Via dal Ghana, passando per la Libia e quel buio in mare. La storia di Rock.

>>>ANSA/IMMIGRAZIONE: A LAMPEDUSA LO SBARCO DEI MILLEVia mare verso l’Italia, via dal Ghana verso il sogno di protezione per il giovane Rock. Lontano da un odio religioso che ha sfiorato con violenza la sua vita, in quel paese che è uno degli esempi dell’Africa per stabilità politica e per crescita economica. Rock – nome di fantasia – deve proteggere la sua identità, oggi è un richiedente asilo politico, in attesa di un permesso di soggiorno nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto. Rock si protegge anche dalle emozioni forti del suo racconto a ritroso: stanchezza e ansia nel ricordare il viaggio verso l’Italia, passando per la Libia, costringono a sospendere ad un certo punto l’intervista.

Il Ghana, secondo Paese più popolato dell’Africa occidentale dopo la Nigeria, ha una crescita economica notevole. Gli organismi economici internazionali stimano che crescerà ad una media del 7% all’anno nei prossimi cinque anni. Il Pil è aumentato del 7,1% nel 2013. Stando ad un documento del Ministero degli Esteri italiano il Paese è “forte di una stabile situazione politica e di un reale clima di democrazia”. Economia, stabilità, ma scontro religioso-etnico molto forte. Questo è il motivo che ha spinto il 32enne Rock a lasciare la sua numerosa famiglia, tre fratelli e due sorelle. “Come mio padre professavo la religione Tro – racconta Rock – che lui stesso aveva fondato”. Un culto, racconta il ragazzo, che tra i tanti riti prevede che gli organi interni di un defunto vengano utilizzati per momenti sacrificali.

“Nel gennaio del 2013 mio padre morì. Avrei dovuto prendere io la sua posizione all’interno dell’organizzazione religiosa. Un ruolo difficile da assumere e che non ritenevo di poter assolvere, tanto che decisi di convertirmi alla religione cristiana”. È in queste parole la ragione della sua richiesta di asilo “un giorno, mentre pregavo in chiesa, ho subito una rappresaglia da parte degli esponenti di Tro”. Lui riesce a scappare, gli altri presenti vengono feriti gravemente. Rock trova riparo nei campi, dove uno sconosciuto gli offre riparo ed un aiuto economico, sufficiente per allontanarsi ancora di più.

Tra Rock e il viaggio verso la Libia ci sono notti in stato confusionale e senza uno spicciolo, un suggerimento e un accordo con due suoi connazionali. Gli propongono “lavora per noi tre mesi e noi ti aiutiamo ad arrivare in Libia”. Rock si fida di loro. Portato a termine il patto si ritrova al confine col Togo. Impiega tre giorni per arrivare in Niger e dopo nemmeno una settimana si trova a Saba, in Libia. Da lì raggiunge Tripoli. Sente forte la difficoltà di non farsi capire, di non parlare arabo e proprio per questo, racconta Rock “sono stato picchiato e costretto a lavorare nei campi”. “Reclutato da un libico per lavorare nella sua azienda gratuitamente dopo alcuni mesi, a seguito della instabilità politica del Paese, è stato lo stesso padrone a consigliarmi di venire in Italia. Una notte, infatti, mi ha accompagnato in riva al mare. Ho pagato tutta la somma che mi è stata richiesta e sono salito sul gommone insieme a circa 60 persone”.

Rock racconta la sua storia
Rock racconta la sua storia

Per un viaggio del genere ci vogliono tra i 1000 e i 2000 euro. La legge non scritta, ma ben nota tra migranti e trafficanti è: “più alta è la cifra che hai a disposizione e prima riesci a partire”. Prima riesci a lasciare quei campi. Da quello che raccontano coloro che arrivano in Italia esistono i campi di attesa ufficiali, dove comunque lo Stato è assente e che non sarebbero deputati all’attesa per la partenza. Poi ci sono i campi abusivi. Alcuni li definiscono dei veri e propri campi di concentramento. I migranti arrivano lì perlopiù dall’Africa Sub-sahariana: Senegal, Mali, Costa D’Avorio, Gambia, Ghana, Nigeria. Non così forti sono invece i flussi dalla Siria. Una larga maggioranza dei richiedenti asilo sognano il Nord Europa. Contrariamente a quell’invasione di rifugiati che sembra investire l’Italia, stando alla voce di popolo, l’Unhcr rileva che il maggior numero di richiedenti asilo in Europa è appannaggio della Germania con 173mila, seguita dalla Svezia con 75mila e l’Italia con 63mila.

“Ho avuto paura del color nero del mare e dalle tante persone che con me affollavano il gommone – racconta Rock – non ricordo quanti giorni sono stato in mare, vomitavo in continuazione fino ad arrivare ad un stato d’incoscienza. Ricordo delle persone che litigavano ma di queste nessuna è morta e nessuna è finita in mare”. Poi “una grande nave ci ha tratti in salvo, portandoci fino a Lampedusa dove ho ricevuto le prime cure. In quel momento ho capito di essere salvo”.

Il mediatore culturale cui Rock racconta la storia, a questo punto capisce la fatica che sta facendo nel ricordare. È il momento di chiudere, per non affaticare Rock. Lasciamo il ragazzo nel posto in cui si sente sicuro il C.A.R.A, dove è uno dei 900 ragazzi presenti, come ci racconta Floriana Lo Bianco, che gestisce il centro per la cooperativa Auxilium. Per lui come per gli altri, prima di ricevere o meno un permesso di soggiorno come richiedente asilo passerà circa un anno. Chissà se Rock avrà fatto pace con i fantasmi del suo viaggio, se riuscirà a non aver più paura di quel buio in mezzo al mare.

Fabio Bellumore
(07 maggio 2015)

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