Lo sport si apre agli stranieri. Approvato lo “ius soli sportivo”

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Con 215 voti a favore, sei no e due astenuti è stato approvato in Senato lo “ius soli sportivo”, la legge che favorisce la pratica dello sport agonistico dei minori di 18 anni che non sono cittadini italiani ma risultano residenti da quando hanno compiuto almeno 10 anni.

L’approvazione della nuova legge riguarda anche i maggiorenni per i quali resterà valido il tesseramento fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana.

Questo testo è un grande sollievo per il mondo dello sport”, ha dichiarato Josefa Idem, relatrice del ddl e senatrice del Partito democratico. “E’ un importante passo in avanti per garantire maggiori livelli di inserimento dei ragazzi stranieri. La funzione sociale della legge ha un valore altissimo, perché permetterà ai ragazzi stranieri di poter essere tesserati con le stesse procedure previste per i coetanei italiani. Fino ad ora solo tre federazioni (hockey, pugilato e atletica) avevano adottato disposizioni per equiparare tali procedure. Ora si interviene per adeguare le regole a principi democratici e inclusivi”, ha dichiarato la senatrice Idem.

Anche il presidente nazionale Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti, Vincenzo Manco, si è dichiarato soddisfatto: “Un provvedimento di civiltà quello passato oggi al Senato. I bambini sono tutti uguali: viene equiparata la condizione dei minori stranieri a quella degli italiani. È un passaggio che sancisce il fattore educativo e inclusivo della proposta sportiva, permettendo l’accesso all’attività agonistica a tutti i minori, cosa che finora non era possibile”.

L’approvazione di questa legge è un riconoscimento ai sacrifici di tanti, com’è il caso dei giovani ragazzi filippini della squadra Tevere Power Zone che nel 2013 non poterono partecipare ai tornei nazionali e internazionali di bowling perché senza cittadinanza italiana. Con l’introduzione di questo nuovo testo, ragazzi come loro e tanti altri che si trovano nella stessa loro situazione, non si sentiranno più discriminati nello sport. Anche se, bisogna ricordare, che la legge suddetta non contempla le situazioni dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei tanti minori non accompagnati che vivono in Italia. Ma è comunque un piccolo passo in avanti verso l’integrazione che permette di abbattere barriere e esclusioni e che rafforza l’idea dello sport come strumento di inclusione sociale.

Cristina Diaz
(20/01/2016)

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