso modo? “Sono convinto che le persone possano cambiare, ma hanno bisogno di un’opportunità. Se si garantisse loro uno spazio dove potersi incontrare sarebbero i primi a tenerlo pulito trasformandolo in attrazione per gli stessi italiani”.

…Continua…

Sandra Fratticci (17 luglio 2014)

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