Mancini: piazza multietnica. I migranti si raccontano.

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Mancini come la descrivono le persone che la frequentano: “é una piazza multietnica”, dove si incontrano varie culture.
Mancini è una piazza multietnica”: così la descrive Peppe, romano di 61 anni, che viene qui insieme alla sua compagna domenicana, Flerida di 56 anni, per trascorrere il giovedì pomeriggio in compagnia della comunità latina, e non solo: domenicani, peruviani, colombiani, venezuelani, ma anche marocchini, indiani e bangladesi, si ritrovano nella piazza dopo una giornata di lavoro per rilassarsi e chiacchierare, mangiando qualcosa e bevendo una birra, il tutto condito da un frizzante sottofondo di musica latina.
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Peppe e Flerida: coppia multietnica. Lui romano, lei domenicana, frequentano piazza Mancini per trascorrere il tempo e svagarsi insieme alla comunità latina.
Peppe e Flerida si sono conosciuti nel 1992 in discoteca, per poi rincontrarsi casualmente cinque anni dopo in un bar, dove fra un ballo e l’altro è sbocciato l’amore. D’allora, vivono insieme a Fiano Romano.“Trenta chili fa” come ironicamente ci racconta Peppe, ancora non sapeva che nella tradizione culinaria domenicana ci fosse il Puerco asado, corrispettivo della nostrana porchetta. I due partner hanno saputo conciliare con il cibo e con la danza le loro culture diverse, e l’esperimento sembra riuscito. La passione per la danza che li lega non è motivo di gelosia, nemmeno quando Peppe si scatena in una bachata con l’amica Iranna.
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Peppe e Iranna si scatenano in una bachata.
“Per i domenicani i giorni lavorativi non esistono”, scherza Peppe, in realtà non è così: tante ragazze lavorano come domestiche e nei pochi momenti liberi si svagano in compagnia dei loro connazionali a piazza Mancini. Questo è il caso di Iranna, trentenne di Santo Domingo, in Italia da 4 anni. Ha molta nostalgia del suo paese e soprattutto del marito e dei due figli di 12 e 8 anni, che però la raggiungeranno fra due mesi. “Per me ricongiungermi con i miei cari è un grande traguardo insieme al fatto che adesso, a differenza del passato, la famiglia presso cui lavoro sono brave persone”. A Santo Domingo ha studiato farmacologia e spera un giorno di poter lavorare in questo campo in Italia, ammette però che “è difficile per via del riconoscimento del titolo di studio”.
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Iranna e Miguel, amici e connazionali di Santo Domingo.

I primi tempi in Italia sono stati difficili specialmente per la lingua. Anche Miguel, suo amico e connazionale, concorda. Muratore 42enne, in Italia da nove anni, racconta che nei primi tre mesi voleva tornare al suo paese, perché era difficile trovare lavoro e soffriva molto la lontananza dei suoi tre figli, che sono rimasti a Santo Domingo. Inoltre la nostalgia del calore del clima e della gente è difficile da ritrovare in Italia. Ammette che frequenta soprattutto i suoi connazionali, per ricercare quel calore e sfuggire al senso di solitudine. “In Italia la gente è più nervosa, mentre a Santo Domingo, nonostante i problemi, si cerca di stare allegri”.

A proposito di allegria Christian, peruviano di Lima di 47 anni, nei 5 anni di soggiorno in Italia cerca di trasmetterla nel suo lavoro di animatore, clown e mimo per bambini. Sono 20 anni che fa questo lavoro ma anche lui all’inizio ha trovato difficoltà per via della lingua: ricorda la sua prima animazione per bambini italiani e le sue lacune linguistiche che lo avevano reso insoddisfatto del lavoro svolto.Christian non si è arreso: lavorando con italiani ha migliorato la lingua, ma l’abitudine di frequentare soprattutto connazionali rende l’apprendimento più lento. In Italia è arrivato grazie allo zio con un contratto di lavoro subordinato, ha svolto diversi lavori manuali, dal giardiniere all’imbianchino.

Christian, peruviano di Lima da 5 anni in Italia, fa l'animatore, il clown e il mimo all'interno dello stuff di animazione Kilito Show.
Christian, peruviano di Lima da 5 anni in Italia, fa l’animatore, il clown e il mimo all’interno dello stuff di animazione Kilito Show.

L’esperienza migratoria l’ha reso più forte ma gli mancano la madre, gli amici e soprattutto la figlia di 14 anni: spera che dopo aver terminato gli studi in Perù, la ragazza possa raggiungerlo in Italia per avere un futuro migliore. Grazie alla tecnologia riesce a rimanere in contatto con la sua famiglia migrante e multietnica: la madre vive a Buenaire, 3 dei suoi fratelli sono in Olanda, in Italia ha un fratello e una sorella sposati rispettivamente con un’italiana e con un rumeno. Christian passa per piazza Mancini per promuovere la sua attività distribuendo volantini. In Perù ha studiato marketing, teatro e teologia. È cristiano avventista e frequenta saltuariamente la chiesa avventista sudamericana del quartiere Alessandrino. Nota che rispetto a cinque anni fa, gli italiani sono più diffidenti verso i migranti e tendono a pensare “gli stranieri sono tutti uguali”. Aggiunge: “io non mi sento straniero, sono stranieroriscontrando una diversità nel modo d’essere e di vivere di latini ed europei, accomunati però dalla passione calcistica, e infatti Christian è un grande tifoso del Napoli per via di Maradona.

Le persone lamentano i controlli frequenti delle forze dell’ordine a piazza Mancini “vengono almeno una volta alla settimana” racconta Peppe,  il motivo del malcontento sono i sequestri, perchè i peruviani vendono piatti tipici e birre, a prezzi bassi, ma senza autorizzazione. Non sono mancati episodi forti come il caso di una ragazza che, sorpresa senza permesso di soggiorno “è stata portata via come un sacco di patate”, prosegue Peppe, sotto lo sguardo smarrito dei suoi due figli.

Ania Tarasiewicz e Francesca Bufacchi

(7 marzo 2016)

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